Ancora un lunedì nero. Prima sessione e primo debacle dell'anno per le borse. Cosa sta succedendo?


Il 2016 comincia malissimo per i mercati azionari. Il motivo? Un altro lunedì nero firmato Cina. Il crollo del 6,8% e dell'8,1% che rispettivamente hanno segnato questo inizio d'anno la borsa di Shanghai e Shenzhen ha obbligato le autorità a sospendere automaticamente le quotazioni 90 minuti prima della chiusura. Il protocollo d'attuazione instaurato dall'autority cinese per evitare una debacle come quelle avvenute lo scorso mese di agosto non è servito a contenere l'emorragia. A metà giornata, il CSI 300, l'indice delle 300 società quotate in entrambe le piazze, soffriva un calo di oltre il 5%, poi interrotto dal nuovo sistema di cortocircuito messo in moto dalle autorità di Pechino, che è entrato in vigore ieri e che obbliga la sospensione delle negoziazioni per 15 minuti. Eppure questa misura, ben lontana dal calmare le acque, le ha increspate ancora di più. Dopo lo stop, il ritmo delle vendite è aumentato vertiginosamente e in soli 10 minuti l'indice ha sofferto un calo aggiuntivo del 2%. È il maggior crollo avvenuto dall'estate.

Che sta sucedendo? 

Matthew Sutherland, a capo della gestione dei prodotti di Fidelity in Asia, attribuisce le perdite ai dati sulla produzione pubblicati nel weekend, a uno yuan indebolito e alla possibilità che molto presto si metterà fine al divieto imposto ai grandi azionisti di vendere i loro titoli. Hugh Young, direttore generale di Aberdeen in Asia, aggiunge alla lista i deboli livelli di quotazione, la revoca del divieto vendita di azioni da grandi investitori e le preoccupazioni in corso sull'economia cinese. "Certamente non è un buon modo per cominciare l'anno, ma c'è il rischio di esagerare la situazione. È noto a tutti il passaggio che sta facendo il Paese da produttore ed esportatore nel mondo a un'economia basata sulla domanda interna. Sarà un processo con alcune sorprese e per questo i dati manifatturieri devono essere trattati con cautela", dice.

Le prospettive del CEO di Aberdeen in Asia sulla Cina rimangono intatte. "La crescita sta rallentando, ma non credo ci sarà un 'atterraggio forzato' e, in termini di società, al di fuori del mercato domestico ci sono migliori opportunità per approfittare della crescita a lungo termine". Lo stesso pensa Sutherland: "per gli investitori azionari, la buona notizia è che i mercati cinesi sono molto ampi, il che ci permette di trovare molte buone idee di investimento a prescindere dal contesto macroeconomico. La crescita cinese sta rallentando, ma la qualità di tale crescita (basata più sui consumi e meno sugli investimenti in debito) è molto più importante, e le difficoltà sono più che scontate nelle valutazioni a buon mercato", dice.

Cosa spiega la debolezza dei dati economici in Cina?

Da Generali Investments dicono che la debolezza dei dati riflette parzialmente il calo dell'export, che ha perso 3,8 punti (fino a 47,8) dopo due mesi di terreno positivo (a novembre il dato era a 51,6 punti). "I precedenti dati sembravano artificialmente alti rispetto ai livelli molto bassi che erano stati registrati dall'indice manifatturiero (PMI) dell'Istituto nazionale cinese di statistica (NBS) e con tassi di crescita dell'export de facto negativi. Avevamo già richiamato l'attenzione su questa incongruenza, in passato, quindi sapevamo che il sottogiacente alle esportazioni avrebbe perso forza, spingendo al ribasso il dato generale".

Al contrario, dalla società di gestione sottolineano che le cifre della domanda esterna praticamente non sono variate, cosa che probabilmente è dovuta al sostegno del governo. "La produzione però ha risposto negativamente ed è scesa di 1,3 punti, elemento non positivo in vista dei dati di produzione industriale che si sapranno il prossimo 19 gennaio. Nonostante il deterioramento del PMI manifatturiero di Caixin, la situazione in Cina è cambiata poco rispetto al mese precedente. La nostra previsione resta che il settore manifatturiero rallenterà (anche se questa tendenza sarà attenuata dagli aiuti pubblici), e che la crescita dipenderà in gran parte dal settore dei servizi. Mercoledì sarà pubblicata il PMI di Caixin e si prevede che il trend di crescita sia confermato (l'ultima lettura ha raggiunto i 51,2 punti). Nel complesso, riteniamo che la crescita continuerà a rallentare, ma non che si fermi del tutto". 

Cosa aspettarsi a breve termine?

Secondo Sutherland di Fidelity i mercati azionari potrebbero essere volatili quest'anno. "Meglio abituarsi e non farsi prendere dal panico nei giorni deboli, mantenendo un approccio di investimento calmo e disciplinato, soprattutto nel caso della Cina", dice l'esperto. Anche da Groupama AM si aspettano volatilità a breve termine. "Come minimo ci si aspetta che il mercato azionario cinese soffra alti e bassi nelle prossime settimane. L'indice di Shanghai è piuttosto costoso, visto che negozia a quasi 18 volte gli utili. "Secondo la SGR francese, il PMI manifatturiero conferma che la dicotomia del settore (PMI ufficiale 49,7) rispetto a servizi (PMI a 54,4) è ancora d'attualità. "Ci sono due conseguenze: la debolezza del settore ha un impatto sul binomio materie prime industriali/ valute emergenti, lo yuan si deprezza nei confronti del dollaro, e il mercato azionario crolla". Per la società di gestione, la correzione della borsa ci dice che l'industria sarà debole nel primo trimestre, indicando che la dinamica dei benefici dovrebbe rimanere sfavorevole, soprattutto nel settore minerario e nella lavorazione delle materie prime.

Effetto contagio

Come già successo la scorsa estate, il tonfo delle azioni cinesi ha avuto un impatto immediato sui mercati europei. L'EuroStoxx 50, l'indice paneuropeo che riunisce le aziende leader dell'eurozona, ha chiuso la sessione con un calo pesante del 3,3%, con tutti i valori negativi. Le aziende che esportano in Cina, soprattutto tedesche, sono stati le più penalizzate dagli investitori. E.On e BMW, con perdite di circa il 6% e Daimler, Deutsche Bank, Siemens e BASF, con circa -5%. Francoforte è stata la borsa che peggio ha fatto in Europa: -4,2%. Né sono andate meglio Parigi (-2,5% per il CAC 40), Londra (-2,4% per il FTSE 100), Madrid (Ibex 35 a -2,4%). Infine Milano, dove proprio nella giornata del debutto della Ferrari, con forti perdite, il FTSE MIB ha segnato -3,2%.

Società

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