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Albo Unico, la Camera ha approvato il DDL di delegazione europea


La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delega al governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea, DDL che ha già ottenuto il sì del Senato. Il DDL era arrivato martedì 30 giugno in assemblea a Montecitorio dopo l’esame in XIV Commissione (Politiche dell’Unione europea) alla Camera. Un esame che è andato avanti 20 giorni, dal 10 al 30 giugno, e avviato a seguito della trasmissione del testo da parte del Senato, che lo aveva approvato il 14 maggio. Nelle due aule del potere legislativo, quindi, sono andati avanti parallelamente i due disegni di legge che predispongono una riforma del settore della consulenza finanziaria in Italia.

Uno è, appunto, il DDL di delegazione europea contraddistinto alla Camera dalla sigla C.3123, mentre l’altro è il ddl S.1559 (detto anche DDL Marino, dal nome del senatore primo firmatario) presentato un anno fa e assegnato alla VI Commissione permanente (Finanze e Tesoro) del Senato, fermo in attesa del parere della V Commissione (Bilancio) del Senato sulle coperture. Con l’introduzione della MiFID “c’è da chiedersi se verrà compiuto un passo avanti a favore dei fee only planner. Ma secondo gli esperti non sarà ancora decisivo. “Verrà introdotta la consulenza su base indipendente per banche e reti ma sarà un’indipendenza oggettiva, cioè un’indipendenza del servizio, ma non del proponente l’investimento (bancario o promotore che sia) che rimane legato e remunerato da una banca o a una SGR e quindi non può essere considerato indipendente”, spiega Luca Mainò, fondatore e partner di Consultique spa.

Continua: “la vera consulenza è quella soggettiva, dove cioè il consulente è pagato solo e direttamente dal cliente”. Quindi la domanda da farsi è questa: chi paga il consulente? Lo paga direttamente il cliente o riceve un assegno o un bonifico dalla banca per cui lavora? Fa davvero solo l’interesse del cliente o pensa anche a quello della mandante che ti paga? In effetti da diverso tempo banche e reti commerciali stanno proponendo ai clienti un servizio di consulenza finanziaria remunerata a parcella. Ecco che arriva la seconda domanda: e devo pagare una consulenza senza conflitti di interesse, perché pagare la parcella a una banca? Conclude Mainò: “la realtà è che non è vero che il mercato non è pronto a pagare un servizio, come dicono in molti. Il cliente vuole pagare per un reale valore aggiunto che spesso non trova negli operatori tradizionali, ma riconosce invece a professionisti e società di consulenza fee only, che vedono crescere clienti e masse. Infine, ogni giorno si incontrano professionisti che si stanno avvicinando alla libera professione indipendente. E la domanda che si fanno è un’altra: perché se il cliente mi versa un onorario per la mia consulenza, devo dividerlo con la banca? Il dibattito è aperto, per una questione che al momento appare ancora molto nebulosa. In ogni caso, il nuovo organismo avrà anche il potere di vigilanza (che passerà all’Apf) mentre la Consob avrà la vigilanza di secondo livello. 

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