Asset manager internazionali in Italia: l’asset allocation ottimale (parte II)


Qual è l’asset allocation di portafoglio ideale? Una domanda di primo ordine per i gestori del risparmio gestito, che, soprattutto negli ultimi tempi, sono stati costretti a confrontarsi con una serie di movimenti ed evoluzioni dei mercati, che hanno visto rotazioni di performance repentine, sia settoriali che di asset class, nel bene e nel male, da un trimestre all’altro. Ed è a questa domanda, che i responsabili di alcuni degli asset manager internazionali presenti in Italia, hanno provato a rispondere nella seconda parte della round table organizzata da Funds People.

Un azionario di moda

L’asset class su cui si focalizzano maggiormente i manager partecipanti alla tavola rotonda, è sicuramente quella azionaria, con un focus sull’Europa. In particolare, Luca Gabriele Trabattoni, country head Italy and Mediterranean Countries di Union Bancaire Privée (UBP), fa sapere che dalla società hanno mantenuto un focus sulle small cap, dove lo scorso anno il sovrappeso era su quelle americane, a differenza del 2017 dove nei portafogli sono state aggiunte anche small cap europee. Sul tema asset allocation, Trabattoni ci tiene a puntualizzare che, lo scorso anno, UBP ha fatto molto fine tuning, evitando di correre dietro all’evento, al fine di ottenere un’allocazione ottimale degli asset, vista l’imprevedibilità che ha caratterizzato il 2016. “A inizio anno avevamo sottopesato la componente obbligazionaria, principlamente quella euro, riducendo il segmento governativo a favore del debito societario americano e della componente high yield; eravamo sovrappesati in azioni, con un focus sulle small cap statunitensi, dove quest’anno, abbiamo mantenuto quindi un focus su queste società, aggiungendo anche le small cap europee”, afferma il manager. A livello settoriale globale invece, l’interesse va sui titoli value, dove da UBP vedono una ripresa di queste valutazioni, e aggiunge, “Siamo in una situazione in cui l’economia cresce poco, in quanto a livello macroeconomico le economie crescono se c’è un aumento della produttività e dei consumi. L’aumento dei consumi dipende fondamentalmente da un incremento della popolazione: negli ultimi anni, sia negli Stati Uniti che in Europa occidentale questo incremento non si è verificato”, afferma Trabattoni.

Sulla componente equity, un interesse sul value ce l’hanno anche da La Financière de l’Echiquier. Paolo Sarno, country head Italia della società francese, evidenzia infatti come si sia osservata un’ondata importante sul settore, dove i relativi prezzi si presentano abbastanza ragionevoli. Per il manager, un fattore importante per una buona allocation è quello di “essere flessibili nel lungo termine, mentre è invece fondamentale, assumere posizioni a breve sulla componente obbligazionaria, al fine di essere preparati a un rialzo dei tassi”, afferma Sarno.

Diversa è invece l’idea di investimento azionario di Investec AM, dove, a livello internazionale, punta su poche aziende di altissima qualità, che prevedono poche esposizioni verso singole aree geografiche, con un business globale e che abbiano caratteristiche eccellenti per l’attuale contesto. Gianluca Maione, country head Italia della società, spiega nel dettaglio quali sono queste caratteristiche idonee agli investimenti Investec AM, “ossia appartenenti a settori anticiclici, quali consumer stable e consumer discrectionary, con marchi forti e che abbiano un pricing power che le renda resistenti a qualunque forma di protezionismo”, afferma Maione.

L’obiettivo di Comgest, è invece quello di andare alla ricerca di azioni di società di Paesi che possano offrire maggiori opportunità di stock picking. Gabriella Berglund, responsabile Italia dell’asset manager francese, mette in evidenza quello che, a suo parere, è il maggiore competitor dei gestori attivi, “Il nostro grande concorrente mondiale è la gestione passiva, e quindi in qualità di gestore attivo, è fondamentale trovare delle opportunità di creazione di valore”; e sui mercati Berglund aggiunge, “Noi non facciamo considerazioni di tipo macroeconomico, ma cerchiamo società in crescita, con valutazioni interessanti. La nostra allocazione azionaria sugli emergenti è focalizzata su Cina, India e Brasile, ma soprattutto sulla Cina. La Cina rappresenta il 15% del PIL mondiale e potrà arrivare insieme all’India al 50% nel 2050, ma è poco rappresentata dagli indici; se guardiamo l’MSCI Emerging Markets e l’MSCI World, il peso della Cina è molto basso, anche se sull’MSCI Emerging Markets dovrebbe passare dal 25% al 40%”. Considerando l’A-Shares cinese infatti, la manager sostiene che solo l’1% appartiene ad investitori stranieri, e solo il 9% a istituzionali; ciò rende quindi il mercato cinese ancora estremamente emergente a livello di diversificazione degli investitori, e, per uno stock picker, questa rappresenta senz’altro un’opportunità “eccezionale”. In generale, la view di Comgest è molto positiva sui mercati emergenti che in questo momento hanno poco rischio geopolitico. Berglund conclude spiegando anche l’interesse della società verso il mercato giapponese ed europeo, dove, per quanto concerne il primo, fa sapere che da Comgest sono focalizzati sui leader mondiali con valutazioni a buon mercato, soprattutto aziende leader nella robotica, mentre il posizionamento sul portafoglio europeo, visto il possibile coinvolgimento del rischio politico nel Vecchio Continente, è su società leader esportatrici, pur avendo un’esposizione del 25% sugli Stati Uniti.

L’iper-regolamentazione del fixed income

Infine, Donato Giannico, country head Italia di Raiffeisen Capital Management, si focalizza sulla componente obbligazionaria dei portafogli, ed in particolare sulle principali sfide che questa asset class affronterà nei prossimi anni, ovvero l’iper-regolamentazione e la frammentazione delle controparti. “Il nostro mercato è in progressione di iper-regolamentazione, e questa crea delle problematiche. Il sistema bancario avrebbe più bisogno di regolamentazione rispetto all’industria del risparmio gestito. Quando l’iper-regolamentazione non è supportata da un sistema che va verso la direzione del cliente, questa corre il rischio di avere un effetto contrario. Il mercato del fixed income sarà un’altra sfida, in quanto ciclicamente si appresta ad avere una nuova era. In generale, per quanto ci riguarda, gli asset sono più posizionati sulla componente obbligazionaria”, conclude Giannico. 

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