Borse europee, è qui il miglior rapporto rischio-rendimento


Dopo la fase di forte nervosismo che ha caratterizzato nelle ultime settimane i mercati finanziari, ecco cosa funziona e cosa no nello scenario di riferimento. Parla Aldo Martinale, responsabile funzioni studi e analisi di Banca Intermobiliare.

Quali sono i fattori di supporto che si possono annoverare in questa fase?
L’economia americana: gli indicatori macro hanno continuato a fornire buoni segnali di crescita, riassunti dal dato sul PIL del 2Q a +3.7% e con le stime sull’intero anno che restano posizionate per una espansione vicina al 2.5% (ulteriori importanti indicazioni al riguardo potranno arrivare venerdì con i dati sul mercato del lavoro). L’economia europea: seppure in misura meno brillante rispetto alle precedenti aspettative, continua a fornire segnali di progressivo miglioramento, come confermato anche dagli indici manufacturing PMI (il dato aggregato dell’area euro si mantiene ormai da sei mesi al di sopra di 52);  i risultati aziendali: la recente reporting season ha confermato il buono stato di salute del mondo aziendale sia negli Stati Uniti (dove i livelli di marginalità si sono mantenuti su livelli record) che in Europa (dove sono state confermate le aspettative di miglioramento sul fronte reddituale). Infine la BCE e le altre banche centrali: con l’esclusione della FED e della BoE, tutte le principali mantengono una impostazione chiaramente espansiva.

E quali sono gli elementi di preoccupazione?
La Cina, in primis. Il rallentamento dell’economia cinese costituisce sicuramente il fattore di maggiore preoccupazione considerato il potenziale effetto contagio sulla crescita globale. A seguire, gli altri paesi emergenti: le difficoltà della Cina e il crollo delle commodity sta ulteriormente mettendo in crisi il mondo emergente che stava già di per se attraversando una fase economica complicata. 

Ce lo spiega meglio?
Rappresenta un elemento di preoccupazione nella misura in cui in passato ha spesso avuto un valore segnaletico per le recessioni e nella misura in cui può portare a crisi finanziarie di alcuni paesi emergenti; tuttavia, sulle commodity la chiave di lettura non è univoca dato che la debolezza è in molti casi conseguenza dell’eccesso di offerta ed il calo dei prezzi costituisce una fattore espansivo per molte economie.

Cosa farà la Fed?
Per quanto la Yellen cercherà di trasmettere un atteggiamento comunque accomodante, è un dato di fatto che la fase di transizione della politica monetaria della FED costituisce un fattore di disturbo per i mercati dopo otto anni di tassi zero e QE. 

E le valutazioni di Wall Street?
Con un P/E forward superiore a 15x per l’S&P500 e con i margini reddituali su livelli record, la borsa americana è decisamente ben valutata. Un dato critico è anche la configurazione tecnica degli indici: la correzione di agosto ha peggiorato sensibilmente il quadro tecnico, soprattutto sull’S&P500, la cui lateralizzazione da inizio anno aveva già fornito dei segnali di stanchezza.

La Cina è il vero fattore di preoccupazione anche nel medio termine? 
Sì. Al momento ci sono ancora le condizioni affinché l’economia cinese si limiti a un rallentamento e grazie anche ai corposi interventi di policy (monetaria e fiscale) non vada incontro a un hard landing. In questo caso ci sono tutti gli elementi per puntare ancora su uno scenario costruttivo con l’economia americana che prosegue sul percorso di crescita, seppure inferiore ai cicli passati, e con l’economia europea che concretizza i segnali di miglioramento. Tanto più in un contesto di bassa inflazione, in cui le banche centrali possono continuare a fornire un importante supporto; la stessa FED, che è in una fase di politica monetaria delicata, in questo contesto inflattivo resterà decisamente accomodante. Al tempo stesso, non si può nascondere che lo scenario presenta dei rischi: quello cinese resta un mondo caratterizzato da molti squilibri che dovranno essere progressivamente affrontati e la perdita di credibilità a cui sono andate incontro le autorità negli ultimi mesi, associata alla proverbiale scarsa trasparenza del paese, contribuisce ad alimentare i timori degli operatori. Inoltre, il lunedì nero della settimana scorsa ha anche evidenziato come le borse, guidate in questi anni in primo luogo dalla liquidità, possono reagire con un nervosismo che va ben al di là di qualsiasi considerazione tecnica o fondamentale.

Quindi continuerà a esserci molta volatilità? 
Pur continuando a sposare uno scenario di medio termine ancora costruttivo, bisogna mettere in conto di dover sopportare fasi di volatilità maggiore rispetto a quella a cui ci ha abituati il mercato negli ultimi anni. In questo scenario le borse europee dovrebbero ancora presentare il miglior rapporto rischio-rendimento, nel senso che, pur essendo tutt’altro che immuni dalle fasi negative, continuano a presentare un buon potenziale di ritorno in un contesto in cui il rialzo dovrebbe essere guidato prevalentemente dall’espansione degli utili.

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