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Aletti Gestielle SGR, un’analisi sugli emergenti


Quello che sarà il comportamento delle economie emergenti nel corso 2017 - e le relative reazioni che comporterà nei mercati - occupa una posizione centrale nel dibattito attuale tra gli esperti del settore. Nella revisione delle stime pubblicate a gennaio, il FMI ha parlato di un’economia in recupero per i mercati emergenti (siamo al 4,5% previsto per il 2017 e il 4,8% per il 2018). Dinamiche di crescita che godono del contributo di due aree, Russia e Brasile, che lo scorso anno avevano registrato una forte contrazione. La previsione per quest’anno è che, seppur con tassi di crescita modesti, le due economie dovrebbero recuperare e chiudere in territorio positivo. Davide Barattini, responsabile comparto flessibili total return emerging markets, e Jacopo Turolla, portfolio manager comparto obbligazionario di Aletti Gestielle SGR hanno esposto il loro punto di vista sulla questione emergenti, soffermandosi sulle diverse aree di specializzazione.

Secondo Barattini, le attese di crescita per l’universo emergente per i prossimi due anni vanno considerate al netto di alcune revisioni, positive per quanto riguarda Paesi come la Cina, negative per l’India a causa della demonetizzazione posta in essere a novembre dell’anno scorso che ha creato incertezza sul tasso di crescita , rivisto al 6,9% dal 7,5% della fine del 2016. Tuttavia, ricorda l’esperto, gli ultimi risultati aziendali hanno mostrato un minore impatto negativo derivante dalla demonetizzazione rispetto alle previsioni iniziali, il che fa ben sperare su possibili revisioni al rialzo dei tassi di crescita. Revisioni al ribasso ci sono state anche per Brasile (che esce da una recessione di due anni ma con tassi di crescita attesi intorno al 0,5-0,7%), Messico (sia per le sue condizioni fiscali più stringenti sia per l’incertezza derivante dalle nuove politiche commerciali degli USA), Indonesia e Tailandia. Ma il dato interessante, nonché driver importante nella performance dei mercati emergenti nel 2016, è stato un ritorno all’ampliamento del differenziale di crescita (3%), dopo diversi anni di restrizione, tra emergenti e mercati sviluppati.

Per Barattini la Cina, che l’anno scorso è cresciuta del 6,8%, probabilmente centrerà il target  (6,5-7%) anche nel 2017, anno importante per il Paese che a novembre vedrà lo svolgersi del XIX Congresso del Partito nel quale verranno delineate le linee di crescita per i prossimi 5 anni e ci sarà un cambiamento nei membri dell’organo direttivo che andrà a rafforzare ulteriormente la figura del Presidente Xi. Ma c’è un cambio sostanziale che va sottolineato, ricorda Barattini. “L’idea di crescita a tutti i costi cede un po’ il passo a quelli che sono i rischi e la stabilità del tessuto economico del Paese”, continua l’esperto. È quanto emerso dall’ultimo Central Economic Work Conference, “una riunione che si tiene a dicembre e che di solito passa inosservata”, puntualizza Barattini, e nella quale si discutono le idee economiche per l’anno successivo. Ebbene, il messaggio che è emerso è che non è più necessario crescere al 6,5% come minimo se questo crea rischi e instabilità per il Paese.

Altri due Paesi per i quali è prevista una crescita positiva sono l’Indonesia dove si dovebbe finalmente assistere a un’accelerazione degli investimenti infrastrutturali e le Filippine - di cui si parla poco nonostante rappresenti la terza area per importanza a livello di crescita dopo India e Cina. L’area probabilmente più a rischio, invece, è la Malesia.

Sul versante latinoamericano interviene Jacopo Turolla. “La buona notizia è che dopo due anni di contrazione, l’area torna alla crescita. La cattiva è che questa è bassa rispetto ai ritmi che hanno caratterizzato il triennio 2010-2013 (anni in cui il boom commodities e un eccesso di liquidità da parte della Fed hanno portato l’area a crescere a tassi non sostenibili nel lungo termine, con il Brasile, per fare un esempio concreto, che cresceva a tassi prossimi al 6%). La crescita potenziale di quest’area è molto più vicina a quella che sarà la crescita prevista per quest’anno, e cioè intorno al 2%. Ma per vedere una nuova accelerazione al di sopra di questi tassi sono necessarie riforme strutturali difficilmente implementabili visto il contesto politico di questi Paesi.

La società di gestione è particolarmente positiva su due Paesi: per quanto riguarda la crescita, la Repubblica Dominicana, che è cresciuta negli ultimi anni a un tasso superiore al 5% e quest’anno probabilmente crescerà al 5,5%. Un altro Paese che rappresenta una buona opportunità d’investimento, questa volta non per la crescita, è l’Argentina grazie ai consensi che i mercati conferiscono al suo presidente e alla sua politica pro riforma che ha permesso, tra le altre cose, la correzione di  quelli che erano i grossi sbilanci dell’economia del Paese.

Per quanto riguarda l’est Europa, la maggior parte dei Paesi è legata all’Unione Europea, un’area in cui la crescita è in ripresa e la politica monetaria è ancora fortemente espansiva quindi le previsioni sono positive. Anche la Russia, secondo Turolla, tornerà alla crescita per un effetto di “rimbalzo tecnico” dopo anni di recessione e ovviamente grazie anche al rimbalzo del prezzo del petrolio. Ma “il problema che affligge questo Paese da sempre”, continua l’esperto, “è che ha un’economia per niente diversificata e da questo punto di vista non sono ancora stati fatti passi avanti”.

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