Argentina, il rischio default si fa sempre più probabile


Prima la mediazione, poi la scadenza che fa intravedere il peggio: un altro default. La prima si è conclusa con un nulla di fatto. La seconda porta la data del 30 luglio, data ultima per risolvere la diatriba tra i detentori di bond e l’Argentina. Se non si riuscisse a trovare una quadra, ci sarà un altro default per il Paese capitanato da Cristina Kirchner. È quanto ha fatto sapere Daniel Pollack, il mediatore incaricato dal giudice federale americano Thomas Griesa di risolvere la disputa fra il Paese sudamericano e i fondi.

I fondi in questione pretendono il rimborso del valore completo delle obbligazioni argentine acquistate a forte sconto dopo il default del Paese nel 2001. E lo fanno a suon di ingiunzioni dei tribunali. Ecco perché gli hedge fund non hanno mai voluto aderire ai piani di ristrutturazione offerti dal governo Kirchner. La richiesta dei fondi è di 1,33 miliardi di dollari. Ma il ministro dell'Economia di Buenos Aires, Axel Kicillof, aveva annunciato all’inizio del mese che la cifra sarebbe in realtà potuta lievitare fino a 120 miliardi di dollari a causa degli interessi maturati nel frattempo. Una cifra che l’Argentina non può certo permettersi, perché dispone solo di 28,5 miliardi di dollari di riserve in valuta estera.

La baruffa legale dell’Argentina con determinati hedge fund deriva dalla sua esposizione di circa 100 miliardi di dollari di debito pubblico nel 2001. Il paese ha offerto ai titolari di obbligazioni in default i nuovi titoli valutati a circa 33 centesimi sul dollaro nel 2005 e nel 2010. Tra i due swap, gli investitori avevano accettato di scambiare quasi il 93% delle obbligazioni in default ammissibili per la ristrutturazione. Gli hedge fund guidati da Elliott Management Corp. (affiliato NML Capital Ltd) e Aurelius Capital Management LP hanno deciso di non ritirare le obbligazioni e hanno invece citato in giudizio il Paese per il rimborso completo. I cosiddetti ‘holdout creditor’ hanno vinto circa 1,6 miliardi dollari, dopo anni di contenzioso nei tribunali degli Stati Uniti.

L’Argentina ha eseguito gran parte delle opzioni legali dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti il 16 giugno ha rifiutato di accoglierla in appello, rimettendosi alle decisioni del giudice Griesa secondo cui l’Argentina deve trattare tutti i suoi creditori allo stesso modo.

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