Anticipare gli eventi macro porta a previsioni sbagliate


Spesso i gestori di fondi sono ossessionati dal tentativo di prevedere gli sviluppi economici, e in particolare il PIL, effettuando analisi approfondite per cercare di determinare quali sono i dati di crescita per il trimestre successivo. Il problema è che, nel mondo degli investimenti, tanta fatica potrebbe servire a poco. "La crescita economica non si riflette sui rendimenti dei titoli azionari. È possibile prevedere il PIL ma, allo stesso tempo, le borse possono offrire rendimenti negativi. Il PIL non è un buon predittore del comportamento del mercato", ha affermato Ian Ormiston, portfolio manager dell’European Equity di Old Mutual Global Investors, in occasione dell’OMGI Global Markets Forum tenutosi la scorsa settimana ad Oxford (Regno Unito).

La società britannica è convinta che una delle ragioni che spiega il fatto che molti manager non siano in grado di battere i benchmark, rispetto al quale i loro prodotti sono confrontati, sia la loro insistenza nel tentativo di prevedere gli eventi geopolitici, o i dati macroeconomici. Farlo risulta quindi un lavoro molto complicato e inutile. In Old Mutual Global Investors questa è una convinzione molto diffusa, convinzione che, oltre ad Ormiston, è difesa anche da Ian Heslop, co-gestore dell’Old Mutual Global Equity Absolute Return e dell’Old Mutual North American Equity, prodotti con marchio Funds People, rispettivamente il primo con doppio rating Preferito dagli Analisti-Blockbuster (AB), e il secondo con il rating C di Consistente. "Anche se si indovina una previsione, ci sarà comunque una seconda parte in cui bisogna capire come il mercato reagirà", sottolinea il manager.

A suo avviso, le lezioni ricevute negli ultimi anni dovrebbero servire come un importante promemoria per coloro che cercano costantemente di prevedere il futuro, e che cercano di posizionarsi approfittando delle proprie previsioni, dato che i mercati reagiscono spesso in modo imprevedibile. L'abbiamo visto con la BCE, dove, nel 2015, durante i 30 giorni successivi agli stimoli monetari annunciati il 22 gennaio da Mario Draghi, l'EuroStoxx 50 reagì con un aumento del 5%. Tuttavia, il 10 marzo 2016, il presidente dell’autorità monetaria annunciò ulteriori stimoli monetari e, nei 30 giorni successivi, l'indice paneuropeo scese del 2%.

In altre parole, il manager che nel marzo 2016 aveva anticipato il nuovo asset purchase programme della BCE, e che si era posizionato tenendo in considerazione una reazione del mercato simile a quella del 2015, si sarebbe quindi sbagliato. Un altro chiaro esempio l’abbiamo visto con il comportamento registrato dal mercato dopo il forte deprezzamento del renminbi, dove, nel mese di agosto del 2015, la valuta cinese si deprezzò del 3%, il quale fu pervenuta nel mese successivo da parte dell’MSCI World con un calo del 7%. Tuttavia, nel mese di maggio, la caduta dello yuan fu del 2% e l'indice azionario globale non mostrò alcuna variazione. E cosa dire riguardo a quello che è successo nel 2016 con il trionfo, contro ogni probabilità, della Brexit o della vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane?

"Diciamolo chiaro. Quasi nessuno aveva previsto che i sostenitori del leave avrebbero vinto il referendum, eppure è successo. Ma ciò non significa che coloro che hanno avuto successo con tale previsione sono anche andati a segno con il loro posizionamento", dice Heslop. Ricordiamo che, prima del referendum, molti dei suoi clienti erano preoccupati per l'esposizione verso la borsa britannica e, paradossalmente, questo è stato il mercato che ha registrato il miglior comportamento. E non solo. Durante i sette giorni successivi al 15 giugno, l’FTSE 100 salì del 5%, in risposta a quanto dicevano i sondaggi, che davano per scontata la vittoria del remain. Dal 23 giugno, una volta conosciuto l’esito del referendum, l’FTSE 100 salì di un altro 3%, durante i successivi sette giorni. I problemi quindi colpirono anche i gestori del fixed income.

Secondo David Simner, portfolio manager del Fidelity Euro Short Term Bond (Consistente Funds People), "un manager che avesse saputo in anticipo l'esito del referendum avrebbe posizionato il portafoglio in modo difensivo, dando logicamente priorità al debito pubblico piuttosto che ad attività più rischiose. Chi l’avrebbe fatto sarebbe stato un eroe nei due giorni post referendum, ma nel bel mezzo della settimana successiva avrebbe sottoperformato il mercato. Ciò è incredibile, e mostra fino a che punto i mercati sono diventati imprevedibili. Lo scenario è così complesso che, anche se si avesse la possibilità di sapere in anticipo cosa accadrebbe a livello politico o economico, si potrebbero comunque prendere decisioni sbagliate".

E cosa dire riguardo al caso più recente, ovvero quello delle elezioni americane? Alcune entità addirittura prevedevano crolli superiori al 10%, nel caso in cui il candidato repubblicano avesse vinto le elezioni, una probabilità che i sondaggi mostravano come remota, con appena il 10% di successo. Eppure, dall'8 novembre, lo S&P 500 è quasi salito del 10%. "Prevedere gli eventi macro non è solo difficile, se non controproducente. Quello che funziona oggi, può non funzionare domani. Se si desidera creare un portafoglio costante nel tempo, è necessario crearlo in modo che questo sia altamente diversificato per stile di investimento. Se si investe su un portafoglio value, questo andrà bene in alcuni periodi, in periodi in cui questo stile sarà di moda, ma andrà sicuramente male in altri. Questo succede anche nel momentum, nel growth, nella bassa volatilità… Quello che funziona oggi, può non funzionare domani, per questo è necessario non rimanere statici, e adattare il proprio portafoglio costantemente", dice Heslop.

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