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BCE: tassi fermi, QE e fine del programma senza modifiche


Draghi si presenta praticamente a mani vuote. La BCE lascia invariata la sua politica monetaria mantenendo i tassi al -0,4%, pur enfatizzando il fatto che le politiche resteranno accomodanti e che il programma di acquisto titoli potrebbe essere esteso oltre il termine originale del marzo 2017 (ma senza una vera e propria assunzione di impegni in tal senso). Ma sono molto a sostenere che il tema di ulteriori stimoli monetari è solo questione di tempo. Per Anthony Doyle, investment director, Retail Fixed Interest, M&G Investments, "nonostante la resilienza dell’economia europea consenta di concedersi un minimo di tranquillità, crediamo che prima della fine del 2016 ci sarà un’espansione programma di acquisto asset. Fortunatamente, ci sono una serie di azioni a disposizione della BCE, tra cui l’estensione e l’ampliamento della durata degli acquisti di asset, cambiando i termini del programma di acquisto asset al fine di prevenire qualsiasi problema di scarsità di asset acquistabili, e anche il taglio dei tassi in territorio negativo".

Per Timothy Graf, responsabile Macro Strategy di State Street Global Markets EMEA, "sembra che il recente peggioramento dei dati relativi ai sondaggi e all’inflazione non sia ancora abbastanza significativo per spingere la BCE verso un ulteriore allentamento monetario. Mentre non sorprende la mancanza di reazione sulla politica monetaria, dato l’atteggiamento tradizionalmente cauto della BCE, ci aspettavamo qualche parola che preparasse il mercato per un allentamento verso fine anno. Con l’inflazione e le aspettative sull’inflazione ancora al di sotto dell’obiettivo fissato dalla BCE, è improbabile che questo atteggiamento reticente prosegua ancora per molto". Stephen Yeats, responsabile del Team Fixed Income Beta EMEA di State Street Global Advisors, ha così commentato: "Sebbene alcuni possano criticare la scelta della BCE di non attuare un ulteriore allentamento monetario, riteniamo che ci siano solide motivazioni a favore del restare in attesa. L’Eurozona sembra resistere allo shock della Brexit, mentre il Consiglio Direttivo vuole ovviamente aspettare l’incontro mensile della Federal Reserve. Tuttavia, è probabile che l’ipotesi di eventuali azioni a ottobre e dicembre inizi a prendere piede, soprattutto in merito all’estensione del termine per le acquisizioni di asset, fissato per marzo 2017".

Cosa aspettarsi adesso?

Paul Brain, head of Fixed Income di Newton (BNY Mellon) si aspetta che "i ritorni delle obbligazioni governative continuino ad aumentare leggermente, un processo iniziato a luglio. Abbiamo assistito a questa tendenza diverse volte sin dalla crisi finanziaria. I mercati sopravvalutano gli shock (in questo caso la Brexit) spingendo i rendimenti obbligazionari al ribasso; quindi chiedono a gran voce nuovi stimoli dalle Banche Centrali proprio per giustificare i ritorni più bassi. Quando i tagli ai tassi tardano ad arrivare (senza che sia la fine del mondo), allora i rendimenti obbligazionari risalgono. Se la Fed discuterà concretamente di un rialzo dei tassi, crediamo che la breve fase orso cui stiamo assistendo potrebbe svilupparsi in un vero e proprio 'bond tantrum'".

La BCE ha appena superato la soglia di un trilione di euro negli acquisti di obbligazioni sovrane e il nuovo Corporate Purchase Program ha già raggiunto quasi i 20 miliardi di euro dall’estate. "Gli acquisti di bond corporate da parte della BCE hanno spinto al ribasso gli spread delle obbligazioni investment grade  e le aziende stanno emettendo obbligazioni a rendimenti negativi", spiega Regina Borromeo, portfolio manager di Brandywine Global (Gruppo Legg Mason). "Ironia della sorte, se così si può dire, tutta questa liquidità da parte della BCE non sta favorendo la liquidità degli scambi misurata dagli spread bid-ask su euro high yield e credito. Nel corso di quest’anno gli spread bid-ask hanno continuato ad aumentare, spingendo al rialzo i costi di transazione per gli investitori. A nostro avviso, vediamo maggiore valore nei prodotti a spread a rendimento superioredi USA e mercati emergenti".

Secondo Alfonso Maglio, portfolio manager di Marzotto SIM, "la comunicazione è stata tesa a smorzare l’eccessivo ottimismo del mercato dei bond (in passato aveva fatto l’opposto in periodi di eccessivo pessimismo), mantenendosi la possibilità di aumentare il QE e rassicurando circa i potenziali effetti negativi del Brexit. Strutturalmente non è cambiato nulla, qualcosa potrà cambiare in riferimento  alle modalità di acquisto dei titoli nell’ambito del QE. Si potrebbe infatti aprire un’altra finestra di acquisto il cui risultato sarebbe quello di schiacciare ulteriormente i rendimenti verso il basso".

BCE attendista ma primi effetti sull’economia reale

La BCE ha mantenuto invariata la sua politica monetaria, definendola molto accomodante e di supporto al recupero economico della zona.  Mario Draghi ha perciò ribadito la necessità di riforme strutturali e sostegno fiscale, pur nel rispetto delle regole dell'UE del Patto di Crescita e Stabilità, per ridurre la disoccupazione e aumentare la crescita potenziale per un'economia che è resistente all'incertezza economica e alla politica globale ma esposta a rischi al ribasso. Draghi ha anche ribadito che la BCE ha volontà e capacità di intervenire ulteriormente se necessario. "La BCE ha quindi mantenuto un approccio logico e disciplinato senza sprecare cartucce, sostanzialmente non necessarie oggi, e tenendosi spazi aperti per i prossimi meeting: la crescita sta tenendo ed è sopra il potenziale, gli aggregati di credito stanno migliorando, il cambio non si sta apprezzando esageratamente e quindi è meglio conservare gli spazi di intervento per fronteggiare possibili difficoltà che dovessero emergere in futuro per le incertezze politiche e/o per l'effettivo realizzarsi della Brexit", ha spiegato Marco Vailati, responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda.

Per Matteo Paganini, chief analyst di FXCM Italia, "l’unica novità che vale la pena sottolineare è la chiarezza con la quale Draghi ha comunicato come le manovre straordinarie di sostegno all’economia abbiano cominciato a mostrare una reale trasmissione del denaro iniettato nel sistema europeo all’economia reale e come le manovre straordinarie della BCE abbiano aiutato a evitare che scoppiassero nuovi focolai derivanti da fuori area euro. Tutto ciò depone a favore di una rinnovata politica attendista, sempre che i dati macro, da qui a dicembre, non sprofondino".

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