AcomeA SGR scommette sulla Grecia e investe in due banche elleniche


Mentre il tour europeo di Tsipras ha fatto tappa a Roma, il premier Renzi parla di "speranza di una generazione che chiede più attenzione e riguardo per chi sta subendo la crisi" e la borsa di Atene riprende fiato, c'è chi decide di investire in due banche greche. Si tratta di AcomeA SGR che, fedele al suo stile di investitore contrarian value fa sapere che "nonostante le avversità, il rischio di default e i commenti estremamente negativi degli analisti,  abbiamo deciso di investire in due banche greche e qualora il mercato dovesse proseguire il suo trend discendente accumuleremo, in modo comunque contenuto, posizioni su azioni del paese ellenico". Secondo Giovanni Buffa, gestore del fondo AcomeA Paesi Emergenti, "il mercato tende a incorporare nei prezzi scenari catastrofisti le cui probabilità di realizzazione sono basse".

7 motivi per investire in Grecia

1. Il governo Tsipras potrebbe, contrariamente a quanto si dice, essere una buona notizia per l’economia ellenica. L’attenuarsi delle politiche di austerity potrebbe dare il suo apporto all’occupazione, ai consumi interni e alla crescita del paese.

2. La rinegoziazione del debito greco non implica necessariamente un write off: la spalmatura dello stesso su un orizzonte temporale di più anni e la rinuncia al pagamento degli interessi per un certo lasso di tempo, equivalgono a una riduzione del valore attuale dello stesso. Il gestore ritiene che "l’atteggiamento oltranzista di Syriza faccia parte del processo di contrattazione delle parti e che alla fine un accordo verrà trovato".

3. Le politiche di austerity europee non hanno portato a nessun risultato nè in termine di crescita economica né in termini di riduzione del debito. "In fase di negoziazione Syriza potrebbe trovare alleati in Francia, Spagna e Italia. L’Europa oltretutto deve necessariamente trovare una soluzione alla crescita prima delle importanti elezioni politiche in Spagna di fine anno e delle presidenziali francesi del 2017",  aggiunge il gestore.

4. Syriza è un partito molto variegato, con un 1/3 dei componenti di estrema sinistra, ma di per sé non è un partito antieuropeo. Le probabilità che il partito si spacchi su certe politiche non sono nulle. A quel punto si potrebbero aprire nuove possibili alleanze con partiti più moderati (come Potami).

5. Secondo l'esperto di AcomeA, inoltre, "le probabilità di una uscita del paese dall’area euro sono basse. La Grecia ha bisogno dell’area euro e il governo sa benissimo che il ritorno alla dracma sarebbe devastante per il paese". Il sistema finanziario greco dipende dall’accesso ai finanziamenti della banca centrale europea e il governo non ha le risorse per far fronte ad una nuova crisi finanziaria. Oltretutto la stragrande maggioranza del paese è a favore della moneta unica e Tsipras sa bene che il suo mandato è quello di rinegoziare il debito e le politiche di austerity, non la permanenza del paese nell’area euro. "Il recente QE della Banca centrale europea rappresenta un’occassione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire".

6. La Grecia ha bisogno di investimenti esteri nel paese e non può permettersi politiche di nazionalizzazione o simili. Creare un clima business friendly è essenziale per il rilancio del paese soprattutto adesso che l’economia dà segnali di ripresa.

7. Le valutazione del mercato, e in particolare delle banche, sono inferiori ai livelli della crisi del 2012, nonostante i recenti aumenti di capitale e il ritorno alla profittabilità di quasi tutto il settore.

"I prossimi mesi saranno molto volatili e il dialogo tra il governo greco e la Troika non sarà dei più facili. In questo momento siamo positivi sul mercato greco con un peso complessivo del portafoglio di circa il 5% ma monitoreremo con attenzione le dinamiche e interverremo qualora le condizioni di mercato lo richiedessero", conclude Buffa.

 

 

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