Luglio, uno sguardo ai mercati e qualche previsione


Quello di luglio è stato un mese particolarmente positivo per i mercati azionari che hanno registrato performance medie del +1,5%, “un risultato che ha beneficiato dell’ennesimo livello record raggiunto da Wall St. ma anche dell’andamento favorevole degli emergenti e, in minor misura, di Europa e Asia”, spiega Alberto Zorzi, VDG responsabile direzione investimenti di Arca SGR.

Sul mercato del reddito fisso risultati positivi sono stati ottenuti dai mercati a spread (emergenti e corporate bonds) mentre di poco sopra lo zero si sono spinte le performance dell’indice globale e quello dell’area euro, dove il rendimento dei titoli a dieci anni tedeschi si è portato al di sopra dello 0,5% per la prima volta da oltre un anno. Zorzi segnala, tuttavia, il movimento di segno opposto dei rendimenti a due anni che, dopo aver chiuso il semestre su livelli massimi del 2017, sono nuovamente scesi nel mese di luglio di oltre 10 bps.

Sui mercati valutari, poi, l’euro si è rafforzato contro le principali valute, un comportamento che bisognerà osservare con attenzione, soprattutto rispetto al dollaro, “perché potrebbe prefigurare una discontinuità sul mercato dei cambi e più in generale su tutte le asset class”, spiega l’esperto.

Consolidamento della crescita e azione delle Banche centrali

Le prospettive positive per il ciclo economico sono state nuovamente confermate nell’aggiornamento trimestrale delle previsioni del FMI. Tuttavia, rispetto al rapporto di aprile, emerge una revisione al ribasso della crescita americana, complici le difficoltà che la nuova amministrazione sta riscontrando nel portare avanti il proprio programma economico. “Una riduzione”, continua Zorzi, “compensata da marginali revisioni al rialzo per Eurozona, Giappone e mercati emergenti”.

Si tratta comunque di variazioni che non incidono sulle attese sugli sviluppi delle politiche monetarie. “Questo vuol dire che dopo l’estate negli Stati Uniti assisteremo a un ulteriore aumento di quarto di punto dei tassi d’interesse e si procederà, sempre gradualmente, alla riduzione di stock di titoli acquistati sul mercato a fronte del quale molta liquidità è stata generata nel corso degli anni”. La BCE, dal canto suo, proseguirà gli interventi sul mercato a un ritmo di 60 miliardi di euro fino a dicembre ed è verosimile che l’ammontare verrà ridotto con il nuovo anno.

Probabilmente già a settembre la Banca centrale, che comunica le sue decisioni sempre con largo anticipo, darà indicazioni su come intende muoversi”. Prendendo come esempio gli USA, che questo passaggio lo hanno vissuto già qualche anno fa, l’esperto afferma che è possibile aspettarsi una graduale uscita dal QE che interesserà tutto il 2018 mentre per un aumento dei tassi ufficiali sopra lo 0, a meno di sorprese particolarmente favorevoli sul fronte economico, dovremo attendere il 2019.

Infine, occhi puntati sulle elezioni politiche di settembre in Germania e su quelle italiane, sempre più vicine. Il cocktail di dibattito politico ed elettorale e uscita dalle misure straordinarie delle Banche centrali potrebbe generare un po’ di volatilità in più ma nessun cambio di rotta significativo, rassicura l’esperto.

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