BCE, dopo il ‘what ever it takes’ arriva il ‘we don’t give up’


A sorpresa Draghi ha ribadito con forza l’impegno ad agire per perseguire l'obiettivo di fondo della sua politica monetaria, ovvero la stabilità dei prezzi. Si è detto quindi pronto a intervenire di nuovo per sostenere la ripresa economica e quella dell’inflazione: un messaggio che è piaciuto ai mercati. Si sono tranquillizzate anche le banche italiane: da parte dell’Eurotower non è stato acceso nessun faro speciale sulle loro sofferenze e non arriveranno richieste aggiuntive di capitale. Commenta Luca Noto, portfolio manager obbligazionario di Anima, in relazione a quanto è emerso nel Consiglio Direttivo della BCE: “a fronte di un cambiamento dello scenario di inflazione, a causa dei minimi toccati dal prezzo del petrolio (calato del 40% dal precedente meeting, ndr) e delle preoccupazioni legate alla crescita globale, la BCE ritorna a utilizzare la retorica dell’interventismo graduale, necessaria per riportare l’indice dei prezzi verso livelli prossimi al target del 2% senza ulteriore ritardo”.

Continua l’esperto: “il prossimo meeting del 10 marzo sarà pertanto probabilmente determinante nel comprendere la distanza della BCE da questo target di inflazione: dalle ultime stime dello staff (fine novembre), il petrolio è sceso del 40% e i dati di inflazione riferiti a novembre e dicembre hanno sorpreso in negativo”. Le circostanze e i rischi derivanti anche dalla volatilità dei mercati, la quale depotenzia gli effetti positivi del QE, portano a pensare che la BCE di Draghi sia pronta a intervenire ulteriormente, secondo lo schema di graduale interventismo anche pro-ciclico introdotto con l’utilizzo delle politiche monetarie non convenzionali, QE e “forward guidance”. La BCE ha lasciato invariato il tasso di interesse chiave al minimo storico dello 0,05%, tenendo fermi anche il tasso sui depositi a -0,30%, e quello marginale, allo 0,30%. La decisione del consiglio dei governatori era ampiamente attesa dai mercati. Draghi, in conferenza stampa, ha riconosciuto che “i rischi sono nuovamente aumentati”, citando il rallentamento della crescita, le tensioni geopolitiche e quelle sui mercati.

Il primo board dell’anno della BCE arriva del resto in una fase di estrema turbolenza dei mercati. “Draghi ha colto insomma questa occasione per affermare nuovamente l’impegno e la risoluzione della BCE nel rispondere alle sfide poste dal contesto economico e finanziario, che ha registrato profondi cambiamenti dalla fine del 2015”. Di fronte ad un elevato rischio di deflazione, "il compito di Mario Draghi è quindi quello di convincere i mercati della capacità della BCE di intervenire poiché, per l’effetto combinato di minore crescita in Cina, debolezza del renminbi e il forte collasso del prezzo del petrolio, le aspettative di inflazione nell’Eurozona sono state fortemente riviste al ribasso, quasi ai livelli visti prima del QE, invalidando le ultime previsioni di inflazione della BCE. Cambiamenti di questa portata potrebbero stimolare una forte risposta in termini di politica monetaria", afferma Franck Dixmier, global head of fixed income di Allianz Global Investors. E conclude:  "l’ultimo incontro del Consiglio nel mese di dicembre aveva senz’altro deluso gli investitori. Tuttavia, astenendosi dall’intraprendere azioni, la BCE ha conservato margine d’azione per implementare un QE più aggressivo, avendo cosi spazio per intervenire e cogliere l’obiettivo di stabilità dei prezzi nel medio periodo".

Precisa Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda: “con una retorica decisa Draghi ha cercato di influire ancora una volta sui mercati anticipando che a marzo nuove misure espansive di politica monetaria saranno molto probabili. È rimasto sul vago circa la natura e l’entità di tali interventi, ma ha voluto dare un monito ai mercati enfatizzando la determinazione e la forza a disposizione della Bce per raggiungere il suo obiettivo di inflazione. Così dopo il "what ever it takes!" del 2011 abbiamo avuto oggi l’espressione "we don’t give up!". L’impatto della conferenza è di sostegno per gli asset di rischio e negativo per l’euro”. E aggiunge: “i rischi al ribasso renderanno necessarie una revisione dello scenario e una riconsiderazione degli interventi al prossimo meeting del 10 marzo, quando saranno a disposizione le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE estese al 2018”. 

 

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