Cina, la politica supporterà il mercato azionario


Dalla Grecia alla Cina. Sul mercato azionario di quest’ultima, infatti, è scoppiata una bolla speculativa. Che porta con sé un grosso rischio di contagio sul listino di Hong Kong e su altri mercati azionari asiatici. Sui mercati, quindi, e di conseguenza sui portafogli, la volatilità è elevata, con ricadute sui mercati delle commodity. I motivi del crollo sono molteplici. Sta di fatto che l’azionario cinese va giù questo mese: il mercato onshore delle azioni A-share ha perso poco più del 18% finora a luglio e circa il 30% dal picco raggiunto a metà giugno. Inoltre, il mercato delle azioni H-share quotate a Hong Kong è sceso del 14% finora questo mese e di circa il 25% dal picco di fine maggio.

Ma l’Asia Investment Team di Union Bancaire Privée si dice positivo. "Quest’anno, in seguito al recente rally dei mercati azionari A-share e H-share da inizio aprile, il Governo cinese ha cercato di calmare il mercato. La settimana scorsa, infatti, il regolatore ha attuato alcune misure restrittive sulle margin call, che secondo noi sono state eccessive e hanno impattato in maniera negativa sul sentiment di mercato. Ciò ha spinto il mercato a un brusco calo e le restrizioni hanno dato il via a una forte spirale al ribasso. Questo calo violento ha costretto il governo cinese a cambiare rapidamente la propria posizione e a iniziare a dare supporto al mercato delle azioni A-share introducendo, dal 7 luglio varie misure”. Che sono: la costituzione, da parte dei 21 broker principali del Paese, di un fondo da 120 miliardi di yuan per stabilizzare il mercato, che si è impegnato a non vendere azioni fino a quando l'indice di Shanghai sarà inferiore a quota 4.500.

Reazione esagerata?

L’impegno da parte della China Mutual Fund Association e di circa 200 fondi ad acquistare azioni. L’annuncio da parte di Huijin (entità centrale del Governo che detiene quote nelle banche di grandi dimensioni) che ha acquistato e continuerà ad acquistare ETF. La sospensione volontaria da parte di 28 aziende dei progetti di quotazione in borsa e interruzione di tutte le IPO delle azioni A-share in futuro. Il nuovo incoraggiamento delle attività a margine con la China Securities Finance che aumenterà la sua base di capitale da 24 a 100 miliardi di yuan. Tuttavia, negli ultimi due giorni, una serie di società ha deciso di sospendere gli scambi per evitare un sell-off dettato dal panico, facendo sì che oltre il 50% dell’intero mercato azionario sia fermo.

La borsa di Shanghai e quella di Shenzhen hanno 2.776 titoli quotati e oltre 1.400 titoli sospesi dagli scambi, a oggi. Ciò non ha avuto solo un impatto negativo sul sentiment degli investitori, ma li ha anche spinti a vendere sul mercato offshore (H-share) a causa della mancanza di liquidità sull’azionario onshore, spingendo al ribasso l’indice Hang Seng di circa il 5,8%. Precisano: “a nostro avviso, il mercato ha avuto certamente una reazione esagerata a questi eventi recenti e le azioni quotate a Hong Kong sono ora in territorio di ipervenduto. Poiché questa situazione è strettamente dovuta al sentiment, è difficile calcolare la tempistica esatta, ma riteniamo che il mercato si potrebbe stabilizzare entro la fine di questa settimana, non appena diminuirà la pressione sui margini. A causa dell’attuale contesto di ipervenduto, manteniamo nei nostri fondi una posizione sovrappesata su Hong Kong/Cina e stiamo cercando di comprare titoli di aziende con fondamentali forti”.

