Cina e Brasile, cosa devono aspettarsi gli investitori


Quando si tratta della gestione dell’universo emergente è necessario contestualizzare, procedere a un’analisi esaustiva e non precipitarsi nel prendere decisioni. A dirlo è Mauro Ratto, head of emerging markets di Pioneer Investments e responsabile del Pioneer Funds – Emerging Markets Bond, prodotto che vanta il rating Blockbuster Funds People. “Seguo il processo d’investimento e ho piena fiducia nell’analisi realizzata dai miei economisti macro, perché grazie al loro lavoro posso limitare al massimo i miei errori”, commenta l’esperto.

“Quando penso a quello che sta succedendo in Corea del Nord o in Brasile, o ai rischi che fanno vacillare la stabilità dell’Unione Europea penso anche che si tratta di problemi che affrontiamo ogni anno. La situazione attuale non è poi così diversa da quella già affrontata in passato. Si tratta di elementi che fanno parte della realtà che dobbiamo affrontare, non è qualcosa che non ci fa dormire la notte”, sostiene Ratto.

Cosa aspettarsi dal Brasile?

Molte delle domande che Mauro Ratto ha ricevuto ultimamente dai suoi clienti riguardano lo scandalo di corruzione in cui è coinvolto il presidente brasiliano Michel Temer. L’esperto ritiene che la situazione sia “in grado di cambiare l’intera fotografia del Brasile”, riferendosi alla possibile interruzione del programma di riforme implementato da Temer. Inoltre, il Brasile ha mostrato in questa prima metà del 2017 segnali di un buon momento economico, in parte grazie al controllo dell’inflazione e la riduzione dei tassi di interesse messi in atto dalla Banca centrale del Brasile. “Fino a qualche anno fa, i tassi reali erano molto alti e il settore dei consumi era particolarmente indebitato, quindi se l’inflazione e i tassi diminuivano lo faceva anche il costo del debito e questo voleva dire un recupero del potere d’acquisto. È quanto sta succedendo adesso in modo molto evidente”, spiega Ratto.

Per dare un’idea agli investitori di quello che potrebbe accadere, il gestore ricorda che nell’universo emergente le valute sono di solito la prima asset class a reagire di fronte a una crisi: “Se il real dovesse scendere di un 20% ci sarà un’impennata dell’inflazione nei 12 mesi a venire. Questo costringerà la Banca centrale a fare un passo indietro nella sua posizione difensiva, dovendo inasprire le condizioni, com’è successo in Messico”. La differenza è che l’impatto per il Brasile sarebbe più netto di quello vissuto dal Messico “per la situazione del debito, sia pubblico sia privato”.

Nonostante queste prospettive, l’asset allocation sul Brasile rimane quella preponderante nel portafoglio di Pioneer Funds - Emerging Markets Bond, anche se il team di gestione ha adottato alcune misure per proteggere l’esposizione, come l’acquisto di CDS. Le obbligazioni brasiliane in portafoglio sono principalmente corporate, di società esportatrici con buoni fondamentali e posizionate per trarre beneficio da un crollo del real.

Il portafoglio presenta anche obbligazioni indicizzate all’inflazione che attualmente offrono un 5% in tassi reali: “Riteniamo che la macro si indebolirà se Temer andrà via, perché sarebbe la conferma della debolezza della valuta e la conseguente reazione della Banca centrale. Se si persuade il mercato che il Brasile può controllare l’inflazione, queste obbligazioni possono scendere al 4% o al 3%”, conclude Ratto.

Che sta succedendo in Cina?

Un’altra area che suscita molte domande è la Cina e la sua stabilità finanziaria. “La Cina può sostenere il suo debito per un po’ più di tempo. A nostro giudizio, non si produrrà una crisi del debito nei prossimi 12 mesi”, afferma il gestore. L’esperto si basa sul fatto che la maggior parte del debito del Paese si trova nel territorio domestico: “Anche quando si analizza l’alto livello di indebitamento del settore corporate, la gran parte dello stesso si riferisce a compagnie statali”.

Un elemento cui gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione, secondo Ratto, è l’indebitamento del settore immobiliare ma fa una precisazione: “Sappiamo che le crisi immobiliari sono sempre uguali, non importa se si producono in Irlanda, Spagna o Cina. Ma la situazione è leggermente diversa questa volta, perché il volume di inventari è più basso, di conseguenza la prossima crisi dovrebbe essere più lieve dell’ultima”.

Per l’esperto, il grande problema che affronta la Cina attualmente ha a che fare con la direzione futura delle sue politiche economiche, “perché è chiaramente impossibile mantenere la crescita nel contesto attuale”. Da Pioneer prevedono uno scenario di calma fino alla celebrazione del XIX Congresso del Partito Comunista, dopo il quale, probabilmente, le autorità cinesi abbasseranno le aspettative sulla crescita futura: “Il fattore demografico sta diventando negativo, e non disporranno più di una popolazione in rapida crescita. Possono sostenere un incremento tra il 4% e il 5% che gli permetterebbe di mantenere o elevare il reddito disponibile per la popolazione. Facendolo, riuscirebbero a tenere a freno la crescita del credito, perché una delle ragioni per cui si stanno indebitando massivamente è per mantenere la crescita attuale”, riassume Ratto.

Per quanto riguarda l’evoluzione della divisa, che tanti problemi ha causato per via delle svalutazioni dell’estate del 2015 e dell’inizio del 2016, la previsione del manager è che la valuta continuerà a mostrare stabilità e che le autorità non consentiranno una grande svalutazione. L’esperto ritiene che “da un punto di vista fondamentale, il renminbi deve svalutarsi”. E spiega che nel caso in cui la Cina decidesse di aprire il suo conto capitale “si produrrà un enorme deflusso di capitali che metterebbe pressione sul renminbi” e la moneta “dovrebbe essere scambiata tra l’8 e il 10% in meno”. Tuttavia, Ratto pensa che uno dei pilastri della strategia della Cina è mantenere la valuta stabile all’interno del sistema in cui è scambiata oggi: “Se si inizia a svalutare a un ritmo del 10%, potrebbe scatenarsi qualche tipo di guerra commerciale contro gli Stati Uniti”, conclude l’esperto.

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