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Bail in, serve un quadro oggettivo sullo stato di salute della banca


Il salvataggio delle quattro banche in dissesto (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) e l'introduzione della nuova normativa del bail in ha riacutizzato le tensioni tra i risparmiatori. Per gli istituti di credito, chiamati dalle autorità a comunicare le proprie posizioni patrimoniali, torna ad essere in salita il cammino per ripristinare la fiducia con i clienti. "Cerchiamo di comunicare la nostra posizione avendo un approccio semplice e comprensibile, ma che sia anche completo e trasparente di tutti i dettagli che è fondamentale sottolineare per avere un quadro esaustivo ed oggettivo dello stato di salute della propria banca", spiega Marco Bernardi, direttore commerciale di Banca Generali. La realtà negli ultimi mesi dell'anno ha registrato un'ottima crescita ( ha raccolto 1,6 miliardi nel trimestre settembre/dicembre sui 4,6 miliardi totali del 2015), grazie anche alla solidità del bilancio, a conferma dell'attenzione dei risparmiatori per questi indicatori con l'evoluzione normativa del bail in.

Con l'arrivo della normativa europea che regola i salvataggi bancari "bail in" si guardano ai coefficienti patrimoniali e si sottolinea come il sistema sia solido, cosa ne pensa?

Lascio alle autorità preposte le analisi e i giudizi sul sistema. I casi recenti degli interventi di vigilanza hanno posto dei fari su gestioni poco trasparenti e meccanismi di conflitti di interesse nella distribuzione allo sportello. In merito al bail in, penso sia una normativa impostata dall'Europa per evitare che i dissesti di casi particolari gravino sul sistema. In questi giorni si guarda molto al coefficiente patrimoniale Cet 1 che è senza dubbio un valore da considerare, ma potrebbe non essere sufficiente per comprendere a fondo se la propria banca risulta solida, servirebbe infatti tenere d'occhio anche la dinamica delle sofferenze, la posizione del capitale (se è stata oggetto di ricapitalizzazioni, ad esempio), oppure la qualità del portafoglio in pancia. 

Come valuta la necessità di comunicare le posizioni patrimoniali oltre ai rischi normativi? 

È certamente costruttivo. Credo che le informative si riferiranno essenzialmente appunto all'indice patrimoniale (CET 1) che implica alcuni tecnicismi non sempre semplici. In Banca Generali cercheremo di avere un linguaggio semplice e in grado di far comprendere la qualità degli attivi complessivi dell'istituto per un'analisi completa.

E quali sono gli ingredienti per la consulenza finanziaria per stringere la fiducia in un momento, appunto, difficile per i risparmiatori? 
 
Crediamo che l'insieme di valori che costruiscono la reputazione e la qualità di una società si rafforzino ogni giorno nel confronto con la propria clientela. Dunque professionalità, competenza, trasparenza e aggiungerei la tecnologia, sono tutti requisiti essenziali per costruire un rapporto di fiducia nel tempo con i risparmiatori. Stiamo continuando a crescere in modo esponenziale nell'acquisizione di nuova clientela e di nuove masse dalla clientela esistente, ma stiamo anche catalizzando l'attenzione di quei colleghi consulenti e private banker che appunto vogliono andare incontro con servizi versatili alle famiglie. Riguardo al contributo della tecnologia, diventa uno spartiacque importante per valorizzare la consulenza e la pianificazione finanziaria fornendo supporto e contributi fondamentali. In Banca Generali il tema è al centro degli investimenti come implementazione di piattaforme, supporti al lavoro del consulente e monitoraggio della sfera patrimoniale.

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