2015, incognita emergente. Segno più per azioni USA e Giappone


Il 2014 si è chiuso con un andamento alterno dei listini azionari. Gli indici negativi sono stati tra le piazze di Londra, Mosca, Atene, Lisbona e San Paolo del Brasile. Molto positivi i mercati sviluppati delle due maggiori economie: USA e Cina rispettivamente con l’indice S&P500 vicino ai massimi storici (+11,39%) e il forte recupero negli ultimi sei mesi dello Shanghai Composite (+52,84% a cinque anni). A condizionare lo scenario più recente sono stati invece alcuni eventi geopolitici e la caduta del prezzo del petrolio. Per quest’ultimo la situazione è parsa molto critica quando in occasione dell’incontro dell’OPEC di fine novembre i paesi del ‘cartello’ hanno deciso di mantenere inalterata la produzione, nonostante le stime di aumento delle giacenze. L’Arabia Saudita si è detta pronta a far scendere il prezzo del Brent, senza fissare un floor, alla ricerca di un prezzo sostenibile di equilibrio tra domanda ed offerta. La mossa ha spinto le vendite di future sul greggio avvantaggiando solo i produttori a bassi costi di produzione.

E il 2015? Si apre con aspettative di criticità in ordine alla possibilità di un aumento della volatilità che colpirebbe la fiducia degli investitori, nonostante gli operatori siano consapevoli che il processo di normalizzazione dei rendimenti sarà gestito dalle banche centrali e che difficilmente si lasceranno sorprendere dalla speculazione. “I punti chiave su cui gli investitori si dovranno confrontare rimangono ancora: la ripresa economica nei principali paesi ed in particolare nell’area Euro, le politiche monetarie alla luce del nuovo scenario statunitense e di incertezza tra deflazione/inflazione nelle maggiori economie a seguito del calo del petrolio, le attese di crescita degli utili aziendali in gran parte incorporate nelle quotazioni, le valutazioni relative Bond/Equity in una fase di atteso rialzo dei rendimenti di lungo termine, le auspicate riforme strutturali nei paesi emergenti e la volatilità”, afferma Corrado Caironi, investment specialist di R&CA.

Rispetto alle attese degli economisti, la visione complessiva rimane positiva, mentre gli operatori finanziari sono scettici su molte aree. La frenata espansiva della FED lascerebbe campo libero all’intervento delle altre maggiori autorità finanziarie. Un’incognita aperta rimane sui paesi emergenti che negli ultimi trimestri hanno dimostrato di procedere in modo disaggregato sul cambio di scenario imposto dalla FED. Se quindi le più immediate preoccupazioni riguardano la periferia europea con le ritrovate paure per l’uscita della Grecia dall’euro, in secondo piano ci sono le attese della politica economica cinese e delle altre economie BRIC (recessiva per la Russia e di solo dell’1% di crescita in Brasile). Nel Pacifico si confermatno le prospettive del governo giapponese dopo il sondaggio elettorale che ha rinnovato la fiducia al governo; tasso di crescita economica sopra la media storica e inflazione stabile vicino al 2% rimangono nelle priorità della strategia monetaria della BoJ impegnata a sostenere gli obiettivi di Shinzo Abe. 


Cosa dicono gli asset manager

Negli outlook 2015 dei più importanti asset manager internazionali si parla di un anno difficile da interpretare, dove la ricerca di un adeguato ritorno per il rischio si fa più affannosa mentre il segnale della stretta monetaria statunitense si avvicina. Tassi reali a breve ancora negativi, aumento dei rischi deflattivi, politiche monetarie divergenti nei maggiori sistemi finanziari, steepening della curva dei rendimenti USA, espansione dei multipli nelle valutazioni azionarie che incorpora in gran parte la crescita degli utili attesi. Ma lo scenario resta vincolato a una crescita economica positiva supportata dal rientro dei rischi finanziari sistemici, seppur soggetta a nuovi effetti di crisi geopolitiche. Più sorprese positive o rischi? “L’Eurozona rimane ancora frammentata con una periferia che fatica a riprendere un passo sostenuto di crescita e una ritrovata crisi dalle vicende politiche in Grecia. La scure delle agenzie di rating sui debiti sovrani dell’area euro rimane sollevata in attesa della decisione della BCE sul QE. Anche i paesi emergenti sono difficili da capire, dopo le performance dello scorso anno: i gestori mantengono un atteggiamento ancora molto prudente anche se la caduta del prezzo del petrolio, una volta consolidata, sembra avvantaggiare le economie importatrici di prodotti energetici rispetto ovviamente ai produttori”, aggiunge. Ancora positivi, nonostante il lungo andamento al rialzo, i mercati azionari statunitensi e giapponesi, come ovviamente una ripresa economica più chiara in Europa potrebbe far riemergere valore sulle borse dell’area, anche alla luce dell’indebolimento dell’euro. Inutile comunque sottolineare l’attenzione massima che dovrà essere rivolta ai dati macroeconomici ed in particolare all’inflazione, all’attività delle Banche Centrali e alle politiche di stimolo governative quali indicatori di riferimento alla rotazione degli asset e ai loro flussi.

Asset allocation

“Riguardo alle valutazioni degli indici azionari le opinioni sembrano coincidenti; sul piano dei multipli i mercati sono per la maggior parte in linea con la loro capacità di profitto (+9% la crescita attesa di utili a livello globale per il 2015), dove si trova a livello locale: +7% negli USA, +10% in Europa e +12% in Giappone. I gestori stanno rivedendo le loro decisioni in funzione delle politiche di governo, dei nuovi valori delle bilance commerciali e delle riforme strutturali atte a una crescita sostenibile. Il maggior nemico nel prossimo anno potrebbe essere la volatilità. Nel fixed income a ‘spread’, seppure i ritorni attesi rimangano limitati, gli high yield mantengono più appeal e si dimostrano ottimi diversificatori di portafoglio, anche dal punto di vista valutario, anche se il recupero del dollaro è già stato molto significativo. I limitati ritorni attesi sui bond governativi di alto rating non devono comunque forzare un passaggio all’azionario, visto gli ottimi rialzi dei listini conseguiti negli ultimi anni, ma solo in modo opportunistico”, conclude Caironi.  

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