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Berglund (Comgest): "Gli italiani preferiscono i nostri fondi europei ed emergenti"


Da quattro anni seguono il mercato italiano dalla sede di Parigi. Oggi 16 dei loro fondi sono autorizzati alla vendita in Italia. Comgest, l’asset manager indipendente e internazionale con una forte specializzazione nella gestione azionaria quality growth, ha compiuto trent’anni. La società gestisce oggi 20,7 miliardi di euro di AuM (dati al 30 giugno 2016) e si avvale dell’apporto di uno staff di oltre 130 esperti di 20 nazionalità, che operano dal quartier generale di Parigi e dalle sedi di Dublino, Hong Kong, Tokyo, Singapore e Boston.

A distanza di trent'anni, ha mantenuto inalterata la cultura di impresa originaria, basata su due pilastri: da una parte, una governance che valorizza l’indipendenza e la partecipazione all’azionariato della gran parte dei dipendenti, dall’altra, la scelta di focalizzarsi sulle strategie di investimento dove pensa di saper portare valore aggiunto in termini di performance aggiustata per il rischio. “L’Italia è un Paese strategico per lo sviluppo europeo di Comgest”, dice Gabriella Berglund, responsabile per il mercato italiano della società. “L’interesse che i nostri strumenti ricevono dagli investitori italiani è sempre più elevato e la crescita, nel corso degli ultimi due anni, è consistente. Gestiamo oggi 500 milioni di euro per conto di investitori italiani grazie alla presenza costante sul campo”.

Ma cosa offre Comgest sul mercato italiano? Berglund spiega a Funds People come l’offerta sia concentrata sui fondi azionari “gestiti con stile quality growth attraverso un approccio di stock picking che punta a selezionare le singole società in grado di presentare una crescita sostenibile nel lungo periodo”, afferma. “Continuiamo a proporre prodotti diversificati in un contesto di tassi di interesse bassi sul fronte obbligazionario. Il nostro approccio è difensivo e può rappresentare un buon spunto di diversificazione in un’asset class considerata più rischiosa. Con le nostre strategie copriamo tutte le aree geografiche (a livello regionale e, in alcuni casi, con focus su singoli Paesi) ed abbiamo ottenuto ottimi risultati, grazie al fatto di poter generare performance indipendentemente dall’andamento dei mercati e del contest macroeconomico ma grazie, appunto, ad un’attenta analisi delle singole società che deteniamo in portafoglio. Riscontriamo un notevole interesse, anche da parte degli investitori italiani, per i nostri fondi europei e sui mercati emergenti. Stiamo anche sviluppando una gestione azionaria flessibile che dovrebbe ulteriormente diminuire la volatilità dell'azionario”.

Da Parigi sono infatti convinti che il mercato italiano sia un’ottima opportunità. “Abbiamo un profilo di investitore-tipo più istituzionale, ma qui riusciamo ad accedere ai collocatori rivolti agli investitori retail, i quali ci permettono di allargare il tipo di clientela e di collocare tutta la gamma dei nostri prodotti”, continua Berglund. Tanto più che l’esperta è convinta che l’interesse dei clienti italiani verso i fondi azionari tenderà ad aumentare “visto che l'esposizione a questi mercati resta tutt'ora limitata. La nostra offerta flessibile dovrà probabilmente andare incontro ad un crescente interesse di diversificazione dei portafogli dei clienti con una certa sensibilità al rischio azionario. Pensiamo inoltre che gli investitori retail dovrebbero essere sempre più attratti dalla nostra gestione azionaria internazionale, in quanto questa consentirebbe loro di approfittare del nostro stile difensivo senza preoccuparsi dell'allocazione geografica".

"Abbiamo recentemente riscosso un buon interesse per la strategia giapponese, grazie sia alle buone performance passate del fondo, sia al crescente interesse per questa zona geografica. I Paesi emergenti saranno comunque un fronte di investimento in crescita nel futuro ed inevitabilmente l'esposizione à questi mercati dovrà aumentare nel lungo periodo, accettando i livelli di volatilità superiori che questi mercati hanno”. Tra i progetti futuri al momento resta  in prima linea l’ampliamento della gamma flessibile. “Il primo fondo flessibile, sui Paesi emergenti, è stato lanciato poco più di tre anni fa, e stiamo lavorando alla possibilità di realizzare un fondo flessibile globale”, spiega la responsabile del mercato italiano. Che poi aggiunge: “siamo una società di gestione molto tradizionale e non rientra nella nostra politica creare nuovi fondi di frequente”.

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