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Banca Finnat, Natam diventerà operativa nell’autunno


Si chiamerà Natam Management Company e diventerà operativa nell’autunno. Ci sarà innanzitutto il cambiamento di status delle nostre Sicav storiche che erano autogestite e che designeranno la nuova Manco. Ovvero la società renderà clienti le Sicav New Millennium, per le quali la denominazione resterà la stessa ma cambierà il modello. A dirlo Alberto Alfiero, vice direttore generale di Banca Finnat.

Avete costituito in Lussemburgo la nuova società Natam Management Company che permette di offrire servizi di gestione collettiva del risparmio sia a favore di fondi armonizzati alla direttiva UCITS V sia a favore di schemi di investimento alternativi conformi alla direttiva AIFMD. Qual è l’obiettivo?

Lanciare un veicolo che possa prestare i propri servizi non solo a beneficio delle piattaforme interne del nostro gruppo ma anche di entità promosse da intermediari e investitori istituzionali terzi, soprattutto italiani e svizzeri, secondo il modello delle third party management company. Intendiamo valorizzare l’esperienza che ci vede presenti in Lussemburgo da oltre 15 anni, e non solo con fondi UCITS ma anche con un SIF (specialized investment fund, ndr), fondi alternativi lux che avevamo lanciato nella forma delle Sicav autogestite. L’idea è di darci una struttura sia giuridica sia organizzativa che ci consenta ancor meglio di proporci ad altri intermediari e investitori istituzionali. E quando parlo di investitori istituzionali terzi mi riferisco a controparti di emanazione bancaria, asset manager, intermediari finanziari che attraverso di noi possono avere un interlocutore diretto sul Lussemburgo. Riteniamo tra l’altro che l’appartenenza a un gruppo bancario italiano possa rappresentare un vantaggio competitivo per la nostra management company: è evidente che la nostra sensibilità alle esigenze (e anche alle opportunità) di chi opera in Italia sarà superiore rispetto alle management company di emanazione lussemburghese, il che potrebbe essere molto rassicurante per gli interlocutori Istituzionali di origine italiana

A febbraio 2015 avete lanciato sul segmento del mercato ETFplus dedicato ai fondi comuni aperti 12 comparti della lussemburghese New Millennium Sicav promossa, appunto, da Banca Finnat. Come sta andando e come vede il settore dei fondi quotati, oggi ancora piuttosto timido?

Era lecito aspettarsi una partenza lenta e anche una certa cautela da parte delle grandi case: del resto questo è un modello che secondo alcuni mette in discussione quello precedente, sebbene non andrebbe visto come un modello alternativo bensì complementare a quello del tradizionale collocamento. Questo spiega in parte alcune resistenze che ci sono state da parte di chi, magari, vedeva un rischio di disintermediazione. Del resto, anche la quotazione degli ETF, per esempio, all’epoca non sembra sarebbe stata una storia di successo mentre guardi oggi. I nostri volumi in ogni caso sono andati bene e, diversamente dalle aspettative, la quotazione in Borsa si è rivelata una piattaforma più istituzionale che retail. Del resto l’acquisto in Borsa dei fondi è un meccanismo dai tempi certi, più facile, meno costoso e più snello. Molto cambierà comunque se e quando entrerà qualche grande nome dell’asset management.

Come siete arrivati alla costituzione della management company? È stato complicato?

Certamente non è stato facile né breve anche perché noi abbiamo deciso di partire direttamente con la cosiddetta “supermanco” che accorpa le due competenze (UCITS più AIFMD, ndr). I nostri potenziali clienti possono essere quelli interessanti alla prima, alla seconda o a entrambe. Natam diventerà operativa nell’autunno. Finalizzeremo innanzitutto il cambiamento di status delle nostre Sicav storiche che erano autogestite e che designeranno la nuova Manco. In altre parole, renderemo clienti le nostre Sicav New Millennium, per le quali la denominazione resterà la stessa ma cambierà il modello.

Ritenete quindi che il mercato possa svilupparsi. Brexit potrebbe aiutare?

Sì, riteniamo che ci siano delle potenzialità sul mercato: per esempio ci sono diverse altre Sicav autogestite lussemburghesi che dovranno prima o poi  fare lo stesso passaggio designando una Management Company. Anche la Brexit credo che potrebbe aiutare: negli ultimi anni ci sono stati soggetti che hanno costituito veicoli e società di gestione a Londra e a breve potrebbero avere la  necessità di ridomiciliarle nell’Unione Europea. E il Lussemburgo resta una piazza molto interessante. Londra non perderà certo la connotazione di capitale finanziaria a livello mondiale ma, senza dubbio, collocandosi fuori dalla UE ci saranno dei cambiamenti. D’altra parte nel mondo della finanza l’Europa esiste davvero. Faccio un esempio: oggi dare una delega di gestione a un intermediario autorizzato all’interno dell’UE è immediato mentre darla a un gestore di un paese che non è membro della UE è fattibile, ma più complicato. 

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