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Alla fine del primo semestre gli iscritti ai fondi pensione sono cresciuti


Il ritmo non è dei più spumeggianti ma i numeri sono in crescita. Ecco che, dati Covip alla mano, riferiti al primo semestre, sono cresciuti gli iscritti ai fondi pensione italiani. Alla fine dei primi sei mesi del 2014, insomma, il numero degli aderenti a fondi pensione negoziali, fondi aperti e polizze PIP è salito nel complesso del 2,9% arrivando a fine giugno quota 6,38 milioni. Andando nel dettaglio dei dati, si nota una forte discrepanza tra gli uni e gli altri. Se gli iscritti ai fondi negoziali sono rimasti fermi (1,95 milioni, nessuna variazione rispetto a fine 2013), quelli dei fondi pensione aperti sono cresciuti del 3,5% a 1,018 milioni. La crescita delle polizze PIP, invece, è sempre piuttosto brillante: nel semestre si è visto un incremento dei sottoscrittori pari al 6,9% a 2,28 milioni. Cifre a cui vanno sommati gli aderenti ai fondi preesistenti (654 mila) e ai PIP nati prima della riforma della previdenza integrativa (505 mila), i cui dati fanno riferimento alla fine del 2013 perché per questi comparti non ci sono rilevazioni in corso d’anno.

Molti, però, hanno interrotto il versamento dei contributi perché hanno perso il lavoro. La Covip stima che nell’anno circa 1,4 milioni di posizioni individuali non sono state fatte fruttare grazie al versamento di contributi. E se l’incidenza di chi non ha versato può dirsi piuttosto limitata nel comparto dei fondi negoziali (circa 200 mila posizioni) e dei fondi preesistenti (circa 100 mila), è ben più significativa nelle forme promosse da intermediari finanziari e assicurativi (fondi aperti e PIP) che arrivano a contare oltre un milione di posizioni sospese.

Sul patrimonio gestito, nel semestre c'è stata una crescita del 4,3% a 121,4 miliardi grazie alla raccolta e all’effetto performance. I fondi aperti hanno visto crescere le risorse destinate alle prestazioni del 7,7% a 12,9 miliardi, i negoziali dell’8% a 37,2 miliardi, le polizze PIP del 10,6% a 14,3 miliardi. A fine 2013 i fondi preesistenti detenevano attivi per 50,3 miliardi e i PIP vecchi per 6,5. Sul fronte dei rendimenti, la situazione è positiva grazie al buon andamento dei mercati finanziari nel semestre e soprattutto al forte restringimento registrato nel periodo dallo spread dei titoli di Stato italiani, che sono ancora preponderanti nei portafogli dei fondi pensione italiani. Si va dal 4% medio dei negoziali al 4,1% degli aperti fino al 3,6% delle linee unit linked dei PIP. A confronto il TFR in azienda ha reso molto meno: lo 0,9% netto. La liquidazione si rivaluta infatti dell’1,5% fisso più lo 0,75% dell’indice dell'inflazione che, si sa, è in frenata.

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