Mini bolla sui listini: tra incertezze e preoccupazione

Secondo Juan Nevado, manager dei fondi M&G Prudent Allocation e M&G Dynamic Allocation: “i dati economici cinesi si sono indeboliti in questi ultimi mesi, con il rallentamento dell’export da un anno a questa parte e un PIL che, stando alle stime, si è contratto trimestre dopo trimestre. Si tratta quindi di una reale preoccupazione circa i fondamentali economici del Paese. Di fatto, la price action dell’azionario cinese è sembrata piuttosto confusa, con dei rally fino a poco fa anche quando la crescita stava già rallentando. Una spiegazione possibile potrebbe essere l’allentamento della politica monetaria fatto senza però consentire una svalutazione. Lo Yuan è sembrato troppo costoso finora. E questo significava che, mentre i politici hanno iniettato liquidità sul mercato nazionale, questa non lasciasse il Paese, costruendo una mini bolla sui listini cinesi (A Shares)”.

Quindi cosa ha fatto esplodere la bolla? Secondo gli esperti non è particolarmente chiaro. Un fattore a cui comunemente si dà la colpa di aver improvvisamente richiamato l’attenzione sulla Cina è la stretta della PBoC negli ultimi mesi sui ‘margin loan’, il processo con cui molti investitori cinesi hanno preso a prestito denaro dai broker d’investimento per investire. Continua: “con tale incertezza al riguardo su quanto stia realmente accadendo sui mercati cinesi in questi giorni, per il momento non siamo inclini ad agire. Tuttavia, stiamo seguendo la situazione con attenzione, consapevoli che questo abbia il potenziale di diventare uno sviluppo significativo, probabilmente molto più importante di un’eventuale Grexit, tra cui il possibile contagio sul listino di Hong Kong e su altri mercati azionari asiatici. I dati sulle esportazioni dei vicini della Cina mostrano una netta correlazione con il suo indebolimento”. Comunque, il potenziale impatto sulle economie ancora più lontane è meno ovvio; in particolare, gli Stati Uniti sembrano ancora solidi parlando di fondamentali, si tratta quindi di una preoccupazione circa la crescita asiatica piuttosto che una preoccupazione per la crescita a livello globale.

Il governo supporterà i mercati azionari

Commenta Sean Taylor, CIO APAC di Deutsche Asset & Wealth Management: “le margin call sono in corso e la pressione sugli investitori è in aumento. Inoltre gli effetti a catena potrebbero scaturire da imprese che vendono i titoli classificati nei loro bilanci come “titoli per la negoziazione'. Le perdite da loro realizzate saranno registrate come perdite in conto economico, come già avvenne in Cina nel 2008 dopo la crisi finanziaria”. Le Autorità cinesi potrebbero contrastare lo scenario di perdere il controllo del mercato azionario con un massiccio stimolo fiscale, come si è visto nel 2008. Una tale crescita alimentata da un indebitamento avrebbe implicazioni negative sul lungo termine.

“Questo non è il nostro scenario base. Crediamo che sia più probabile uno sforzo coordinato da parte del Governo che incoraggi le agenzie governative a fare acquisti sul mercato”, continua Taylor. Che aggiunge: “a medio termine, il contesto politico supporterà i mercati azionari cinesi. La politica monetaria non è espansiva in Cina ma può diventarlo. Ci aspettiamo che queste pressioni sui mercati continuino nel corso dell’estate e in autunno cercheremo delle opportunità di acquisto. Siamo tatticamente neutri all’interno dei nostri portafogli esposti sui mercati asiatici emergenti (ma strategicamente in sovrappeso), e credono ancora che ci possano essere alcune opportunità di acquisto nei prossimi mesi. Le azioni H potrebbero ottenere una certa stabilità dagli investitori esteri, che finora non è stata tuttavia abbastanza significativa per interrompere lo slancio delle vendite”, aggiunge e conclude: “controlleremo con attenzione gli sviluppi in Cina che potrebbe avere conseguenze negative sulla produzione globale, se la volatilità del mercato azionario si estendesse all’economia reale”.

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