Bond di Russia e Ucraina: comprare o vendere?


La crisi politica che si è aperta fra Russia ed l'Ucraina sta avendo un importante impatto sui mercati globali. Sembra, purtroppo, che la fine di questo conflitto non sia proprio dietro all'angolo e quindi bisogna chiedersi quali saranno le conseguenze sul nostro settore.

Marco Sozzi, gestore obbligazionario di AcomeA SGR, ci racconta la sua visione, "la crisi russo-ucraina è ancora in atto e gli sviluppi sono ancora piuttosto incerti, perché il gioco è sia politico sia economico. L’Ucraina si trova in una zona di cerniera tra i due blocchi, quello russo e quello europeo ed il panorama politico e sociale interno è estremamente frammentato, al punto che non è comprensibile quale possa essere la politica estera del paese, che pare trovare nell’unità nazionale l’unico punto di consenso nella comunità non russofona.

Per quanto riguarda l’Ucraina, le incertezze riguardano anche la solvibilità stessa del paese, assai indebitato e che allo stato attuale non è in grado di fronteggiare il rinnovo delle prossime scadenze del debito pubblico e infatti, dopo il prestito garantito solo pochi mesi fa dalla Russia, è stato necessario un prestito da parte del Fondo Monetario Internazionale. I rendimenti sulle scadenze più brevi (sia in euro, sia in dollari) sono nell’ordine del 12-13% ed i titoli sono estremamente volatili. Giudichiamo molto speculativa una posizione su questi titoli e conseguentemente, in virtù dei rendimenti elevati e del supporto che riteniamo sarà dato dai paesi occidentali, abbiamo dedicato una percentuale modesta (di poco superiore all’1%) sui titoli governativi ucraini.

La situazione della Russia è ben diversa, perché il paese ha un debito pubblico contenuto (13,9% in base agli ultimi dati del FMI), un deficit contenuto, un livello moderato di indebitamento del settore privato e un livello di riserve in valuta estera tra le più elevate al mondo. Il paese, tuttavia, già in recessione, potrebbe soffrire ulteriori conseguenze dall’eventualità di sanzioni economiche imposte dai paesi occidentali: ovvio dunque che i titoli russi siano stati riprezzati su livelli ben più bassi rispetto agli ultimi mesi per rispecchiare tale maggiore rischiosità. Sui titoli russi abbiamo operato in due modi; da un lato abbiamo costruito una buona posizione sulle obbligazioni di una banca russa interamente posseduta dal governo. Questo emittente è stato particolarmente penalizzato, oltre quanto è plausibile ritenere in base ai fondamentali di natura patrimoniale della banca, il tipo di attività svolta ed il supporto implicito da parte dello stato.

Dall’altro lato, abbiamo anche acquistato titoli corporate, in valuta “forte” (euro e dollaro), diversificando sia dal punto di vista di settore ed emittente, sia da quello delle scadenze; in questo caso, tuttavia, le posizioni sui singoli titoli sono meno elevate in quanto, benché riteniamo che daranno un buon contributo in futuro, la situazione potrebbe peggiorare in modo più sensibile se la crisi dovesse peggiorare: lasciamo quindi spazio alla possibilità di arrotondare le posizioni. Sui titoli governativi russi in rubli, abbiamo invece una piccola posizione, che non abbiamo incrementato per la maggior attrattività dei rendimenti sui titoli che abbiamo acquistato in divisa forte: valuteremo un incremento di questa posizione qualora il rialzo dei rendimenti in rubli e la svalutazione del cambio dovesse dare segni di eccessivo pessimismo da parte del mercato", conclude lo specialista.

Di una cosa siamo certi, il supporto della comunità internazionale nella risoluzione del conflitto sarà un fattore fondamentale per portare avanti le negoziazioni fra due nazioni che hanno approcci completamente opposti.

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