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Arc AM e le energie rinnovabili, un ponte tra l'economia e la finanza


Grandi novità in arrivo nel 2015 per Arc Asset Management, la SGR con passaporto europeo, nata nel 2007 per iniziativa di Angelo Lazzari, attuale AD della società. Dopo True Energy Fund e Sunrise Fund, nel secondo semestre Arc AM lancerà due nuovi fondi. Ad anticiparlo a Funds People è lo stesso Lazzari, per il quale un fondo di investimento è concepito quale strumento in grado di fungere da ponte tra asset “AR – alternativi e reali” e mondo finanziario. In tale prospettiva la strutturazione e la gestione di veicoli di investimento alternativi, insieme alla progettazione di un’efficiente struttura finanziaria, svolgono un ruolo chiave nella valorizzazione del potenziale delle aziende target. 

 
Lazzari, Arc AM è una società di diritto lussemburghese, ma praticamente è una SGR italiana. Cosa vi ha spinto a stabilirvi in Lussemburgo e quali sono le novità per il 2015?

Arc Asset Management è nata nel 2007 su iniziativa di manager italiani; tuttavia, coerentemente con la propria mission, ha cercato di stabilirsi dove si presentano migliori opportunità per una gestione più efficiente del business e per l’accesso al mercato dei capitali. Da ciò è derivata la scelta del Lussemburgo. Siamo una società di gestione del risparmio con passaporto europeo, autorizzata da Banca d’Italia alla distribuzione a distanza dei fondi armonizzati UCITS IV e sottoposta al controllo dell’autorità di vigilanza lussemburghese.

Due sono i core business principali. Il primo si esplicita nella natura di management company lussemburghese, offrendo i servizi di compliance e risk management, creando e gestendo fondi di investimento dedicati in partnership con altri advisor e/o altri asset manager, banche, SIM e SGR. Il secondo deriva dalla crescente specializzazione nella gestione di investimenti in asset “AR – alternativi e reali”.  Quanto alle novità per i prossimi mesi, abbiamo avviato l’iter per l’autorizzazione all’apertura della branch italiana.  Inoltre, puntiamo a sviluppare e valorizzare i fondi esistenti e a procedere con il lancio di nuovi fondi che saranno pronti nei prossimi mesi, insieme al progetto di quotazione dei fondi armonizzati sulla piattaforma di Borsa italiana.

In un mercato, quello del risparmio gestito, molto competitivo come quello italiano, ci sono spazi di crescita?
Riteniamo vi sia un ampio spazio di crescita nella gestione di fondi alternativi, legati all’economia reale. Secondo questa prospettiva un fondo di investimento è concepito quale strumento in grado di fungere da ponte tra economia reale e mondo finanziario, nella consapevolezza che la prima è imprescindibile dal secondo e che, a sua volta, la finanza è strettamente correlata all’economia reale.

All'interno della vostra offerta, avete due fondi che investono nelle energie rinnovabili, a chi si rivolgono e come stanno andando?

I nostri fondi infrastrutturali energetici sono True Energy Fund e Sunrise Fund, lanciati da IRIS FUND Sicav-Sif. True Energy Fund, lanciato nel gennaio del 2011, si rivolge sia agli imprenditori che agli investitori istituzionali con l’obiettivo di sfruttare le proprie competenze aggregative ed è in grado di trasformare la finanza in uno strumento eco-sostenibile che genera profitto. Il fondo offre una diversificazione del portafoglio per area geografica, per settori delle energie rinnovabili - mini idroelettrico, fotovoltaico e mini eolico - e per le dimensione degli impianti, garantendo una riduzione del rischio per ottimizzare il rendimento in funzione del rischio stesso.
True Energy Fund ha creato valore nel settore del mini-eolico attraverso la società controllata TE Wind che, dopo due anni dalla sua costituzione, nell'ottobre 2013, è stata quotata sull'AIM Italia. E con la quotazione è stata emessa la prima obbligazione convertibile sul mercato AIM Italia.
True Energy Fund ha realizzato una performance del 10,36% dal 2011, con volatilità storica molto bassa.

Mentre quali sono le caratteristiche del secondo fondo?

