Anzola (Fideuram): "Per selezionare un fondo servono esperienza e tempo"


Scegliere il fondo giusto (al momento giusto) non è di certo una cosa semplice. Servono metodologia, analisi e anche una buona dose di passione per un lavoro certosino di selezione. Ma quali sono i criteri e come funziona il lavoro di un funds selector? Come spiega a Funds People Luca Anzola, gestioni multimanager di Fideuram Investimenti SGR, “l’attività fondamentale è quella di analizzare processi e valutarli. Non credo esista una formula magica per selezionare correttamente un fondo ma, nello stesso tempo, ritengo che l’adottare un metodo coerente e mantenerlo nel corso del tempo, senza farsi influenzare dai fattori di breve termine o dalle performance più recenti, sia di grande aiuto. Penso, inoltre, che, come quando si va in barca a vela, il metodo di selezione sia affinabile con l’esperienza ed il tempo. Solamente dopo aver ‘macinato molte miglia’ (ossia aver incontrato centinaia di gestori ed analizzato altrettanti processi) si sviluppa quella sensibilità necessaria a capire gli aspetti di forza e di debolezza di un fondo”.

In questo senso, per Anzola, c’è un punto critico da affrontare nel processo di selezione di un fondo d’investimento. “I fondi vengono sempre e giustamente presentati mettendo in evidenza i loro relativi punti di forza ed i gestori che si incontrano sono persone con mediamente vent’anni di esperienza in quello che fanno, professionisti che conosco molto meglio di chi seleziona l’asset class di cui si sta parlando”, dice l’esperto di Fideuram Investimenti. “Questa credo sia la ragione principale per cui è importante avere un metodo consolidato negli anni e seguirlo con disciplina: in modo da guardare ad un fondo con occhio clinico al fine di individuare i suoi punti di debolezza e capire se sono gestiti adeguatamente e non potrebbero diventare determinanti un domani, per esempio, in caso di deterioramento delle condizioni di mercato”.

Ma cosa vuole dire selezionare un fondo? Come spiega Anzola “significa condividere e sposare un metodo che va al di la del semplice rapporto rischio/rendimento storicamente ottenuto dal gestore. Per questa ragione è sempre necessaria un’approfondita analisi qualitativa da affiancare alla tradizionale analisi quantitativa e di peer group. È importante capire tutto il processo di investimento, dalla generazione delle idee all’implementazione di portafoglio, passando per la gestione del rischio sia di mercato che operativo/strutturale. Questo aspetto è di particolare importanza soprattutto quando si selezionano fondi alternativi, la cui assenza di benchmark, unita all’utilizzo di tecniche di gestione avanzate con strumenti complessi, rendono estremamente eterogeneo l’universo di fondi selezionabili, obbligando chi li seleziona a conoscere nei minimi dettagli il processo di investimento adottato dal gestore”.

Per questo sono perciò importanti i parametri da seguire. “Ho deciso di adottare, con i relativi aggiustamenti a seconda della strategia, un approccio simile a quello che, per quasi dieci anni, ho usato per la selezione di fondi hedge. Questo implica l’affiancamento alla tradizionale analisi quantitativa, di una valutazione qualitativa che, di norma, viene focalizzata su un’approfondita analisi incentrata su questi sei aspetti: caratteristiche del fondo, analisi del team di gestione, analisi del processo di investimento, valutazione del risk management, trasparenza offerta e analisi di rischio strutturale (operational due diligence).

Non uso il track record solo per vedere il profilo di rischio/rendimento ottenuto, ma anche e soprattutto per valutare la coerenza con lo stile dichiarato e le performance ottenute", aggiunge il funds selector. Che poi sottolinea come ci sia un elemento irrinunciabile del suo lavoro: il contatto direttore con il gestore ed il team d’investimento. “Per di comprendere correttamente un fondo e soprattutto per poterlo monitorare con efficacia, il contatto diretto con chi gestisce è di fondamentale importanza e deve essere assicurato su base periodica” precisa l’esperto. “Un’adeguata struttura di supporto commerciale rimane di grande aiuto, così come la condivisione periodica del portafoglio, ma non è sufficiente dal momento che una certa profondità di analisi può essere assicurata solo parlando con chi ha la responsabilità finale delle scelte di investimento”.

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