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CFO SIM, il bail-in rende più sicuri gli intermediari vigilati non bancari


Il gruppo sta valutando diverse opzioni per crescere nel business tradizionale. Intanto l’AD Andrea Caraceni fa sapere che in questa fase realtà come le Sim escono rafforzate rispetto alle banche.

Nel 2014 CFO SIM e Seven SIM hanno unito le forze per dare vita a una nuova realtà indipendente focalizzata sul family office, con 1.072 miliardi di asset ripartiti tra 221 clienti e 8 milioni di euro di patrimonio netto. Quali sono i numeri oggi?
I numeri hanno tenuto, anzi sono migliorati: a fine 2015 le masse erano 1,2 miliardi, i clienti sostanzialmente in linea e il patrimonio netto accresciuto. L’anno scorso è inoltre nato il gruppo CFO che comprende anche una “fiduciaria dinamica”: una SIM che è al tempo stesso fiduciaria e a fine anno aveva masse in gestione per altri 140 milioni e 190 clienti.

Questa operazione è stata il punto di partenza per una crescita che si svilupperà sul fronte dimensionale da un lato e dell’ampliamento dell’offerta dall’altro. Come stanno andando le cose e su cosa state lavorando? Quali sono i progetti futuri tra Sicav, fondi pensione, servizi assicurativi...
Nel 2014 abbiamo lavorato per l’acquisizione della fiduciaria, nella prima metà del 2015 al lancio di Timeo Neutral Sicav in Italia e nel secondo nel lancio dei servizi di equity capital markets. I nuovi comparti della Sicav hanno raccolto 20 milioni e hanno iniziato il 2016 con ottime performance; sono stati inoltre chiusi alcuni importanti accordi di distribuzione. Sul fronte ECM abbiamo quotato sull’AIM due imprese destinate a passare al listino principale: Piteco e Glenalta Food, una spac focalizzata sul settore alimentare. Borsa Italiana ci ha riconosciuti Specialist e nei prossimi mesi diventeremo anche Nomad.

Dal punto di vista strategico che obiettivi vi siete posti?
Per il capital markets abbiamo già una pipeline di operazioni sia su AIM sia OTC, e Sicav e Fiduciaria ci daranno parecchio lavoro; stiamo valutando diverse opzioni per crescere nel business tradizionale: la gestione e la consulenza sui patrimoni per HNWI. Rimane fermo l’interesse ad ampliare i servizi, laddove si presentino  opportunità.

Come si sta sviluppando il mercato del family office in Italia?
È un mercato complesso, con operatori molto diversi tra loro per forma, emanazione e regolamentazione. È in stampa un trattato patrocinato dall’Aipb (Associazione Italiana Private Banking) che cerca di sistematizzare tutto il settore del wealth management al quale siamo stati chiamati a collaborare per definire una tassonomia degli operatori nazionali. L’avvento del bail-in rende in molti casi più sicuri gli intermediari vigilati non bancari, come le Sim, che ne escono rafforzate rispetto alle banche.

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