Cosa ci ha insegnato il 2015 e cosa ci aspetta nel 2016?


Guardando quanto è accaduto nel 2015, possiamo individuare diverse lezioni che vale la pena considerare per il 2016:
1) I produttori di petrolio resistono più di quanto temuto. 
Tutti i produttori di gas di scisto dovrebbero essere già falliti. Perché l’offerta non è ancora collassata? Abbiamo scoperto che i costi operativi erano più bassi del previsto, sostenuti da una maggior produttività. I prezzi del greggio possono restare bassi ancora per molto, molto tempo

2) La Grecia può “allontanarsi”, ma non potrà mai uscire dall’Eurozona.
Nonostante tutti i disordini politici, il cambio di governo e il referendum, la Grecia è stata costretta ad accettare l’accordo che fu proposto inizialmente. Il governo ha fatto un passo indietro quando si è trovato di fronte ad una vera uscita dall’Eurozona. La Gran Bretagna dovrebbe prendere nota.

3) Le voci sulle riforme del mercato cinese sono state ingigantite.
Il 2015 è stato un anno caratterizzato da un intervento straordinario di Pechino sui mercati, sulla valuta e sulla macro economia. Sebbene i cinesi direbbero che stanno facendo progressi verso la liberalizzazione dei mercati, le loro azioni suggeriscono diversamente.

4) Persino Super Mario Draghi ha i suoi limiti. 
Nonostante abbia fatto la storia introducendo il programma di quantitative easing nell’Eurozona, gli investitori hanno chiuso il 2015 condannando Draghi per non aver realizzato le loro altissime aspettative di un incremento dell’allentamento monetario. Uno sguardo più attento ai dati avrebbe dimostrato che maggiori stimoli non erano comunque necessari, ma perché la logica dovrebbe prevalere sulla “pancia”?

5) I tassi di interesse statunitensi possono salire senza che ci sia un’apocalisse sui mercati. Janet Yellen ha mostrato che con una chiara e coerente forward guidance, la Federal Reserve può alzare i tassi di interesse senza creare confusione. In verità, il suo messaggio positivo ha dato vita a un rally significativo sugli asset rischiosi, sebbene temporaneo.

Ora, prevediamo una crescita globale del 2,6% per il 2016, rivista al ribasso rispetto al precedente 2,9%. Abbiamo rivisto al ribasso le stime in tutte le aree, per via di un eccesso di scorte e di una mancanza di spinta della domanda globale. Sebbene i benefici dei prezzi bassi del greggio continueranno a sostenere la spesa dei consumatori, l’inflazione aumenterà e gli effetti positivi del petrolio svaniranno nel corso del 2016. Circa i Mercati Emergenti, la Cina continuerà a rallentare nel 2016, ma segnali di stabilizzazione in Russia e Brasile si tradurranno in un anno migliore per i BRIC. Le previsioni di crescita per l’economia globale nel 2017 si assestano al 2,8%, con un rallentamento nelle economie avanzate in risposta alla stretta monetaria negli Stati Uniti, mentre la crescita dei Mercati Emergenti sarà marginalmente superiore.
Essendosi focalizzata sulla maggior stabilità del tasso core di inflazione, la Federal Reserve ha alzato i tassi lo scorso dicembre. Ci aspettiamo che il tasso dei Fed Funds aumenterà all’1,25% entro fine 2016 e dal 2% entro fine 2017, quando raggiungerà i massimi. Per quel che concerne la BCE, sebbene possa esserci un’ulteriore estensione del programma di QE, ci aspettiamo che l’allentamento monetario terminerà nel marzo 2017 e che la BCE lascerà i tassi invariati fino alla fine di quell’anno.

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