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Avviso agli scettici: questo è tempo d'Africa


È tempo di Africa, diceva l'eurodeputata Cécile Kyenge, commentando il tour del premier Matteo Renzi in Nigeria, Ghana e Senegal. E non lo è solo per una vicinanza geopolitica con l'Italia, né per le emergenze del continente. L'Africa è anche la terra delle opportunità, secondo quanto affermato anche dagli analisti del Fondo Monetario Internazionale che hanno definito quello attualmente in corso come il secolo dell’Africa. Secondo le stime dell’African Economic Outlook presentato lo scorso anno dalla Banca Africana di Sviluppo e dall’OCSE, nel 2016 l’Africa dovrebbe registrare una crescita economica del 4,5-5%, percentuali che per l’Europa sono ormai fantascienza.

Ma non mancano ancora gli scettici a riguardo, come spiega Erik Renander, gestore del fondo HI Africa Opportunities di Hedge Invest SGR: "il mercato azionario riflette questa visione, con un calo di circa il 35% negli ultimi due anni. Gli investitori stanno vendendo e non sono più interessati. Sfortunatamente, si perderanno la prossima, sorprendente fase di crescita. Il prossimo driver è già in campo. L’Africa vedrà la più grande crescita nelle infrastrutture della sua storia. In tutto il continente si stanno costruendo ferrovie, aeroporti, strade, depositi di container, stazioni energetiche e network di fibra ottica. Nel 2014, sono stati stanziati 75 miliardi di dollari per progetti nel settore dei trasporti, in quello energetico, della potabilizzazione dell’acqua e tecnologico. I progetti attuali avranno un effetto di lungo periodo che trasformerà l’economia".

Non più insomma solo un'economia basata sul settore minerario e il petrolio: gli scambi commerciali, grazie alle nuove infrastrutture come porti, aeroporti e nuove rotte dirette, sperimenteranno una forte espansione e apriranno a nuovi mercati. L'Africa si connetterà al resto del mondo. Ma perché l’Africa sta finalmente sviluppando le proprie infrastrutture dopo anni di negligenza? Continuerà questo nuovo impegno sulle infrastrutture? Secondo il gestore di Hedge Invest SGR sì. E per tre ragioni. "Innanzitutto, gli stessi governi africani hanno capito che le infrastrutture sono la chiave per un’ulteriore crescita e contribuiscono a circa la metà dei finanziamenti in questo settore. In secondo luogo, le banche per lo sviluppo, a livello globale, stanno spendendo di più sulle infrastrutture. Finanziamenti della Banca Mondiale, della African Development Bank e dei Paesi OCSE sono aumentati dai meno di 3 miliardi di dollari nel 2000 agli attuali 10 miliardi l’anno. La Banca Mondiale oggi stanzia il 38% dei suoi finanziamenti annuali in progetti infrastrutturali, rispetto al 28% del 2000.

La terza ragione dell’impennata dei progetti infrastrutturali africani è la Cina. La strategia di lungo periodo della Cina 'One Belt, One Road' è concentrata proprio su investimenti in infrastrutture e apre ai mercati africani. Durante il suo viaggio in Africa, il presidente Xi Jinping ha siglato impegni per 60 miliardi di dollari.  La combinazione cinese di soldi e forte expertise nelle costruzioni sta spingendo la trasformazione delle infrastrutture africane, come mai avvenuto in passato. Grandi progetti che tradizionalmente soffrirebbero anni di ritardi e che forse nemmeno sarebbero possibili, sono in corso di realizzazione nei tempi e con il budget prefissati", dice Renander, che è convinto che i futuri economisti scriveranno di come l’effetto combinato di nuove ferrovie, aeroporti, centrali elettriche, porti e fibra a banda larga abbia abbassato il costo di fare impresa in Africa e permesso alle economie di diversificarsi e crescere. "Al momento il sentiment è negativo, ma la nuova era di crescita per l’Africa è in fase di costruzione e a breve sarà pronta".

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