2015, Wall Street vuole nuovi massimi


Nelle previsioni degli analisti finanziari per il 2015, il favore per i mercati azionari americani rimane in ottima posizione. L’iniezione di ottimismo ha una radice nei dati economici più recenti e in stime che vedono una prosecuzione dei trend ormai sedimentati. Gli ultimi numeri sul mercato del lavoro ne sono un chiaro esempio; in novembre sono stati creati 321.000 nuovi posti di lavoro (Nonfarm Payrolls) con un tasso di disoccupazione ai minimi di periodo del 5,8%. L’economia degli USA continua a crescere; la fiducia delle imprese, ma anche dei consumatori, mostra una situazione in espansione senza traumi inflattivi, avvantaggiata da prezzi dell’energia in forte contrazione. Le stime per il 2015 vedono l’indice S&P500 pronto ad affrontare nuovi massimi in virtù di un’ulteriore crescita di profitti, che ne condizioneranno i livelli. Con una previsione di crescita degli utili almeno pari al 10% e un aumento ragionevole dei multipli P/E a 17x l’indice potrebbe raggiungere 2275 punti (+ 9% dagli attuali livelli); è evidente che un’inversione di tendenza della profittabilità vedrebbe l’indice ricadere sotto i 2000 punti.

“I fattori chiave per questa positività sulle aziende sono definiti dal miglioramento del sentiment degli operatori, ma anche dai dati delle scorte, della liquidità in pancia alle società, da tassi di finanziamento e costi di produzione sotto controllo e una leva finanziaria ridotta”, spiega Corrado Caironi, investment specialist di R&CA. Gli investitori si aspettano per il prossimo anno una ridistribuzione delle risorse finanziarie accumulate nei bilanci attraverso politiche diverse, come ad esempio un aumento dei dividendi oppure operazioni di buy-back; non mancano le attese per una crescita delle attività di M&A, acquisizioni e fusioni, che rafforzerebbero le valutazioni delle Corporate quotate. Sul tema settoriale perdono preferenze Healthcare e Technology, fortemente premiate negli ultimi anni, mentre per il 2015 risalgono i favori per i consumi discrezionali e l’energia, quest’ultimo settore è stato particolarmente penalizzato dal calo dei prezzi petroliferi.

E l’Italia?

Che i mercati siano alquanto difficili da interpretare per chi basa le proprie scelte di investimento principalmente sulle prospettive macroeconomiche, e solo in secondo ordine alle dinamiche dei mercati, è sicuramente un dato di fatto, eppure quest’anno pochi avrebbero scommesso su un ‘super BTP’, anche alla luce di uno scenario italiano con un debito pubblico in crescita inarrestabile. A farsi avanti, come per avvisare gli investitori che l’Italia è ancora ferma su molti fronti, è la società di rating Standard&Poor’s che ha nuovamente abbassato il giudizio sul debito italiano. Un percorso scosceso che ha portato la valutazione di S&P sul BTP da A+ nel 2009 all’attuale BBB- ad uno scalino dalla soglia che divide gli Investment Grade dai Junk Bonds (conosciuti come titoli spazzatura). In queste ultime sedute il rendimento del decennale italiano è sceso sotto il 2% lordo seguendo la contrazione sia dello spread con il Bund, tornato sotto i 120 bps, che la discesa di rendimento del Bund tedesco stesso, che in un anno ha perso oltre 100 bps e staziona sui minimi da sempre a 0,78%.

Secondo gli analisti finanziari la spinta a questo livello di quotazione è stata provocata dalla BCE che ha esposto il suo piano di acquisto di titoli per fornire maggiore liquidità al mercato dei capitali e che nelle ultime parole del presidente Mario Draghi potrebbe prevedere anche una estensione di acquisti a Titoli di Stato in un programma di Quantitative Easing per l’Eurozona. Quali spazi ancora il mercato dei titoli di Stato italiano potrebbe avere è veramente difficile da stimare certo che la bocciatura di S&P potrebbe almeno interrompere la corsa a fronte di una presa di beneficio. 

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