Tags: Gestori |

Alla ricerca di idee d’investimento


Negli ultimi tempi, l’appetito per il rischio degli investitori verso gli asset dei mercati emergenti è cresciuto notevolmente, e ciò è spiegato dalla combinazione di una crescita più forte e dati in miglioramento dalla Cina, nonché dalla costante ricerca di rendimenti a livello globale e dallo slancio della crescita nell’universo emergente.

“L’impatto più positivo quest’anno l’abbiamo avuto dalla selezione di titoli sul mercato azionario cinese, sovrappesando aziende del settore privato, soprattutto per società che fanno parte della new economy, del settore private, come aziende tech cinesi, e sottopesando il portafoglio in banche cinesi”, spiega Waj Hashmi, gestore del fondo Schroder BRIC, un prodotto che investe in una gamma ristretta di azioni di società comprese nell’indice MSCI BRIC.

Filosofia e strategia

L’aspetto chiave della sua filosofia è la consistenza nel fondo. “Un processo d’investimento consistente e costante è molto importante per noi di Schroders, e rappresenta un aspetto fondamentale in termini di filosofia d’investimento”. Per fare bene nel contesto dei mercati emergenti bisogna disporre della giusta esperienza, data la particolarità che li caratterizza. Waj Hashmi a tal proposito, vanta di un vasto background e di una corposa esperienza nel settore dal 1996.

In particolare ci descrive i quattro punti chiave della sua strategia e del processo d’investimento del prodotto. In primis “è molto importante avere consistenza nel fondo, avere un prodotto compatto e che dia risultati costanti nel tempo. Uno degli aspetti chiave per farlo è non pensare in modo sistematico. I nostri risultati sono dati dalle opportunità che troviamo nei mercati, e questo ha senso nell’universo emergente, dato che ogni mercato è differente, ognuno ha il proprio ciclo economico, differenti modelli di crescita, ogni Paese ha un diverso prodotto interno lordo. Il nostro approccio è fortemente attivo e lo stile d’investimento cambia nel tempo, a seconda del tipo di opportunità che vediamo sul mercato”.

In seconda analisi, per le ragioni appena menzionate “noi crediamo in un’allocazione di tipo top-down ed una lieve bottom-up. L’allocazione top-down non può essere ignorata in questa asset class, poiché affidarsi esclusivamente a un approccio bottom-up farebbe perdere molte opportunità di ritorni. Il nostro target è quello di ottenere l’80% del ritorno nella nostra strategia sui BRIC attraverso una strategia bottom-up, ma il 20% viene dall’allocazione top-down. Questa è una parte fondamentale del nostro processo, della nostra filosofia e ci differenzia rispetto al mercato. Inoltre, lo si può notare guardando agli spread che ci sono tra i vari mercati”. Il team Schroders dedicato ai mercati emergenti è composto da ben 47 professionisti, tra analisti e fund manager in Asia, Brasile, Cina, e di analisti in Europa che coprono il mercato russo, e utilizza un modello quantitativo che supporta l’allocation top-down. 

“Crediamo che sia davvero importante avere delle forti risorse di analisti per fare ciò, perché tramite l’approccio bottom-up dobbiamo guardare a opportunità di investimento fondamentali di lungo termine. Il nostro non è un trading approach, abbiamo delle idee a lungo termine. La caratteristica chiave è l’avere un grande team di analisti, che si focalizza sulla continua ricerca dei dettagli”. Alla base dell’approccio fondamentale a lungo termine di costruzione del portafoglio, con una profonda attenzione ai dettagli, c’è quindi la continua ricerca di idee di investimento che garantiscano le migliori performance. Il team è quindi focalizzato nel ricercare costantemente idee value, quality, growth, e sono sempre loro a decidere dove trovarle.

“Un altro aspetto importante è il nostro approccio molto proattivo al rischio, con due notazioni da fare: la prima è che, in quanto gestori di fondi, vogliamo assumerci il rischio, perché è così che si producono ritorni. Ma la chiave è assumere solo il livello di rischio necessario per centrare i nostri target, quindi se riusciamo a farlo con un livello contenuto, è meglio. La seconda è che per noi è importante gestire il rischio. In questo senso bisogna realizzare che tutti i gestori di fondi possono sbagliarsi, in qualsiasi momento. In questi casi, una parte fondamentale è accettare la possibilità di fare errori, e ridurre il rischio in quell’area. Allo stesso tempo, si può aumentare il rischio quando le cose vanno bene. Ciò avviene in due maniere. La prima è tramite l’adozione degli stop-loss. Se capita che compriamo un’azione che sottoperforma, la conseguenza principale è venderla. La cosa fondamentale però è togliere al gestore il peso di ammettere di aver sbagliato. Il secondo modo in cui gestiamo il rischio è, dato il rischio di ogni Paese, puntare su un livello di rischio di lungo periodo e aggiustarlo a seconda di come va il mercato”.

Al momento i gestori stanno facendo molto bene nel portafoglio cinese, questo perché per un periodo costante di tempo hanno aumentato il tracking error in Cina, quindi hanno assunto più rischio nell’allocazione in tale mercato, e dall’altro lato l’hanno ridotto in un altro Paese, in modo da equilibrarlo al livello desiderato. Si tratta quindi di un approccio al rischio tramite una gestione proattiva, che permette di performare sempre e in modo costante, con un approccio fondamentale a lungo termine.

“Un ultimo aspetto chiave da menzionare, per me molto importante come fund manager, è il forte orientamento al teamworking. Tale approccio di squadra offre un supporto consistente e costante ai nostri risultati”.

Uno sguardo al futuro

Per quanto riguarda gli effetti  che arrivano dagli Stati Uniti, “la vittoria di Trump è un evento reflazionistico: se c’è una cosa su cui è stato chiaro è che vuole spendere per le infrastrutture. L’idea generale è che la crescita si rafforzerà, i tassi saliranno e la Fed sarà obbligata a intervenire. Per i mercati emergenti, i timori sono legati agli accordi sul fronte commerciale e l’idea è naturalmente che una rinegoziazione sarebbe negativa per i Paesi e le valute emergenti, che stavano facendo meglio. 

È ancora troppo presto e bisogna capire se la view assunta dai mercati sia di lungo periodo, ci sono molti punti interrogativi al riguardo. È questo il tema fondamentale”. In seguito a tali dinamiche, non vi è stata ancora alcuna modifica di portafoglio, tantomeno nella strategia. L’approccio dal punto di vista bottom-up è che se vi sono titoli azionari svenduti fino a raggiungere livelli interessanti, potrebbero rappresentare opportunità interessanti da cogliere.

Professionisti
Società

Altre notizie correlate


Prossimi eventi