Aumento dei tassi USA, un segnale necessario


Il nostro scenario base prevede un aumento dei tassi di interesse a settembre da parte della Federal Reserve, accompagnato da una comunicazione che avrà al suo interno la parola “graduale”. Il discorso includerà anche stime “da colomba” sul grafico dei “dots” dei futuri rialzi dei tassi di interesse. I recenti dati economici mostrano come l’economia a stelle e strisce sia su una strada di ripresa solida, il tasso di disoccupazione è calato dello 0,4% negli ultimi tre mesi. Ad oggi, esso si assesta al 5,1%, cioè il tasso di equilibrio del FOMC e all’interno delle previsioni tendenziali dello stesso Comitato per il 2017. Sebbene non sia in questo perfetto, il tasso di disoccupazione rimane uno dei migliori indicatori circa lo stato di salute del mercato del lavoro.
 
Attendere per un aumento dei tassi fino a dicembre o anche oltre, con il rischio di un’ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, potrebbe danneggiare la credibilità dell’approccio “graduale” delineato dalla stessa Fed, in quanto posticipare il rialzo potrebbe implicare, in futuro, la necessità di maggiore rapidità dei rialzi futuri. Pertanto, siamo d’accordo con il vice presidente della banca centrale americana, Stanley Fischer. Secondo il punto di vista di Fischer, quello di cui ha bisogno l’economia mondiale è un segnale forte che l’economia americana stia avendo una crescita robusta. Sebbene sia ancora una decisione difficile da prendere, un aumento dei tassi a settembre potrebbe essere il segnale di cui l’economia mondiale ha bisogno.

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In attesa della Fed

Il 17 settembre è la data in cui la banca centrale degli USA comunicherà la sua decisione sui tassi d’interesse. E la scommessa che il tasso di cambio tra le due più importanti valute, in casi di rialzo, si involi verso la parità non è più così scontato.

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