Cinque aspetti macro che domineranno il mercato nel 2017


Dopo anni di inflazione bassa o inesistente, politiche di austerità nei Paesi sviluppati e politiche monetarie generalmente accomodanti, sembra che il 2017 riserverà non poche novità per quanto riguarda lo scenario macro. Esperti di società di gestione internazionali hanno individuato i punti che, con ogni probabilità, domineranno il mercato durante l’anno nuovo.  

#1 Ritorno dell’inflazione

Michael Hasenstab, vice presidente, codirettore e gestore di portafoglio del dipartimento obbligazionario internazionale del Franklin Templeton Fixed Income Group, sostiene che l’inflazione aumenterà negli USA soprattutto per via delle pressioni salariali in rialzo, in un mercato del lavoro caratterizzato praticamente dalla piena occupazione, che saranno rafforzate da una politica monetaria ancora accomodante e una politica fiscale più espansiva. L’esperto prevede che l’inflazione generale superi il 3% all’inizio del 2017.

Hasenstab si aspetta anche “una escalation della spesa pubblica da parte dell’amministrazione entrante, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture, il che si aggiungerebbe alle pressioni inflazionistiche esistenti, oltre a fornire una spinta alla crescita e aumentare probabilmente il ritmo delle emissioni di Treasuries”.

“Le tendenze di reflazione rendono indispensabile l’adozione di un approccio flessibile e senza limiti rispetto all’obbligazionario”, afferma Monica Defend, head of global asset allocation research di Pioneer Investments. Secondo la società che “l’effetto Trump” favorirà “le operazioni basate sulla reflazione che possano eseguirsi su u ampio spettro di strategie di investimento nell’obbligazionario dei mercati mondiali”. Defend esprime preferenza per le obbligazioni indicizzate all’inflazione di USA e zona euro, perché “continuano a scontare un modello d’inflazione particolarmente bassa” e aggiunge che “la curva dei titoli del Tesoro degli USA sarà sempre più positiva in un contesto di miglioramento dei fondamentali macroeconomici, visto che probabilmente si entrerà in un nuovo regime di politica fiscale espansiva”.

Per il 2017, Monica Defend indica che “il dollaro statunitense potrà contare sul sostegno del processo di normalizzazione dei tassi di interesse della Fed e della fase attuale di mancanza di sincronizzazione tra le politiche delle Banche centrali, che potrebbe intensificarsi se l’effetto Trump genererà crescita economica e inflazione”.

#2 Crescita globale potenzialmente più solida

Partendo dalla premessa della reflazione, Monica Defend sostiene che le asset class più avvantaggiate potrebbero essere l’azionario globale, statunitense e asiatico, mentre il miglioramento della zona euro dovrebbe essere meno pronunciato, per via delle prospettive di crescita più moderate e della persistenza del rischio politico. “Ci interessa molto anche l’azionario del Giappone; il Paese, infatti, si sta rivelando lo scenario di esperimenti per promuovere la crescita e l’inflazione, e le turbolenze politiche interne sembrano più contenute”, aggiunge.

Gli esperti di Allianz GI affermano che il principale contributo alla crescita globale verrà ancora dalla Cina, tenendo però presente che consumerà meno materie prime per uso industriale rispetto al passato e “più petrolio e soft commodities, vista la rapida urbanizzazione”.

Anche se la posizione di capitale cinese rimarrà una preoccupazione, dalla società di gestione tedesca prevedono che la politica “one belt, one road (versione moderna della Via della Seta) potrebbe essere il nuovo Piano Marshall di cui ha bisogno il mondo dopo la crisi finanziaria globale”. “Con l’India e l’Indonesia coinvolte in un significativo percorso di progresso in materia di riforme, l’Asia offre il miglior equilibrio di crescita e investimento”.

#3 Rischi geopolitici

Gli esperti di Allianz GI individuano due tendenze: da un lato, la possibile ondata di deregolamentazione; dall’altro, l’ascesa del nazionalismo e del populismo. In vista delle elezioni in Francia e Germania, dalla SGR avvertono che “la politica dovrebbe continuare a essere una delle varianti chiave da considerare nell’investimento”. Data la possibilità che alcuni governi aumentino la spesa pubblica, dalla società indicano che “le infrastrutture locali e la spesa per la difesa focalizzeranno l’attenzione di molti Paesi nei prossimi anni”.

“Anche se prevediamo una crescita economica leggermente più solida nel 2017, notiamo comunque diversi rischi strutturali come quello che si commettano errori politici, l’elevata esposizione al debito delle economie globali e i rischi geopolitici, specialmente in Europa, dove il calendario politico è molto fitto”, aggiunge Monica Defend. L’esperta raccomanda di “ampliare le fonti di diversificazione e incorporare strategie di copertura”, e in questo senso commenta che “l’oro potrebbe aiutare ad attenuare i possibili picchi di volatilità, così come gli asset immobiliari in modo più generale, che potrebbero offrire protezione rispetto all’inflazione e avere una minor correlazione con asset class tradizionali, cosa che risulterebbe utile in fasi di stress dei mercati”. 

#4 Più selezione negli emergenti

L’esperto di Franklin Templeton afferma che “si osservano ancora variazioni significative tra economie vulnerabili e altre più forte negli emergenti”. Sul possibile impatto negativo dell’amministrazione Trump, Hasenstab evidenzia i messaggi protezionistici del neo presidente si sono moderati considerevolmente, quindi “ci sono vari scenari nei quali le attuali conseguenze su economie emergenti specifiche prodotte dalle correzioni nelle politiche commerciali potrebbero essere minime o insignificanti”.

Inoltre, Hasenstab spiega che vari Paesi emergenti hanno già attraversato numerose difficoltà negli ultimi anni che li hanno in un certo senso preparati e adesso le loro economie sono più resistenti agli shock esterni. “Durante i periodi di incertezza nel breve termine, i mercati tendono a sopravvalutare i fattori potenziali di politica statunitense e a sottovalutare quelli domestici, più importanti, in questi Paesi”, aggiunge l’esperto, che prevede quindi che le valutazioni riflettano di nuovo adeguatamente i fondamentali sottostanti nel lungo termine in queste economie.

#5 Equilibrio del petrolio

Gli esperti di Allianz GI prevedono che l’offerta e la domanda del petrolio ritrovino l’equilibrio nel 2017: “Un leggero aumento del prezzo del petrolio nel 2017 dovrebbe promuovere l’investimento nel greggio e l’inflazione globale, ma crediamo che non innescherà un nuovo boom dello scisto negli USA”. Allo stesso tempo, anticipano che “l’offerta continuerà a essere sotto pressione a causa della situazione geopolitica tesa in Medio Oriente, America Latina e Africa”.

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