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Andrew Swan: Flessibilità nell’asset allocation a seconda dei mercati


Quando parliamo di Asia, escludendo il Giappone, facciamo ovviamente riferimento a gran parte dei mercati emergenti. Realtà che negli ultimi anni stanno attraendo un importante interesse da parte degli investitori di tutto il mondo. Realtà sicuramente molto appetibili, ma che sono anche caratterizzate da notevoli rischi da tenere in considerazione nella costruzione del portafoglio di investimento da parte del gestore. 

Ed è proprio tra questi rischi che i fund manager, in determinate circostanze di mercato, vedono delle opportunità, come ci spiega Andrew Swan, gestore dei fondi Blackrock Asian Growth Leaders e Blackrock Asian Dragon: “Ci sono molti rischi in Asia per gli investitori. C’è un rischio critico in ogni Paese asiatico. È un continente dove molti cambiamenti sono in atto, sia a livello politico sia economico, e ciò favorisce molto un gestore attivo. Se un fund manager riesce a capire e a intuire questi cambiamenti politici, può creare nuove opportunità di investimento a suo vantaggio, infatti noi vediamo più opportunità in un contesto di questo tipo, che quando non vi sono cambiamenti”. 

Lo stock picking 

Nella descrizione dei punti in comune che vi sono tra i due fondi, Swan evidenzia i due più importanti: “Il primo è quello che entrambi investono nell’area Asia (ex Giappone), e il secondo è che sono entrambi molto flessibili. Investiamo infatti in differenti tipi di azioni asiatiche, alcune value ed altre quality. Quello che cerchiamo di fare è utilizzare la flessibilità per generare rendimenti attraverso i cicli economici, e a proposito dell’Asia, il suo ciclo economico tende ad essere abbastanza volatile, quindi le tipologie di investimenti che performano meglio, in un ambiente di questo tipo, possono cambiare. 

È per questo motivo che secondo me bisogna essere molto flessibili per poter performare in questi mercati. Entrambi i fondi tengono conto dei fattori macroeconomici perché, essendo appunto i cicli economici molto volatili, questo ci aiuta a governare meglio la tipologia di investimenti da adottare. Ricaviamo rendimento value attraverso lo stock picking, quindi siamo degli stock pickers che fanno analisi fondamentale con stile bottom-up”. 

Guardando invece alle differenze che caratterizza un prodotto dall’altro, la più importante “è che l’Asian Growth è un fondo libero, nel senso che non guarda al benchmark, ma è invece concentrato in società ad alta capitalizzazione, mentre l’Asian Dragon, invece, ha un modello di rischio più concentrato su settori, Paesi o comunque molto più concentrato sul benchmark”, afferma il gestore.

Approccio all’investimento

“Innanzitutto posso dire che il nostro approccio dipende da diversi fattori, ma alla base di tutto c’è il fatto che noi diversifichiamo il nostro portafoglio, e ciò è molto importante, essendo la flessibilità una delle caratteristiche chiave dei due fondi. 

Per quanto concerne il cambiamento della nostra asset allocation, questa dipende anche a seconda dei mercati. Ci focalizziamo principalmente in small companies, sottopesando quelle ad alta capitalizzazione”. Essendo quindi la flessibilità il fattore di successo, Swan ci fa sapere che la decisione più importante presa dal suo team risale a circa un anno fa, quando hanno cambiato la loro strategia da growth a value. 

In particolare, hanno iniziato ad investire in azioni value dalla fine del 2015, principalmente nel settore energetico e in quello dei materiali nella regione dell’Asia, in società con business in Corea e in Cina, e soprattutto che lavorano con l’acciaio, il cemento e col petrolio. Hanno quindi incrementato gli investimenti in questi settori cambiandone la tipologia, e utilizzando una strategia più attiva, dato che il team era più concentrato su azioni che hanno beneficiato delle politiche monetarie degli ultimi cinque anni.

Gli emergenti nel 2017 

A livello globale, il tema più in voga del 2016, per i mercati finanziari e non solo, più che il referendum britannico che sta portando alla Brexit, è stato sicuramente l’elezione di Donald Trump. L’insediamento alla Casa Bianca di una figura presidenziale così protezionista, non può che suscitare più di qualche incertezza tra i gestori di fondi che alimentano i propri portafogli dal calderone degli emergenti.

“Il tema Trump è sicuramente molto più importante per noi rispetto alla Brexit, in primis perché gli Stati Uniti sono la più grande potenza economica mondiale, e anche perché l’economia asiatica è strettamente correlata a quella statunitense, per le esportazioni che vi sono tra i vari Paesi asiatici con gli USA, soprattutto per quanto riguarda la Cina. Ovviamente le idee protezioniste di Trump danno qualche preoccupazione per quanto concerne gli emergenti. In ogni caso queste politiche porterebbero degli svantaggi non solo alla Cina, ma anche agli USA, dato che beneficiano molto delle importazioni cinesi. Il mio punto di vista è che la Trade War dichiarata da Trump non è un beneficio per l’economia globale, e se il neo-presidente USA non adotterà le sue politiche protezioniste, i mercati asiatici saliranno senza dubbio, visto che anche i loro fondamentali stanno migliorando, oltre ad essere comunque dei mercati economici”, conclude il fund manager.

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