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Bassa volatilità, momentum e valutazione. Ecco su cosa si basa la strategia del Robeco European Conservative Equities


Maarten Polfliet e Jan de Koning sono i responsabili del team di gestione delle strategie conservative di Robeco. Gestiscono il Robeco European Conservative Equities, uno dei prodotti azionari europei che negli ultimi tre anni ha offerto un rendimento annualizzato del 15,7% con una volatilità del 10,7%, collocando la sua strategia tra le più consistenti della categoria. Entrambi hanno dichiarato di non avere un’opinione chiara su quello che sarà il corso dei mercati azionari europei dopo la forte correzione vissuta ad inizio 2016. È qualcosa che, per dirla tutta, non li preoccupa eccessivamente dal momento che la loro strategia si basa su un modello quantitativo che li rende agnostici rispetto a ciò che dovesse accadere nei mercati. “L’essenza della strategia è scommettere su azioni che abbiano una ratio di Sharpe superiore al mercato - in particolar modo su titoli a bassa volatilità - un buon momentum, un dividendo interessante e che siano quotate a prezzi ragionevoli”, spiegano. 

In un’intervista a Funds People, Polfliet e Jan de Koning si dicono convinti che questa filosofia sia quella in grado di offrire migliori risultati a lungo termine. “Realizziamo i nostri ranking per valutazioni, rischio, momentum… ciò ci consente di eliminare dall’equazione la componente emotiva e identificare le proposte che abbiamo a disposizione. Consideriamo il mercato nella sua totalità, non solo quello che comprende le aziende che quotano nel MSCI Europe. Possiamo allontanarci di un 10% al massimo dall’indice in termini settoriali e geografici. Così evitiamo la concentrazione. Se si ha troppa esposizione a un settore e a un’azienda possono esserci risvolti negativi e tutto il settore ne risentirà. Ecco perché evitiamo ogni tipo di concentrazione in questo senso. Il nostro portafoglio è il risultato della sezione bottom-up. L’active share si aggira intorno al 75%. Alcune delle nostre idee, come Ebro Foods, potrebbero sembrare noiose ma ci teniamo a essere prudenti nella gestione del denaro dei nostri clienti”.

Oltre alla volatilità, i pilastri su cui i due gestori si soffermano maggiormente sono la valutazione e il momentum. “Acquistare una società quotata a buon mercato rispetto ai suoi fondamentali è necessario per assicurarle il successo a lungo termine. Bisogna pensare a quanto si sta pagando ed evitare quelle più care, perché il loro rischio di caduta è superiore. Anche il momento che sta vivendo la compagnia, d’altro canto, è un aspetto particolarmente rilevante. Può esserci una società a bassa volatilità quotata a buon mercato ma che sta cadendo a un ritmo dell’1% al giorno. Ovviamente questa non è la tendenza che vogliamo vedere in un titolo”, spiegano Polfliet e Koning. "In generale, la natura della strategia si concentra sulla bassa volatilità, sul momentum e sulla valutazione, senza tralasciare altri aspetti come il rendimento per dividendo offerto dal titolo, importante per l'effetto che il reddito ha sul rendimento della strategia a lungo termine. Tutto quello che si deve sapere di una società ce lo dice il nostro modello quantitativo".

Sono molto perseveranti con le proprie idee. Normalmente, una società rimane in portafoglio quattro anni. La rotazione del portafoglio è bassa (25%). “Nel 2015 è stata del 7%. Se si presenta una buona idea e nel portafoglio è presente una compagnia che ha perso interesse, la sostituiamo. Ma cambiare una posizione con un’altra senza un valido motivo non ha senso. Operare è caro e comporta incorrere in costi di gestione che a lungo termine vanno contro gli interessi dei nostri clienti”. Il risultato di questo processo è un portafoglio molto diversificato (il top 10 pesa un 15%), con un beta che di solito oscilla tra lo 0,5 e lo 0,6. Finanza (21%) e  consumo difensivo (18,5%) sono i settori che hanno maggior peso. Energia (2,5%), materiali (3,8%) e sanità (7%), invece, quelli che contano meno. Quando entrano in un titolo, costruiscono una posizione minima dell’1%. La quotazione può arrivare a pesare al massimo un 2% nel portafoglio. Reckitt attualmente è il titolo che pondera maggiormente nel fondo (1,66%). Quest’ultimo sta registrando flussi in entrata utili per rinforzare le posizioni in alcune delle idee presenti in portafoglio. 

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