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A pesare sono le tensioni all’interno del board BCE, non il downgrade sull’Italia


La periferia europea, nell’ultimo periodo, ha subito una decisa correzione. Un fatto che, però, a sentire gli addetti ai lavori, dovrebbe prescindere dalla bocciatura dell’agenzia statunitense S&P ai danni dell’Italia dello scorso venerdì. “A dispetto di quanto possa sembrare dall'andamento dei prezzi del BTP, non pensiamo sia stato il downgrade dell’Italia la causa scatenante della correzione della periferia europea”, taglia corto Vittorio Fontanesi, gestore obbligazionario Kairos. E precisa: “questa mossa da parte di S&P era comunque nell’aria e, ad essere sinceri, l’outlook che ha virato su stabile ha spazzato via gli incubi di un downgrade a spazzatura nel breve termine. A pesare sono, al contrario, le tensioni all’interno del board della BCE e l’anticipazione a fine dicembre del voto in Grecia per eleggere il presidente della Repubblica.

Molti portafogli sono stati colti impreparati e lunghi per un fine anno all’insegna delle aspettative di un QE europeo e un event risk tra Natale e Capodanno ha cambiato le carte in tavola in un momento in cui il mercato ha già di suo una ridotta liquidità”. A favore di una sostanziale tenuta sui mercati del debito italiano hanno appunto giocato le aspettative per nuove mosse espansive (l’acquisto diretto di titoli di Stato, ndr) da parte dell’Eurotower, che del resto sono all’origine del recente abbassamento di tassi e spread. Attese che si sono fatte più grandi quando Ewald Nowotny, governatore della Banca d’Austria ha ammesso che la congiuntura dell’Eurozona sta registrando un “massiccio rallentamento e che l’inflazione scende verso livelli molto delicati a causa del continuo calo dei prezzi dell’energia”. Considerazioni che finiscono per rafforzare la spinta verso un QE e che hanno quindi indebolito l’euro, sostenendo invece i titoli di Stato dell’Europa periferica. Il taglio del rating italico, in ogni caso, quindi, era già scontato.

Commenta Mauro Sbroggiò, amministratore delegato di Finint Investments SGR: “il taglio del rating era stato implicitamente già scontato all’epoca della revisione al ribasso delle stime sul PIL: lo spread intorno i 100 punti è a livelli sostenibili. Le recenti debolezze dei mercati sono da ricondursi a dinamiche macroeconomiche di respiro più ampio e legate, sul fronte europeo, agli effetti delle ultime azioni BCE e su quello internazionale alle tensioni sul prezzo del petrolio”. Continua: “la situazione è senza dubbio difficile, ne è evidenza di oggi il dato negativo sulla produzione industriale, ma confidiamo nei segnali di ripresa che abbiamo colto nell’arco dell’anno dall’osservatorio privilegiato di cui godiamo sul panorama delle Pmi italiane: attraverso lo strumento dei minibond molte si stanno affacciando al mercato dei capitali con piani industriali convincenti e adeguate solidità patrimoniali. Attraverso questo movimento, che nasce dal basso, confidiamo si avvii la fase di ripresa molto attesa e che parallelamente, i processi di riforma avviati comincino a produrre gli effetti auspicati nel guidare velocemente il paese lontano dalla situazione di stagnazione in cui versa”.

Intanto, ieri, l’asta della BCE per le operazioni Tltro sotto le attese e i dati deboli sull'inflazione in Francia e Germania hanno depresso le Borse europee, già deboli dal calo del prezzo del petrolio e la crisi politica in Grecia. Gli analisti si aspettavano di più dall'asta Tltro che ha visto assegnare 129,8 miliardi a 306 banche dell'Eurozona che ne hanno fatto richiesta, nel quadro della seconda delle otto aste vincolate a lungo termine che saranno condotte tra settembre 2014 e giugno 2016. La liquidità è stata assegnata con volume illimitato, e cioè accogliendo tutte le richieste pervenute, al tasso fisso dello 0,15%. Il volume dell’asta è stato leggermente inferiore alle attese più ottimistiche della vigilia, che stimava in circa 150 miliardi i fondi richieste dalle banche europee, nonostante alcune analisi parlassero di una forbice oscillante tra i 120 e i 130 miliardi. In ogni caso si tratta di un buon progresso, dicono gli operatori, dagli 82,6 miliardi della prima asta di settembre. Sarà davvero tempo di QE? Secondo fonti vicine all’operazione, le banche italiane hanno presentato richieste per 26-28 miliardi di euro alla seconda asta Tltro della BCE. Nella prima asta erano state di 23 miliardi. 

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