Anima SGR: la cautela è la migliore risposta


La parola d'ordine è prudenza. Dall'inizio del 2016 la crisi di fiducia si spande a macchia d'olio sui mercati internazionali, mentre prevalgono i timori per un netto peggioramento. È per questo che alla luce di queste turbolenze e dell’elevata incertezza sulle prospettive di breve termine, il team gestionale di Anima SGR ritiene opportuno esprimere "un giudizio di cautela in generale sull’asset class azionaria e impostare un posizionamento tattico neutrale sui portafogli obbligazionari". Per la società di gestione la prudenza è la migliore risposta alle forti correzioni di mercato, in attesa di segnali positivi in presenza di alcuni fattori "la Fed che procrastini decisamente l’azione appena intrapresa di normalizzazione dei tassi; la Bce che punti a migliorare la situazione delle banche, più cha a spingere i tassi ancora più in basso; il governo cinese che alla fine opti per una svalutazione della sua moneta, stabilizzi le sue riserve valutarie e supporti in misura maggiore la crescita interna. Un percorso né breve, né facile, ma necessario per stabilizzare i mercati e ricostituire un clima di fiducia per le famiglie, le imprese e gli investitori", fanno sapere. Ecco la view della SGR in quattro punti.

Giudizi neutrali sui titoli di Stato Core

È stato cambiato il giudizio di breve termine sulle obbligazioni dell’Area Euro, da positivo a neutrale. In particolare, per quanto riguarda la Periferia, è stato mantenuto un modesto sovrappeso sia sui titoli governativi italiani - con preferenza di curva 5-7 anni e in misura minore su titoli inflation linked – che su Portogallo e Irlanda (moderata preferenza di curva per la parte 5-10 anni). Posizione di neutralità sulle obbligazioni governative Core, con preferenza per Germania, Olanda e Francia e semicore Belgio e Austria (con preferenza per la parte di curva 5-10 anni e in misura inferiore per i titoli indicizzati all’inflazione). Per quanto riguarda le obbligazioni societarie, nell’ambito di una view neutrale, viene mantenuta una preferenza per le scadenze brevi. In generale i portafogli corporate presentano un sottopeso di duration, in un contesto di sempre maggiore diversificazione e un sovrappeso di beta; si preferisce ancora avere emissioni con rendimenti più elevati, ma su orizzonti temporali ravvicinati anche con un grado di seniority inferiore, a scapito di emissioni di migliore qualità ma con scadenza più lontana.

Europa: area preferita in relativo ma serve prudenza

Il giudizio sull’azionario Europa da positivo si fa oggi neutrale. Ma in termini relativi resta confermata la nostra preferenza per il mercato azionario europeo rispetto a quello americano, forte della politica monetaria sempre più accomodante della Bce per stimolare la crescita e raggiungere il target di inflazione del 2%, oltre che di un ciclo economico nel Vecchio Continente ancora in una fase meno matura. Inoltre, se i recenti timori sulla crescita economica dei paesi emergenti hanno penalizzato le revisioni sugli utili dei principali mercati mondiali, va detto che, pur rimanendo in territorio negativo, la revisione degli utili per le società europee si mostra migliore rispetto a quella statunitense. 

A livello settoriale all’interno dei portafogli dei fondi azionari europei la visione è positiva sul comparto healthcare, vista la sostenibilità della crescita delle vendite organiche derivante dal lancio dei nuovi prodotti, la solidità dei bilanci e l’alta generazione dei flussi di cassa che favoriscono la crescita della remunerazione per gli azionisti. Idea positiva anche per quanto riguarda il comparto tecnologico - alla luce del miglioramento dei trend operativi di profittabilità aziendale e del consolidamento previsto nel settore attraverso opportunità di fusioni e acquisizioni – e dei beni di prima necessità. Visione invece negativa sul settore dei titoli finanziari e a riprova è stato ridotto il peso sulle società più esposte ai Paesi emergenti; così come sul settore degli industriali e delle materie prime. Anche sui fondi flessibili è stata molto ridotta l’esposizione al mercato azionario vista l’elevata volatilità e la visione cauta sul contesto attuale.
 
Italia: la ripresa c’è ma pesa il settore bancario

Anche per il mercato azionario italiano il 2016 si è aperto molto negativamente per le questioni già esaminate, ma anche per una forte pressione sul settore bancario domestico: nonostante buoni livelli di capitalizzazione gli investitori istituzionali (e la BCE) sono preoccupati dall’ingente stock di “sofferenze” per i quali i valori di carico sembrano ancora lontani dal potenziale valore di realizzo. Problemi si osservano anche sul mercato obbligazionario con l’accesso al credito, praticamente chiuso per le banche più deboli. Allo stato attuale, perciò, la situazione internazionale e le preoccupazioni relative al settore bancario prevalgono sul miglioramento dell’economia italiana, dove comunque si rafforzano le evidenze della ripresa in atto (la fiducia dei consumatori viaggia sui massimi degli ultimi dieci anni ed è coerente con un’accelerazione dei consumi domestici). In questo contesto, perciò, la view di Anima da positiva oggi di
fronte a tanta incertezza è neutrale.

Borse emergenti, approccio negativo

Gli ultimi dati macroeconomici in Cina sono stati deludenti: crediamo che il rischio maggiore provenga dal mercato del credito, in particolare dai crediti in sofferenza delle banche, che insieme alla svalutazione della valuta cinese, potranno pesare negativamente sugli investimenti
globali. Inoltre, un’area di preoccupazione resta la direzione delle aspettative sugli utili.
Il rischio è evidente e in peggioramento al margine, per lo più in Cina (rallentamento industriale, indebitamento eccessivo e scarsa trasparenza), Corea (industriali esposti a Cina e Medio Oriente), Indonesia (materie prime), Brasile e Turchia.

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