Il nuovo fondo Sunrise, lanciato nei primi mesi del 2015, riguarda la selezione, aggregazione e gestione di almeno 100 impianti fotovoltaici da 1 Mwp (megawatt di picco, ovvero la potenza nominale), già esistenti e funzionanti, ubicati sul territorio nazionale che soddisfano criteri tecnici e di redditività predefiniti, in grado di dare un ritorno economico a doppia cifra. Tale progetto rappresenta un’alternativa con un rapporto rischio/rendimento interessante, fondato sui flussi di cassa generati dagli asset fotovoltaici e che si sostanzia in uno strumento ibrido tra un fondo di private equity puro e un private bond. Questa duplice natura (equity-bond) si presta all’emissione di strumenti obbligazionari, quali i mini-bond, garantiti dai flussi di cassa generati dagli impianti sottostanti.  Un rendimento a doppia cifra è quello che si prospetta agli investitori del fondo sulla base delle attuali condizioni di mercato, mentre per gli investitori interessati agli strumenti finanziari emessi dal fondo questo sarà superiore di circa due punti percentuali rispetto agli strumenti “privi di rischio” quali, ad esempio, i titoli di Stato italiani.

Che tipo di mercato è quello delle energie rinnovabili in Italia? Perchè un investitore italiano dovrebbe investire in questo settore?  

Dal Rapporto “Energia da Fonti Rinnovabili in Italia – 2013” del Gestore Servizi Energetici emerge che nel 2013, in Italia, il 16,7% dei consumi complessivi di energia sono stati coperti da fonti rinnovabili. In particolare, il nostro Paese è leader mondiale per quanto riguarda la percentuale di energia elettrica prodotta attraverso il fotovoltaico. Da sei mesi a questa parte, però, siamo entrati in una nuova fase detta “post-spalma incentivi”. In questo nuovo clima di assestamento, la distanza fra domanda e offerta si sta via via restringendo. Le attese sono per un nuovo periodo in cui i prezzi degli impianti fotovoltaici in vendita subiranno una notevole diminuzione e l’acquisizione sarà decisamente vantaggiosa per gli investitori interessati al settore.
Alla luce di ciò, il mercato secondario di impianti fotovoltaici sta conoscendo un periodo di nuove opportunità generate dalla carenza di liquidità dei proprietari degli impianti, i quali dovranno procedere a una dismissione di asset. Una delle soluzioni proposte è che il singolo operatore abbia la possibilità di conferire tali asset a un soggetto aggregatore di elevato spessore.

In questa fase di mercato, il business delle energie rinnovabili offre ancora interessanti opportunità di crescita?

Le opportunità riguarderanno le realtà che avranno saputo utilizzare le possibilità date dell’aggregazione. Il vero ago della bilancia sarà la capacità di porre in essere profondi processi di re-ingegnerizzazione, al fine di aumentare la produttività degli impianti fotovoltaici acquisiti, accrescendone la remunerazione e il ritorno economico. In tale prospettiva, per chi nel mondo finanziario intende massimizzare il rendimento, prestando attenzione alla sicurezza dell’investimento, un asset energetico rappresenta un’opportunità. Basti pensare che il mercato secondario del fotovoltaico in Italia si presenta estremamente frammentato, in quanto i primi 10 operatori controllano il 10,3% della potenza installata totale ed è costituito da impianti prevalentemente di potenza inferiore ad 1MW. Esso, allo stato attuale, non consente alle pmi l’accesso agli strumenti finanziari oggi disponibili in alternativa ai tradizionali canali bancari. Pertanto l’obiettivo che ci siamo posti è quello di continuare l’aggregazione di asset energetici, da valorizzare da un lato attraverso processi di efficientamento, accrescendone di pari passo la remunerazione e il ritorno economico, e dall’altro attraverso la progettazione di un’efficiente struttura finanziaria, che faccia emergere il potenziale delle aziende target.

Avete in programma il lancio di nuovi fondi?

Nel secondo semestre 2015 lanceremo due nuovi fondi. Il primo nell’ambito di Arc Res, il brand di Arc AM che realizza fondi dedicati alla trasformazione di asset immobiliari in asset finanziari e viceversa. Si tratta di un fondo che investirà in edifici residenziali per persone della terza età autosufficienti: un settore con alte potenzialità di sviluppo nei prossimi anni, in considerazione dell’invecchiamento della popolazione. Secondo l’Indice di vecchiaia per l’Italia, nel 2014 ci sono stati 154,1 anziani ogni 100 giovani. Il fondo, che a regime prevede di mantenere la nuda proprietà degli edifici e di cederne l’usufrutto agli utilizzatori, svilupperà al suo interno una società di servizi che risponderà nel modo più efficiente alle esigenze degli utenti. 
Il secondo fondo sarà lanciato da Arc Pe, il brand di Arc AM specializzato nel private equity, che opererà come “PMI credit fund”, ossia con l’obiettivo di investire negli strumenti di debito, anche non quotati e non solo mini-bond, di imprese di piccole e medie dimensioni (private debt), trattandosi di una asset class dal buon profilo rischio-rendimento.

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