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Autunno caldo alle porte


Risponde Davide Barattini, responsabile comparto flessibili, total return e emerging markets di Aletti Gestilelle SGR.

Diversamente dai mercati sviluppati, nel mondo emergente il segnale non è certo di espansione monetaria. 

Infatti. Oggi tutti gli occhi sono puntati sulla banca centrale cinese dato che la forte espansione del credito degli ultimi anni fa paura. Ad agosto c’è stato un peggioramento della congiuntura economica del paese: non sono state tagliate le riserve obbligatorie per il sistema finanziario ma sono state aperte delle linee di credito a scadenze fisse. La verità è che la banca centrale non vuole più aprire a pioggia i cordoni del credito. Nella seconda riunione plenaria del partito comunista in Cina i temi caldi sono sviluppo economico e nuove norme legali. Le aspettative sono alte ma il processo sarà lento. Intanto è già successo questo: allentamento delle restrizioni sul mercato immobiliare fatta dalla banca centrale e nuova procedura di budget (ridurre i trasferimenti e ampliare fonti di finanziamento a livello locale) e oggi è permessa l’emissione diretta in obbligazioni e non quella indiretta come è andata finora. La Cina comunque va da sé, le attese di crescita sono al 7,5%, ma sarà importante vedere come verrà raggiunto questo target, se con nuova iniezione di liquidità o meno. Anche in India le cose stanno cambiando sia a livello fiscale, amministrativo e economico. Intanto la dinamica delle riserve valutarie e delle partite correnti sta migliorando. Le revisioni sono al ribasso sulla crescita del Brasile, siamo in attesa del ballottaggio. 

Cosa dire sul fronte delle asset class?

Meglio la cautela su azionario, obbligazionario o valutario perché rimane molta incertezza. Ora vale la pena di differenziare a livello di Paesi, preferiamo l’area asiatica in generale alle aree EMEA o sudamericana. 


Pierluca Beltramelli, responsabile comparto flessibili, total return e developed markets

L’attenzione alle banche centrali dei mercati è molto elevata. Rispetto a quanto è successo nell’ultimo meeting ci si attendevano chiarificazioni.

Sì, l’attesa era di maggiori dettagli sul piano di acquisto e cartolarizzazioni su titoli legati a prestiti e sulle obbligazioni legate ai mutui. Nel meeting non è stato evidenziato l’importo dell’ammontare, 1000 miliardi è il potenziale target comprabile, di questi ci sono 600 milioni di covered bond e 400 milioni di cartolarizzazioni sui due anni. Inoltre il mercato si sta focalizzando su quale grado di seniority andrà a comprare. La prima tranche verrà acquistata, quella senior, anche se non si sanno le garanzie che la BCE chiederà ma ha fatto sapere che non acquisterà la tranche junk, dove c’è il rischio vero. L’attenzione è elevata e c’è un po’ di delusione sui mercati. Sta di fatto che la BCE vuole aumentare il proprio bilancio di 1000 mld di euro sui prossimi due anni e vogliono che i bassi tassi passino alle banche perché poi, a cascata, arrivino alle imprese. 

L’euro è un catalizzatore importante per gli utili aziendali. Volendo aumentare il suo bilancio, la BCE ha evidenziato che il target è favorirne l’indebolimento. A dicembre sarà la volta dalla seconda fase della TLTRO. Come andrà?

La prima è stata deludente perché le banche hanno fatto richiesta per 82,6 miliardi mentre le attese erano sui 100-120 miliardi ma la prossima sarà più consistente. Del resto le banche in questa fase sono sottoposte ai test. 

Che ruolo hanno le riforme nei mercati sviluppati? Su cosa ci si concentrerà sui prossimi mesi?

Hanno grande importanza. Oggi ci focalizziamo sul lato della domanda, finora i mercati si sono concentrati su quello dell’offerta. Una delle principali basi su cui si fonderà l’impianto europeo è l’unione bancaria che diventerà supervisore unico delle 130 banche dell’UE. Dal punto di visa della domanda ci concentreremo nell’analizzare dove queste risorse che provengono dalla BCE andranno incanalate, dove andranno questi investimenti e che impatto avranno sul fronte macroeconomico. Poi il problema disoccupazione che ormai è a livelli inaccettabili. Questo è un altro tema su cui ci si concentrerà da qui ai prossimi mesi e sulla riduzione delle tasse legate al lavoro.

La crescita globale è in rallentamento e c’è una grande dicotomia tra area europea e americana. Come la vede?

Sulla prima c’è un effetto negativo anche per le tensioni geopolitiche legate a Russia e Ucraina e siamo è all’inizio di un processo di revisione sul settore finanziario che terrà occupati i mercati; del resto la revisione della qualità di credito europea andrà avanti da qui ai prossimi anni.  In USA le revisioni sono al rialzo, il secondo trimestre è stato positivo. Il tasso di disoccupazione in USA è al 6%, in Europa all’11%. 

L’atteggiamento della FED da qui a fine mese?

Il mercato non stima il rialzo dei tassi. Vedendo i dati macro, la FED si è mantenuta cauta ma ad un certo punto la forza relativa della domanda interna non potrà  non essere valutata e quindi cambierà atteggiamento. Sarà un processo lento ma i tassi risaliranno. 

L’Italia sta rallentando. Come vede il Paese?

La crescita italiana ha deluso e deluderà. È negativa dello 0,2% ma il mercato si focalizzerà sul 2015, il fatto che il 2014 sia un anno perso è ormai scontato dal mercato. Ora bisogna vedere se ci sono fondamenta forti nel futuro. Il settore finanziario sarà più forte nel supporto degli impieghi, a oggi le banche non hanno ancora aperto i cordoni ma il prossimo anno saranno più pronte e poi bisogna fare ripartire la domanda. In Italia le tasse sul lavoro sono troppo elevate ed è importante fornire risorse per il taglio del costo del lavoro. 

Come deve muoversi un investitore?

Anche qui, meglio un atteggiamento prudente. Il mercato finora si è troppo focalizzato sulle banche centrali e portando i titoli su valutazioni troppo elevate rispetto al contesto macroeconomico. Abbiamo sull’obbligazionario una duration media molto bassa. Sul dollaro, riteniamo ci siano tutti gli estremi perché continui a rafforzarsi e pensiamo possa arrivare a 1,22-1,23 e quindi siamo positivi. 

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