Boom del mercato italiano, ma attenzione alle criticità


"Il mercato italiano è cresciuto in maniera sorprendente" dice Riccardo Lamanna, country head per l'Italia di State Street Global Services. A latere della ricerca sulle sfide e le opportunità dell'Asset Management mondiale, presentata a Milano nella sede della firma americana, il mercato italiano si ritaglia un'ottima posizione: nuovi flussi per 91 miliardi di euro nel 2014 (secondo i dati di Assogestioni) e un'industria fiorente, soprattutto per gli asset manager di proprietà delle banche. "La crescita nel settore è stata spinta dalla ricerca da parte degli investitori di rendimenti più elevanti - spiega Lamanna - dato il contesto di bassi tassi d'interesse, e dalla tendenza delle banche d orientare i clienti verso prodotti di rendimento più elevato, come i prodotti flessibili multiasset (la milgiore asset class in assoluto con 41 miliardi di euro di flussi nel 2014), rispetto ai tradizionali". Insomma anche in Italia c'è ottimismo ma, secondo le risposte degli asset manager nostrani, la speranza è che il trend positivo "si trasformi definitivamente in una spinta endogena e matura del mercato" ad esempio con nuovi prodotti che facciano da "sponda di supporto alle esigenze previdenziali degli italiani", continua Lamanna. 

Nonostante l'outlook positivo non mancano infatti delle criticità. Tre per l'esattezza, e tutte legate alla regolamentazione. "Il recepimento della AIFMD che ha anticipato in Italia alcuni temi della UCITS V ha costretto a una corsa che mette sotto pressione gli asset manager senza senso, visto che poteva essere rimandata di almeno due anni". Il mercato italiano potrebbe dunque trovarsi in una situazione di svantaggio rispetto a quello europeo. La seconda preoccupazione riguarda soprattutto il reclutamento: "Gli asset manager legati alle banche potrebbero essere trattati alla stessa stregua delle banche, cosa che limiterebbe la loro capacità di attrarre i talenti a causa dellea limitazione nelle retribuzioni". Infine c'è l'arrivo della MIFID2 e delle regole sulla retrocessione, che potrebbe allontanare i promotori finanziari dai prodotti a investimento diretto a prodotti assemblati come la gestione patrimoniale.  Anche se "la Mifid 2 - ribadisce Lamanna - "farà anche emergere i soggetti virtuosi".

Per quanto riguarda invece gli asset manager esteri indipendenti, in molti sarebbero interessati ad entrare nel mercato italiano, ma per loro l'ingresso resta complicato, soprattutto a causa della mancanza di accesso al canale di distrubuzione bancario. Se da una parte infatti i gruppi bancari controllano la distribuzione, dall'altro canali come la quotazione dei fondi alla Borsa italiana sembra arrancare, sia per motivi tecnici che di business. 

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