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2015, è finita l’era dei facili guadagni


Per quello che si può capire ora, il 2015 potrebbe anche essere un anno di finti movimenti su borse e tassi. Secondo Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, “stare in Borsa, a conti fatti, potrebbe anche rendere poco o perfino nulla. Con il cash, tuttavia, avremo la certezza assoluta del rendimento zero. Con la Borsa avremo ampie (ma non drammatiche) oscillazioni e grandi rotazioni tra i settori”. E aggiunge: “il settore energetico, per esempio, continuerà a non essere interessante ancora per qualche mese ma nella seconda parte dell’anno potrà offrire spunti molto consistenti”. Precisa: “negli anni scorsi è bastato stare seduti su bond e azioni per guadagnare. Nel 2015 bisognerà navigare in mare aperto. Il mare sarà mosso ma per il momento non è il caso di parlare di tempeste”. L’arretramento su posizioni più difendibili a cui si sta assistendo, in altre parole, va dunque letto come positivo. Rimette in linea le aspettative e riporta su livelli più equilibrate le quotazioni.

E la Grecia? “Di per sé non ci sembra un problema così grave. Il debito greco verso i privati è ormai modesto e nessuno lo sta rimettendo in discussione. Il vero grande debito è verso l’Europa e tutti sanno che è praticamente irredimibile. Formalmente c’è una scadenza, ma è già scritto nei fatti che verrà periodicamente rinviata fino alla fine dei tempi. Quanto al tasso d’interesse, è già stato abbassato più volte e verrà nuovamente rinegoziato fino a tendere a zero. La Germania lo sa benissimo ma vuole, in cambio, che vengano salvate le apparenze. Il debitore greco deve fare qualche riforma o almeno proclamare di volerla fare. In ogni caso deve essere educato e rispettoso. Tsipras, dal canto suo, cerca i voti presentandosi come il ribelle che coagulerà intorno a sé una nuova Europa di segno opposto rispetto a quella tedesca”, continua. Alla fine, se vincerà, non coalizzerà nulla e sfonderà la porta già semiaperta della rinegoziazione del debito a condizione che abbassi i toni della retorica contro le riforme chieste dalla Troika. E precisa: “la Grecia resterà nell’euro (perché rinunciare ai cospicui aiuti dell’Europa?) e continuerà a vivacchiare. Non sprofonderà oltre e non si risolleverà. La Grecia ci terrà dunque occupati per qualche settimana, esporrà ancora di più il clima da separati in casa che si respira da tempo nell’Eurozona ma non ci infliggerà danni minimamente paragonabili a quelli del 2011 e 2012”.

Il mondo, del resto, ha problemi più seri ed è su questi che i mercati stanno riflettendo. Anche qui, però, non bisogna esagerare. E soprattutto bisogna distinguere i problemi apparenti da quelli reali.
Tiene a sottolineare Fugnoli che “il problema del petrolio è in realtà da un’altra parte. Il trilione e mezzo annuale (ai prezzi attuali) che si trasferirà dalle casse dei produttori a quelle dei consumatori non potrà non creare problemi ai produttori. Le crisi finanziarie, in questi casi, non arrivano subito, ma arrivano quasi sempre. E non parliamo solo dei soliti noti (Russia, Venezuela, Iran) ma anche del Texas e delle sue banche, che in circostanze analoghe, negli anni Ottanta e Novanta, fallirono a centinaia. E parliamo anche degli utili per azione dell’S&P 500, che verranno penalizzati dal crollo dei profitti nel settore dell’energia prima di essere premiati dall’aumento degli utili nell’auto e nei beni di consumo”.

Ci sono poi l’Europa e il Giappone, che pur svalutando aggressivamente non sono ancora riusciti a rilanciare la crescita in modo sostenibile. E c’è la Cina, che fa sempre più fatica a trovare motori di sviluppo. Perfino l’America, che ci ha regalato un 5% di crescita nel terzo trimestre, mostra qualche segno di perdita di slancio. Conclude: “tutto questo non basta però a sostenere che le cose stanno volgendo al peggio. Non è così. L’Europa, alla fine, si produrrà in un pallido recupero ciclico. La Cina terrà faticosamente in piedi la sua crescita. L’America manterrà la sua grande forza strutturale è avrà, con il nuovo Congresso, meno venti contrari. Meno nuove regole, meno nuove tasse, meno nuove norme che scoraggiano le banche dall’erogare mutui”.

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