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Bolt, Malaussène e i mercati


Commento a cura di Luca Tobagi, CFA, Investment Strategist di Invesco.

I mercati azionari sono vittime di pregiudizi negativi. Immeritati. Ricordiamocene quando arriverà la prossima correzione, con l’aiuto di un paragone sport-letteratura. Usain Bolt è un’icona planetaria. Impossibile rimanergli indifferenti. Le gare di velocità sono da sempre uno dei simboli più universali e affascinanti dello sport e le impressionanti vittorie del fulmine Bolt, di pochi secondi ciascuna, rimarranno negli annali della storia. L’uomo più veloce del mondo ha un fisico statuario, capacità indiscusse e un sorriso contagioso. Il primo l’ha costruito lavorando con dedizione su evidenti doni di natura. Grazie alle altre due qualità gli concediamo, prima e dopo le gare, stravaganze da istrione che durano più delle sue imprese sulla pista di atletica.

Malaussène è un personaggio immaginario. Nato dalla fantasia di Daniel Pennac, è il capro espiatorio più famoso della letteratura. Malaussène vive immerso in un mondo in cui deve prendersi la colpa di tutto, sempre. È il suo lavoro. Come tutti i lavoratori con responsabilità importanti, non stacca mai. Il suo capo, in un romanzo, gli concede a malincuore una vacanza e gli dice: “Mi stia bene a sentire, Malaussène: non creda di smettere di essere capro espiatorio solo perché si prende una vacanza. Capro lei lo è fino al midollo. Guardi, se in questo istante stessero cercando in città il responsabile di una qualche grossa *...*, lei avrebbe tutte le possibilità di essere scelto.”

I listini azionari sono i Malaussène dei mercati finanziari. Rischiosi, volatili, costretti a vincere la diffidenza dei più. Spesso attirano l’attenzione di molti dopo i rialzi, le vacanze del capro espiatorio. Siccome ciclicamente i mercati azionari vivono fasi di discesa, entrare dopo una salita prolungata può aumentare le possibilità di sperimentare un ribasso. E allora da capo. Crisi, perdite sugli investimenti, instabilità: i listini azionari sono additati come esempio dei malfunzionamenti e degli eccessi dei mercati. Eppure la storia ci dice che, in media, gli indici azionari tendono non solo a salire, ma anche a farlo più spesso di quanto scendano. In molti Paesi, investendo in azioni in un giorno qualunque, abbiamo avuto più del 50% di probabilità di guadagnare anche con un orizzonte temporale di un solo giorno. Precisamente il 52.5%, non lontano dal 54.6% dei mercati obbligazionari. Le capacità di Bolt sono indiscutibili al punto che si è permesso di vincere la finale olimpica dei 200 metri di Londra portando l’indice al naso, per zittire i suoi critici.

Le logiche dei mercati finanziari, invece, sono meno intutive e ciò alimenta diffidenza e pregiudizi. Non sarebbe accettabile per un investitore in azioni sottolineare i propri successi con un gesto à la Bolt o una frase come “Ora sono una leggenda. Sono il più grande atleta vivente.” Il lavoro dei Malaussène si svolge lontano dalla ribalta, ma è molto più utile di quanto appaia. Come il contributo che le azioni possono dare ai portafogli degli investitori nel tempo. Ricordiamocene alla prossima correzione che dovesse avvenire in un quadro macro ancora favorevole.

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