A sostenere i portafogli è il basso costo del denaro


La Grecia e la Cina sono solo una distrazione dato che i mercati rimarranno sostenuti fino a che il costo del denaro resta basso. E mentre in Europa sta ripartendo il target M&A, Piazza Affari continua a essere interessante, soprattutto su bancari e industriali. Ecco la view di Enrico Vaccari, gestore di Consultinvest.

Molto rumore per nulla. La questione greca è archiviata?

Diciamo che a essere cambiato è il modo in cui questo accordo è stato trovato. I 19 capi di Stato che si sono riuniti danno l’idea che l’Europa è una cosa seria, anche per i gufi dell’ultima ora. Gli interessi economici sono incredibili nell’Eurozona. Sul fronte greco, si troverà una forma di ristrutturazione ma ai mercati non interessa più proprio perché volevano solo vedere se si era in grado di fare o meno l’Europa. Adesso ha senso guardare alla crescita del PIL ma soprattutto al processo di M&A che sta ripartendo. La vicenda Italcementi lo dimostra, la borsa tedesca l’ha pagata il 70% in più di quanto la valutavamo noi. L’Italia non esiste più, esiste l’Europa, si creeranno grandi soggetti europei. Sulla vicenda Italcementi, chi dice se ne va un pezzo d’Europa non ha capito niente, non si può parlare di sovranità di uno Stato sull’altro.

Mentre l’Europa sembra confermare l’onda lunga di un rimbalzo ciclico, il resto del globo sembra non riuscire a soddisfare le aspettative di crescita. Sono molte le economie emergenti, spesso per cause idiosincratiche come Brasile, Russia e Turchia, in palese difficoltà ma è soprattutto la Cina (e la regione asiatica) a venir vista come l’epicentro del rallentamento. 

Il fattore economico è irrilevante per il mercato perché è una quota molto piccola della popolazione cinese quella di chi ha potuto investire in azioni. Qualcuno dice che la correzione spingerà a entrare nel mercato tutti quelli che non hanno partecipato al rally, potrebbe essere una grande buy opportunity. L’impatto economico da crollo della borsa è limitato: fino a che abbiamo un costo del denaro così basso, l’effetto leva rimane inalterato. La Grecia, la Cina non sono fattori di disturbo cosi forti perché, a vincere su tutti, è il costo zero del denaro. La Fed ha paura di rialzare i tassi e, se lo farà, succederà in modo molto morbido. Sulle azioni non ci saranno grandi preoccupazioni ma sulle obbligazioni ci sarà ancora più volatilità. 

La festa che sul fixed income, durata parecchio, è finita? Qual è la vostra asset allocation?

Sì perché i tassi saliranno e la volatilità del rialzo dei tassi dura mediamente qualche anno. Sul tasso fisso l’impatto del rialzo sarà enorme. Meglio sottopesare le scadenze lunghe, tenersi quelle brevi e cominciare a ragionare sul tasso variabile sia sulle curve Usa sia Europa, il segmento corporate può avere un margine di apprezzamento su industriali e consumi ciclici dove compri il recupero dell’emittente e non tanto la cedola. 

E sul fronte equity?

Siamo positivi sulle azioni, soprattutto europee, anche perché sotto l’ombrello della BCE abbiamo una protezione contro tassi e volatilità. Draghi è l’unico vero banchiere. L’Italia è una delle piazze favorite perché abbiamo prezzi molto più bassi degli altri perchè ancora legati al rischio Paese del 2011. Abbiamo parecchi titoli finanziari e assicurativi dato che in questi due settori si creeranno soggetti europei. Guardiamo con favore alle popolari, alle grandi banche che quotano ancora a sconto, al settore del risparmio gestito che sarà oggetto di aggregazione anche sulla scia di Mifid II; si ridurranno molto le commissioni anche se questo sarà un argomento caldo nel 2016. Bancari e assicurativi faranno da catalizzatori per l’M&A e gli industriali sulla ripresa economica. Se dovessero salire velocemente i tassi le cose cambierebbero, il costo dell’indebitamento dei grandi speculatori che muovono le azioni diventerebbe elevato ma questo sarà uno scenario dei prossimi cinque anni. 

Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, ha appena detto che il mercato azionario Usa è ancora interessante anche se i tassi dovessero passare da 0 a 0,50%...

Oggi i driver sono le banche centrali. La Grecia e la Cina distraggono. I mercati rimangono sostenuti fino a che il costo del denaro rimane basso. I grandi movimenti finanziari avvengono attraverso gli Etf perché sono diventati liquidi dato che hanno comprato un po’ tutti i settori e tutti gli indici. Questi ultimi sono molto aumentati rispetto ai fondi attivi. I fondi pensione americani, per fare un esempio, non comprano i titoli singoli ma gli Eft. Per un po’ questo sarà sempre più un mercato da blue chip e si andrà a cercare valore nelle piccole e medie imprese quando si sarà espresso il potenziale delle prime. Il Dax, quello tedesco, è l’indice più rappresentato dagli Etf ed è quello che si muove di più quindi, nelle giornate in cui il Dax perde di più, è chiaro che a muovere sono i venditori di Etf.  

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