Come proteggere il portafoglio dai venti di guerra?


Che i tempi siano incerti è un dato di fatto. “I mercati si sono abituati a vedere focolai bellici in una consistente parte dell’emisfero”, taglia corto Luca Pierazzi, managing partner di Advance Corporate Finance. Le recenti tensioni internazionali - dal Medio Oriente alla Libia fino all'Ucraina - mettono a rischio la stabilità delle scelte di investimento, che l'azione della BCE sembrava aver posto al sicuro. Ma dai possibili shock energetici alle conseguenze per azioni, bond e valute, quale l'incognita numero uno? Al Salone del Risparmio, alcuni esperti geopolitici e operatori di mercato si sono confrontati per capire le migliori strategie a difesa del portafoglio e cogliere le opportunità per i risparmiatori. “È indubbio che qualche problema per gli investitori c’è, ma è anche vero che finora l’allarme è stato basso, anche grazie alla grande liquidità che cerca di mitigare queste situazioni e tranquillizzare gli investitori”, continua Pierazzi.

Al tavolo dell’incontro intitolato “Dall’Isis all’Ucraina: proteggere il portafoglio dai venti di guerra” ci sono anche Germano Dottori, dell’Università Luiss Guido Carli, Carlo Pelanda, economista ed esperto di geopolitica e Arturo Varvelli dell’ISPI.  Ed è proprio Varvelli a raccontare dell’ultimo sondaggio commissionato insieme a RaiNews e IPSOS, che snocciola dati preoccupanti sulla percezione degli italiani: “Se prima delle vacanze natalizie la crisi economica era percepita come la minaccia più pericolosa, adesso il dato essenziale è che, dopo gli ultimi attentati di Parigi e Tunisi, il terrorismo internazionale fa più paura della stessa crisi economica”. Ma non c’è solo l’Isis a preoccupare. Se da una parte c’è la situazione ucraina e la probabile insolvenza del debito del Paese, dall’altra si evidenziano segni di instabilità politica ed implosione economica della Russia che rischiano da est a ovest, di contagiare l’Europa.

In un quadro molto meno prevedibile, dunque, come si muovono i denari? Secondo Carlo Pelanda “per gli investitori le aeree del mondo su cui scommettere si restringono. La globalizzazione è messa a rischio e un bravo investitore deve guardare un po’ le mappe geografiche e avere un buona dimestichezza con le informazioni geopolitiche. Le uniche aree che resteranno costanti in prospettiva, ed intendo un tempo di almeno 10 anni, saranno l’Europa e gli Stati Uniti attraverso una convergenza euro-dollaro. In tutto il resto del mondo non ci andrei”. “Se dovessimo rinunciare a investire in Marocco, Egitto, Siria o Giordania non ci cambierebbe nulla. Si tratta solo di una percentuale al di sotto dello zero del nostro portafoglio. Il 90% degli investimenti che facciamo rimangono in Europa, Usa, Cina e Corea, mentre il 10% va ai Paesi emergenti”, ha detto Pierazzi. “Il tema semmai è un altro: come influiscono questi eventi in ambienti dove c’è un Nasdaq? Con l’attuale inondazione di liquidità sarà difficile che ci siano avvenimenti così forti da danneggiare i mercati”, conclude il managing partner di Advance Corporate Finance.

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