BCE e QE: tanto tuonò che alla fine piovve (liquidità)


Eccoci arrivati… ma non è una buona notizia la benefica inondazione di liquidità del QE? Dopo tante ipotesi, proposte discussioni e trattative anche in Europa è arrivato il Quantitative Easing o QE, appunto. Non più dunque solo finanziamenti a medio termine a tassi (LTRO E TLTRO) prossimi a zero, ma l’acquisto di obbligazioni al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, almeno fino a settembre 2016. Vediamo alcuni dettagli. Il nuovo programma della BCE comprenderà, in aggiunta agli acquisti di ABS (asset backed securities) e Covered Bond, anche obbligazioni governative con scadenza fra due e trent’anni. Sono previsti limiti di rating e di peso rispetto al singolo emittente (non oltre il 30%) ed alla singola emissione (non oltre il 25%, al fine di evitare che l’Istituto centrale possa avere una maggioranza decisiva in caso di attivazione delle Collective Action Clauses –c.d. CACs- che renderebbe vincolante per tutti gli obbligazionisti una decisione di ristrutturazione). La BCE pare inoltre aver accettato di essere equiparata agli investitori privati in caso di ristrutturazione. La sopportazione delle perdite da parte dell’istituto centrale (ovvero in modo solidale tra tutte le banche centrali) è limitata al 20%, mentre il rimanente 80% sarà in capo alle banche centrali nazionali.

I canali di trasmissione di questa manovra di politica monetaria dovrebbero essere la riduzione del costo del denaro (in realtà già estremamente basso per i governi “più virtuosi”), l’ancoraggio delle aspettative di inflazione (al momento ben al di sotto di quel “vicino al 2%” ritenuto ottimale) e -anche se ufficialmente non si può dire- la svalutazione del tasso di cambio per dare fiato alle esportazioni dell’eurozona e successivamente trainare la crescita interna.

Arriveranno dunque più di mille miliardi di euro a sostenere... cosa? Nella festa di questi giorni e nel comprensibile rialzo dei mercati finanziari, pare che ci si dimentichi il punto importante: l’eurozona è afflitta da un livello di debito troppo elevato per la crescita che ha e presenta in molti paesi (il nostro in primis) un basso livello di efficienza e di competitività che frena la crescita corrente e quella potenziale. Bisognerà dunque vedere come questa festa dei mercati finanziari si tradurrà in una festa anche per l’economia reale. Purtroppo c’è il pericolo che i governi approfittino di questa occasione per evitare di mettere in atto le riforme necessarie a far ripartire davvero l’economia ed a creare il reddito necessario ad abbattere i passati debiti ed ad assorbire la disoccupazione che ci affligge.

Nei mesi scorsi più volte abbiamo affermato di non voler fondare le nostre scelte di investimento sull’eventualità che i prezzi delle obbligazioni europee potessero salire ancora, prezzi elevati al punto da comportare rendimenti a scadenza privi di un premio per i rischi che comporta la loro detenzione. Era l’inizio di settembre dell’anno scorso, il da noi vituperato BTP quinquennale ha reso ad oggi l’1,5%, il fondo Breve Termine ha perso il 2,6% ed il fondo Performance il 2,7%. La scelta di investimento sulle obbligazioni russe non ha ancora pagato, ma quella di investire sui mercati emergenti (allontanandoci dall’euro) è stata invece buona. Poiché non si investe con il senno di poi, dopo questa mossa della BCE che pure ritenevamo possibile, siamo ancor più convinti che è importante continuare ad essere razionali nella valutazione del profilo di rischio rendimento, che è ulteriormente peggioratoper le obbligazioni europee. In caso contrario, la pioggia annunciata dal tuono rischia di essere quella che si vuole sia all’origine del detto, cioè la secchiata che la bisbetica Santippe, moglie di Socrate, riversò sul marito dopo una sfuriata. Per il momento questa “Ice Bucket Challenge” ante litteram, non ci nascondiamo, l’abbiamo presa noi, ma siamo certi di poterla restituire con interessi che non sono certo le briciole lasciate agli obbligazionisti europei che festeggiano il quantitative easing. 

 

Società

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