BCE, si prevede la reintroduzione dei TLTRO


Secondo Fabrizio Quirighetti, CIO di Syz Asset Management, dalla prossima riunione della BCE del 9 e 10 marzo, si prevedono misure volte a rendere ancora più accomodante la sua politica monetaria e di conseguenza a indebolire certamente la moneta unica.

Bisogna attendersi decisioni e misure volte a indebolire l’euro durante la prossima riunione dei governatori della Banca centrale europea il 9 e 10 marzo, dopo un’evoluzione dell’inflazione così deludente nell’Eurozona negli ultimi tre mesi (dicembre 0,2%, gennaio 0,3% e febbraio -0,2%)?

Effettivamente si prevedono misure volte a rendere ancora più accomodante la sua politica monetaria e di conseguenza a indebolire certamente la moneta unica. Nell’Eurozona l’inflazione non si limita più a confermarsi ben al di sotto dell’obiettivo della Bce (-0,2% su base annua a febbraio secondo le prime stime rispetto a un obiettivo del +2% e del +0,7% per l’inflazione sottostante, senza tener conto dei prezzi dell’energia e dell’alimentare): le quattro grandi economie dell’area devono iniziare a fare i conti con dati inflazionistici negativi. Inoltre, negli ultimi mesi la ripresa economica dell’eurozona ha mostrato qualche segno di affanno (contrazione dell’IFO in Germania e degli indici PMI in generale), analogamente a quanto avvenuto nello stesso periodo nell’economia mondiale. L’azione della BCE è quindi più giustificata oggi di quanto non lo fosse in occasione dell’ultimo suo intervento all’inizio del mese di dicembre.

È quindi certa la causalità fra politica monetaria accomodante e debolezza della valuta?

No, come abbiamo visto il mese scorso con la BoJ. Immagino quindi che la BCE eviterà di limitarsi ad abbassare il proprio tasso sui depositi (che non rappresenterebbe una novità positiva per le banche europee à causa dell’erosione della loro redditività) con il conseguente rischio di ottenere una reazione negativa da parte dei mercati, provocando in definitiva un rafforzamento dell’euro. È dunque più plausibile attendersi un insieme di misure quali la diminuzione del tasso sui depositi associata a un aumento del quantitative easing (la BCE non può acquistare obbligazioni con tassi inferiori al tasso sui depositi), per importi elevati e/o prolungato nel tempo, e soprattutto la reintroduzione dei TLTRO (offerta di liquidità alle banche a tassi estremamente contenuti). Quest’ultima misura consentirebbe certamente alle banche di fare, parzialmente, quello che la BCE non può o non vuole fare: (ri)acquistare debito privato o altri attivi più rischiosi rispetto ai titoli di Stato.

Ritiene che le misure di quantitative easing della BCE applicate dal 9 marzo 2015 abbiano fallito?

Per coloro che credevano che l’allentamento quantitativo delle banche centrali avrebbe ridato slancio alla crescita economica e creato (artificialmente) inflazione, si tratta chiaramente di un fallimento. Tuttavia, ritengo che tali interventi siano stati, e continuino a essere, utili per guadagnare tempo affinché le politiche adottino le riforme necessarie a ripristinare una crescita più sostenuta e durevole, le banche ripuliscano i propri bilanci e ripartano su basi più solide e si eviti di sprofondare in uno scenario di depressione che comporterebbe correzioni ben più rapide, violente e dolorose. Come ama ripetere Mario Draghi, la politica monetaria non è certamente onnipotente. 

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