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Caro investimento, quanto mi costi?


Commento a cura di a cura di Marco Jean Aboav, macro portfolio manager in MoneyFarm.

Siamo rientrati dalle vacanze, i ragazzi tornano a scuola e anche noi torniamo alla routine quotidiana pensando ai prossimi mesi. In un certo senso facciamo lo stesso con le nostre finanze e per questo, nel mese di settembre, è piuttosto comune assistere a una crescita dell’interesse per il mondo del risparmio e le sue soluzioni.

D'altronde ci lasciamo alle spalle un’estate ricca di eventi importanti: prima la Brexit con la volatilità schizzata alle stelle nei giorni immediatamente successivi al referendum, poi la Bank of England che si è aggiunta al club delle banche centrali con una politica monetaria accomodante e infine gli asset rischiosi che hanno portato rendimenti interessanti con bassa volatilità.

In molti ora si chiedono quindi cosa fare con i propri risparmi considerando che i tassi di interesse a livello globale sono anche più bassi se confrontati a quelli di 6 mesi fa, e che molte asset class sono difficili da valutare, a causa della presenza di una politica monetaria espansiva che ne modifica i fondamentali. Gli investitori saggi riconoscono la fragilità dell’attuale quadro macro e intervengono sull’unica cosa che possono controllare: minimizzare i costi per ottenere risultati migliori nel lungo termine. Così come in una grande azienda si possono ottenere profitti più alti tagliando semplicemente i costi anziché battere i competitor sul terreno del fatturato, altrettanto possono fare gli investitori, soprattutto in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo.

Dati alla mano: come cresce il rendimento se si riduce il peso delle commissioni

Nel mondo dell’azionario, negli ultimi 3 anni, il rendimento annuale in dollari di un indice ben diversificato come l’MSCI World è stato dell’8%. Ipotizziamo un rendimento annuale come quello degli ultimi 3 anni (previsione parecchio ottimistica per alcuni investitori) e carichiamoci un 2% di commissioni annue in un orizzonte temporale di 5 (che in alcuni Paesi europei è ancora la norma per gli investitori). In questo modo dovremmo ottenere un rendimento del 34%. In apparenza un buon risultato. Ma cosa succede se si abbassano le commissioni dell’1%? In questo caso il rendimento sale al 40.4%, quindi molto di più di quanto ci si possa aspettare per effetto della capitalizzazione composta, la regola d’oro degli investimenti!

Se facessimo lo stesso esercizio con un orizzonte temporale di 15 anni, otterremmo un rendimento del 144.6% con una commissione pari al 2%, e un rendimento del 177% con commissioni più basse, all’1%. Ecco perché diciamo che riducendo il peso delle commissioni il quadro cambia considerevolmente.

Forse l’ipotesi di rendimento si discosterà un poco dalla previsione, forse un consulente finanziario o un servizio di gestione dei risparmi non chiederà una commissione del 2%, ma  l’unica certezza è che il risultato dell’abbassamento dei costi dell’investimento in un’ottica di lungo periodo è impressionante.

Con i tassi attuali sempre più bassi, sembra quindi irresponsabile pagare commissioni annuali del 2-3%, consderando  che i rendimenti degli asset più rischiosi si aggireranno realisticamente intorno al 3-5% all’anno, ancora per molti anni. L’adozione in massa di soluzioni di investimento a basso costo, sembra essere la strada migliore, l’unico punto fermo in uno scenario incerto e in continuo cambiamento.

Società

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