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Azimut, 50 miliardi di patrimonio a fine 2019 e più estero


L’obiettivo è raggiungere 50 miliardi di patrimonio complessivo a fine 2019 con un utile pari a circa 300 milioni di euro. Il piano industriale prevede che l’estero incida almeno per il 10% delle masse alla fine dei cinque anni, attualmente il numero è di circa 2,4 miliardi. Questo, in sintesi, l’obiettivo illustrato dal presidente e CEO di Azimut Holding Pietro Giuliani nel corso di una conferenza stampa tenutasi a San Paolo, in Brasile. “Vogliamo continuare a essere una società che cresce, sia in Italia sia all’estero. L’obiettivo è di una raccolta netta media annua pari a 2-2,5 miliardi di euro. Manteniamo il focus sulla qualità (masse) più che sulla quantità. A oggi il portafoglio medio dell’industria è pari a 13 milioni: nel futuro puntiamo a reclutare professionisti con un portafoglio da 20/25 milioni”.

Inoltre, per quanto riguarda il modello di business che è passato da multi manager a multi family office, si punta a raggiungere 10 miliardi di euro entro la fine del 2019 per quanto riguarda la divisione wealth management. Il gruppo punta forte anche agli istituzionali: “hanno capito che forse devono strutturarsi meglio e quindi per noi sono un obiettivo importante. All’estero pagano senza problemi 60-70 pb; non capisco perché in Italia non debba funzionare allo stesso modo”, continua Giuliani. In relazione ai mercati esteri, spiega: “da quando siamo partiti, per tutte le società che abbiamo all’estero abbiamo investito 90 milioni di euro (al di fuori di Lussemburgo e Irlanda) e saremo già in grado di arrivare a break even nei prossimi tre anni. Non so dove e se crescerò di più. So però che bisogna stare attenti a non farsi prendere da facili entusiasmi dato che i paesi esteri sono piuttosto imprevedibili. In Australia nel nostro piano c’è di mettere in piedi una legal entity che farà fondi di terzi assemblati. Li puntiamo a un investimento di 70 milioni di euro su dieci anni. Nel frattempo entreremo con una SGR o la compreremo in loco. Anche il Brasile è oggi uno dei Paesi potenzialmente più interessanti per noi”, aggiunge. Qui opera Az Brasil, società attiva nella gestione e distribuzione di strumenti di investimento costituita da due joint venture siglate dal gruppo Azimut con Legan am e Futurainvest.

Infine, sulla base dell’accordo con l’Agenzia delle Entrate per la definizione delle controversie derivanti dai processi verbali di constatazione notificati fra il 2010 e il 2013, il gruppo ha assunto l’impegno al pagamento, tra maggiori imposte e sanzioni, di circa 105,9 milioni di euro (oltre agli interessi di legge per circa 11,9 milioni di euro), principalmente determinate per effetto della rivisitazione dei criteri utilizzati nella determinazione dei prezzi di trasferimento nei rapporti intercompany tra le diverse società del gruppo. Azimut aveva comunque già accantonato, relativamente alla presente controversia, circa 34,1 milioni di euro tra imposte e oneri, ed inoltre la presenza di perdite fiscali pregresse limiterà l'esborso finanziario complessivo a circa 91,8 milioni di euro. Conclude Giuliani: “tutto è stato sistemato. Se lo Stato italiano dovesse metterci nell’impossibilità di continuare a operare, potremmo anche pensare di andarcene a Lugano. Ma non è nelle nostre intenzioni”. 

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