Cina, sesto taglio dei tassi di interessi in undici mesi


"È ormai chiaro a tutti che la Cina ha attivato una politica monetaria di allentamento senza quartiere", commenta Anthony Doyle, investment director del team Retail Fixed Interest di M&G Investments, a margine della decisione della People’s Bank of China dello scorso venerdì di ridurre i tassi di interesse di 25 punti. "Questa decisione di tagliare ancora i tassi è un ulteriore forte segnale dato ai mercati che il governo vuole dare sostegno al rallentamento economico della nazione. Ad oggi, non è chiaro se il passaggio della banca centrale a una politica monetaria di allentamento abbia sortito grandi effetti sull’economia reale", si chiede l'esperto. "Ancora più importante il fatto che il coefficiente di riserva per le banche sia stato tagliato tra lo 0,5 e l’1%, liberando così ancora più liquidità per stimolare gli istituti finanziari a prestare".
 
Sembra solo questione di tempo prima che la People’s Bank of China tagli ancora i tassi. Tuttavia, il governo cinese ha posto enfasi sul fatto che la crescita economica di per sé non è una priorità assoluta come in passato, e che sarebbe preferibile una crescita magari più lenta, ma di migliore qualità, e meno dipendente dalle esportazioni. Probabilmente, "l’area che beneficerà di più delle decisioni di oggi sarà il mercato azionario, che se lasciato senza controlli potrebbe porre un rischio per i mercati finanziari globali in un futuro non troppo remoto”, spiega Doyle.

La PBoC introduce una programma simile al LTRO

Inoltre la People Bank of China (PBoC) ha annunciato l’intenzione di estendere il suo piano di rifinanziamento da due a undici province. Il meccanismo funziona in modo simile al programma LTRO (Long Term Refinancing Operation) della BCE, in cui le banche impegnano i propri crediti come collaterale a garanzia della liquidità concessa dalla PBoC, con un haircut. Dopo il primo piano pilota dello scorso anno nelle provincie di Shandong e Guangdong, la PBoC ha deciso di estenderlo ad altre nove province. Per Aidan Yao, senior Emerging Asia economist di AXA IM "la banca centrale disporrà così di uno strumento supplementare per regolare la liquidità interna e determinare i tassi d’interesse (intervenendo sugli haircut applicati ai vari collaterali)". Le tradizionali iniezioni di liquidità, effettuate abbassando il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR), sono svantaggiose per le banche più piccole, perché hanno meno depositi. Sebbene quest’anno la PBoC abbia nettamente ridotto il RRR specificamente per le piccole banche, è necessario un maggiore sostegno perchè questi istituti inizino a concedere più crediti alle PMI. In questo senso, il nuovo strumento farà la differenza, consentendo alla banca centrale di essere più precisa e selettiva nelle proprie manovre di stimolo".

Non chiamatelo QE

Il programma ha il potenziale di aumentare in misura significativa la base monetaria, ma la PBoC procederà con cautela nella sua implementazione. "Non condividiamo la tesi secondo cui la Cina starebbe realizzando QE di proporzioni massicce, per il semplice fatto che gli strumenti monetari di tipo convenzionale a disposizione non sono affatto esauriti: la PBoC non ha bisogno di ricorrere ad un QE. Crediamo invece che la motivazione principale di questa scelta sia il desiderio di avere a disposizione uno strumento capace di fornire un sostegno finanziario in maniera più mirata", conclude l'economista di AXA IM.

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