Arriva il nuovo fondo Az Arbitrage


Il comparto di casa Azimut, Ucits lussemburghese, rappresenta una soluzione di decorrelazione dal mercato. Il gestore, Alessandro Capeccia, punta a raggiungere un rendimento del 3% annuo, intercettando le opportunità di investimento sulle società soggette a OPA.

Dott. Capeccia, le gestisce anche il fondo flessibile bilanciato da 14 anni, l’Azimut Dinamico. come nasce il nuovo comparto Az Arbitrage?

Questa è una strategia che ho iniziato a implementare l’anno scorso proprio sul mio fondo (l’Azimut Dinamico, ndr). L’idea è partita da una domanda precisa: coi tassi così bassi, dove mettiamo i soldi? Questo fondo risponde a questa esigenza. Dato che oggi è molto difficile avere rendimenti decenti in Europa, considerando che è sparito il concetto di risk free. Avendo un fondo con un mandato abbastanza largo, l’esigenza era di cercare fonti di rendita alternative in Europa e, non volendo investire su scadenze a lunghissimo termine o su prodotti obbligazionari in valuta, abbiamo pensato a un prodotto nuovo che va a intercettare le opportunità di investimento sulle società soggette a OPA. Un azionario, con la volatilità dell’obbligazionario, diversificando molto. 

Questo può dirsi un fondo azionario atipico, una sorta di zero coupon. È una strategia mutuata dai gonfo hedge ma in questo caso è Ucits e quindi aperto al retail. 

Sì. Questa strategia in Usa esiste da più di vent’anni nel mondo degli hedge fund. In Europa ci sono pochi fondi Ucits di questo tipo. Mi sono messo a guardare il profilo di rischio rendimento su uno storico di vent’anni e ho visto che, su 16 anni, 15 erano positivi. E quelo negativo non è stato il 2008, l’annus horribilis della crisi globale. Ho cominciato allora a comprare storie di m&a in giro per il mondo, tra Stati Uniti e Europa. Io posso comprare quando è uscita la notizia ufficiale: compro il titolo dal giorno dopo l’operazione (vedi Italcementi) e il prezzo diventa più vicino all’obbligazione che all’azione. È una strategia decorrelata dall’azionario e il rendimento è implicito. In una fase di QE in Europa e di tassi a zero ho iniziato a investire in questa strategia. E ho creato un fondo ad hoc mentre prima era una parte del mio portafoglio. 

Quanto tempo ci avete messo?

Circa un semestre. I tempi sono questi. A gennaio, con il QE di Draghi abbiamo deciso di accelerare il processo. Il prospetto era pronto a dicembre e siamo partiti a giugno. 

Cosa comprate?

Società soggette a OPA in giro per il mondo. Tra queste, le più semplici sono quelle cash, poi ci sono casi molto più complessi dove c’è una parte in cassa e una in azioni (cash&stock, ndr). In Usa, per esempio, molte operazioni sono fatte carta contro carta (si veda Alcatel Nokia). Facciamo arbitraggio. Il  portafoglio è molto diversificato e ha un rendimento definito. Sono azioni che hanno una vita media molto breve, dato che la durata di un’Opa in media è di 120 giorni. 

Qual è il rischio?

Che succeda qualcosa nel frattempo come l’intervento dell’Antitrust o un disaccordo nell’assemblea dei soci. Qualcosa che fa sì che l’operazione non vada a buon fine, con l’azione che scende rispetto al valore dell’OPA. Se lo si fa in modo molto diversificato, si fraziona il rischio. In genere, il numero delle operazioni che falliscono sono poche, ne saltano 6 su 100. Se non succede nulla, questo fondo è un buy and hold. 

Per questo la strategia ha un premio sul rischio…

Sì. Per questo la strategia ha sempre un premio perché ci possono essere complicazioni nell’operatività di un deal o il deal può non andare proprio a buon fine del tutto. La volatilità è ben al di sotto del 5%, pur essendo un fondo azionario. Le oscillazioni sono infatti molto contenute rispetto al mercato di riferimento. Il rendimento obiettivo è del 3% al netto dei costi. 

Quante storie avete in portafoglio?

Oggi ce ne sono tante. Sono 66 di cui poco meno di 50 sugli Usa e 16 sull’Europa. Del resto ce ne sono tante sul mercato. C’è molta febbre di m&a per due motivi: i tassi a livello assoluto sono bassi e per le società che hanno cassa in bilancio è un ottimo momento dato che per crescere di valore una delle strade è proprio l’m&a (un modo sicuro per far crescere gli Eps, ndr). Inoltre il livello di indebitamento delle società è molto basso e, dato che il denaro costa poco, queste sono motivate a investire. Il contesto globale è piuttosto buono e meno problematico di quanto si pensi. Al netto delle turbolenze che si sono registrate tra Cina e Grecia, non è stata messa in discussione la solidità delle economie generali. 

Al momento quante classi avete?

Quella per il retail, a distribuzione e a accumulazione. Quella per gli istituzionali la faremo più avanti. 

Società

Altre notizie correlate


Anterior 1
Anterior 1

Prossimi eventi