Allegri (Ambrosetti AM SIM): “A preoccupare è la dinamica futura dei rialzi dei tassi”


Performance in crescita, ciclo economico in miglioramento e buone prospettive di sviluppo che il mercato sta prezzando già da tempo. Sono questi, in sintesi, i tratti salienti del trimestre che ci lasciamo alle spalle, secondo Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Asset Management Sim.

“Rispetto a qualche anno fa, i mercati oggi risultano maggiormente sostenuti da dati macroeconomici di valore, con un ciclo economico in ripartenza, piuttosto che dalle politiche monetarie accondiscendenti delle diverse Banche centrali, il cui ruolo sta gradatamente affievolendosi”, spiega l’esperto. Il percorso di rientro da un atteggiamento espansivo è ormai scontato ma l’attenzione degli operatori alle future mosse degli istituti centrali rimane elevata perché a preoccupare, adesso, è la “portata e la dinamica dei futuri rialzi dei tassi d’interesse”, commenta Allegri.

In Europa i dati positivi sulla crescita, guidata dai consumi domestici, lasciano intravedere all’orizzonte la rimozione degli stimoli monetari ma non sono ancora accompagnati da segnali importanti e stabili sul fronte inflazione, una realtà che rende ancora inapplicabile qualunque intervento strutturale. Negli USA, invece, cresce l’incertezza sulle capacità della Fed di rispettare le attese rialziste sui mercati, soprattutto dopo che la presidente Janet Yellen ha riconosciuto pubblicamente l’eventualità di un possibile errore di valutazione. Intanto, il Giappone è ancora alle prese con un clima deflattivo e non si prevedono variazioni di rilievo nella strategia espansiva della BoJ, il cui obiettivo è controllare la curva dei rendimenti.

“Le Banche centrali hanno spinto al ribasso per mesi il rischio prezzato sulle obbligazioni”, spiega Allegri. “I rendimenti dei governativi restano su livelli molto contenuti e, in tal senso, l’attenzione degli investitori dovrebbe essere molto alta con un atteggiamento estremamente cauto in ottica prospettica, pensando in ogni caso all’impossibilità di controllo all’infinito del debito da parte delle autorità monetarie”, aggiunge l’esperto.

A livello globale, i mercati obbligazionari stanno prezzando la fine delle misure di stimolo ma ad essere ancora sottostimata, secondo l’AD di Ambrosetti, è “la misurazione delle reazioni dei ‘bond people’ quando i rendimenti dovranno affrontare un ciclo sostenuto di rialzo”. Qualche ‘scricchiolio’, come lo definisce lo stesso Allegri, si è visto a settembre, con le indicazioni di salita tassi sia in Usa (+20bps sul decennale) sia in area euro (+10bps) “che hanno colpito soprattutto la parte governativa mentre gli investimenti a spread sono risusciti a tamponare le flessioni”.

Bene gli azionari, Italia in pole

I mercati azionari dell’area euro sono stati i grandi protagonisti delle ultime settimane (+4.44% nel mese), trainati da Germania e Italia, soprattutto (+10.26% nel trimestre), seguite da Giappone (+3.90% a settembre), Brasile e Russia "che confermano il buon imprinting estivo e chiudono il trimestre con progressi vicini al 10%", commenta Allegri. Particolarmente stabile la crescita sull’azionario USA che mantiene ad oggi una volatilità molto contenuta rispetto alle abitudini storiche.

L’esperto prevede una chiusura dell’anno sugli azionari decisamente positiva, con possibili accelerazioni nel processo di rivalutazione già in essere. “Non è certo azzerata la possibilità di qualche temporanea deriva ribassista dell’asset class”, specifica Allegri, “ma le preoccupazioni in tal senso restano basse e, se si escludono gli impatti emotivi derivanti da un eventuale aumento della volatilità, riteniamo in questo contesto opportuno posizionarsi a favore del mercato”. L’attesa sul comparto obbligazionario, invece, resta molto prudenziale mentre sul fronte valutario l’esperto parla di iniziale sviluppo del percorso di indebolimento dell’euro nei confronti di dollaro, sterlina e franco svizzero.

In virtù di quanto argomentato, da Ambrosetti AM fanno sapere di privilegiare l’azionario euro - con particolare focalizzazione su Italia e Germania - rispetto a Giappone e USA e confermano, sebbene coon un ridotto peso relativo, la base di investimento strategico sui mercati emergenti. Prudenza sul fronte delle obbligazioni mentre aumenta l’esposizione valutaria extra euro. 

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