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Cigni neri in vista?


Avete già avuto modo di guardare i movimenti dell’indice tedesco Dax, del Bund decennale e di quello trentennale delle sedute del 3 e 4 giugno? E’ come se si vedesse un maratoneta correre più veloce di un centometrista in pista all’ultimo giro. Se coprissimo il nome del sottostante, sfido chiunque a dire che non si tratta di tre indici azionari , di cui uno in particolare (il trentennale) relativo ad un qualche indice di Paese emergente. Questo, infatti, ciò che è successo negli ultimi cinque giorni di Borsa all’indice tedesco e al suo titolo di Stato.

Hanno forse cambiato le regole del gioco, verrebbe da chiedersi? Se guardassimo anche l’indice Nikkei, l’ampiezza del movimento del Bund risulterebbe ancora più eclatante. Leggo e rifletto su molte analisi e spiegazioni che in queste ore vengono fornite in abbondanza dalle maggiori case di investimento, però permettetemi di levarmi un piccolo sassolino dalla scarpa, perchè quando ad inizio anno dicevo che le obbligazioni governative erano un posto pericoloso dove investire, molti sorridevano e quando sostenevo che la situazione greca fosse un po’ sottovalutata , mi sembrava ci fosse un eccesso di ottimismo.

Ora siamo giunti al momento della verità, con altre anomalie sui nostri monitor. Due per tutte: il dollaro americano in discesa e i bond periferici che “stringono”. Ma perchè, se si teme davvero che la Grecia faccia default ed esca dall’euro? Credo che ad entrare in gioco in questi momenti di turbolenza per i mercati sia proprio la psicologia degli investitori, che si ostina a credere (non può permettersi forse di fare altrimenti) che sotto sotto un accordo con il governo Tsipras verrà trovato. Anche il sottoscritto naturalmente pensa e spera in cuor suo che vada così. Ma si tratta di una speranza fondata su una base di analisi razionale? 

Il ricordo del fallimento di Lehman Brothers – nonostante tutti i libri, le pellicole che anche recentemente si sono ispirati a quella nota vicenda -  comincia a non essere più sufficiente a ricordare cosa accade generalmente quando si verifica il worst case scenario. E’ come se nessuno volesse più nemmeno pensare di ritrovarsi in mezzo ad una situazione del genere, che tanto è costata sotto tanti punti di vista.  Per tale motivo è un esercizio estremamente doloroso andare ad analizzare proprio il worst case scenario, sempre comunque migliore del cigno nero che, diversamente e come suggerisce la metafora stessa da cui prende il nome, è imprevedibile.

Proviamoci comunque, per dire subito che il primo caso potrebbe essere rappresentato da un default della Grecia con la sua conseguente fuoriuscita dall'euro. Un fenomeno che metterebbe in seria difficoltà la popolazione greca che probabilmente si troverebbe a vivere un incubo come quello vissuto dall’Argentina nei mesi successivi al default del 2001. Anche il peso argentino infatti era agganciato al dollaro americano uno a uno, pur avendo il debito in dollari americani.
Con un’eventuale ritorno alla dracma, credo che i greci si vedrebbero immediatamente ridimensionare il proprio potere d’acquisto, pur tuttavia, l’altro lato della medaglia sarebbe rappresentato  dal fatto che, a quel punto, diventerebbe talmente a buon mercato avere una casa in una delle isole dell'arcipelago ellenico, che probabilmente la Grecia avrebbe un boom turistico da far invidia e i capitali in valuta forte con i quali rimpinguare le riserve valutarie comincerebbero a rientrare, offrendo all’economia la possibilità di riprendersi.

Quello che  per noi investitori, invece, potrebbe delinearsi come un vero e proprio incubo è se la speculazione dovesse andare a "grattare la pancia" alla BCE per testare le possibilità di scommettere contro qualche Paese periferico di ben altra rappresentatività rispetto alla Grecia (il pensiero corre subito a Italia o Spagna) magari in un momento in cui ci sono segnali di ripresa (che in Spagna sono ben più evidenti ora). In tale ipotesi, non riesco neppure a pensare quale potrebbe essere il cigno nero del momento e le eventuali e gravissime conseguenze sui mercati finanziari. Nel mese di maggio, consigliavo di inserire in portafoglio fondi Market Neutral che hanno proprio l'obiettivo di essere decorrelati dai mercati. Potrebbero essere un'ottima arma di protezione se il gestore scelto è uno di quelli in grado di fare bene il suo lavoro. Analizzando la performance di questo comparto  nell'ultimo mese, direi che la scelta è stata assolutamente incoraggiante, visto che il ritorno medio dei fund manager selezionati si aggira intorno all'1 % contro il meno 3 % medio dei fondi obbligazionari.
Consiglio quindi di provare ad affrontare l'immediato futuro aumentando ulteriormente questo tipo di asset class, a discapito della parte obbligazionaria.
 

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